Vergogna

233 16 0
                                        

Il nulla. Solo una fredda sensazione sotto di me.

Il pavimento del bagno era gelido, e l'acqua della doccia stava lentamente tracimando dalla vaschetta. Cercai di capire cosa fosse successo, ma non riuscivo ad alzarmi. Le gambe pesanti, la testa vuota.

Con le poche forze rimaste, chiamai Daryl. Ma il rumore del getto d'acqua copriva la mia voce. Non mi sentiva.

Tutto era nero.

Forse Siddiq si era sbagliato. Forse qualcosa in me non andava davvero.
Iniziai a piangere.

Non per il dolore fisico. Ma per tutto il resto.

Anni e anni passati ad affrontare tutto da sola. Sempre forte. Sempre con la corazza indosso.
Ma ora... ero scoppiata.

Ancora immersa nell'oscurità, sentii la voce di Daryl entrare nella stanza, e subito dopo le sue mani — ruvide, ma sorprendentemente calde — mi sollevarono la testa.

– Cristo santo... – sussurrò. Mi toccò il viso, il collo. Cercava il battito.

– Hai la febbre, Rose. Dovevi dirmelo prima, cazzo...

Poi, di nuovo, la mia testa toccò il pavimento. Il silenzio scese con lo scroscio dell'acqua che finalmente si spense.

E allora mi colpì un pensiero.

Ero nuda.

Aprii di scatto gli occhi, in preda al panico.

– Daryl... non guardarmi – dissi a fatica.

Lui si bloccò, confuso. Solo dopo qualche secondo si rese conto. Distolse subito lo sguardo.

Senza dire nulla, si tolse la giacca e la poggiò con delicatezza sul mio corpo tremante. Il calore fu immediato, e quasi mi commosse.

– Ora ti prendo in braccio e ti porto a letto.

Non ebbi neppure il tempo di rispondere. Il mio corpo, stremato, si lasciò sollevare. Sentii il contatto delle sue mani, forti ma gentili, che mi portarono via da lì.

Quando mi svegliai, indossavo una delle sue maglie e un pantalone troppo grande per me. Ero nel suo letto. Nella sua camera.

Lui era lì, seduto su una sedia accanto.

– Resto qui a controllarti per la notte. Starò sulla sedia. Ora riposa – disse.

Ero troppo esausta per ribattere. Avrei voluto dirgli che anche lui aveva bisogno di dormire. Ma non ne avevo la forza.

In silenzio, iniziai a piangere di nuovo. Lacrime silenziose.

Perché tutta questa fragilità, adesso? Che cosa mi stava succedendo?

Daryl non disse nulla. Si limitò a porgermi un fazzoletto e poi, dopo un attimo di esitazione, si sedette accanto a me sul letto.

– Respira. Andrà tutto bene – disse piano. – Hai coraggio a mostrare le tue emozioni, in un mondo che non ne ha più.

Le sue mani iniziarono ad accarezzarmi i capelli con una delicatezza che non mi aspettavo.
E per la prima volta da tempo... mi sentii al sicuro.

RIGHT HERE IN MY ARMSLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora