— Carol, dove metto questa roba? —
Indicai i sacchi pieni accatastati vicino all'ingresso principale della prigione. Quella mattina ci stavamo preparando per la primavera. Cose da spostare, sistemare, dare un ordine a questo piccolo mondo che ci stavamo costruendo.
— Puoi portarli nel capannone, grazie. —
Caricai due sacchi sulle spalle e cominciai a spostarli uno ad uno. Il sole iniziava a scaldare davvero. La primavera si sentiva addosso, e in fondo... era la mia stagione. Era come rinascere.
Da lontano vidi Rick e Daryl. Feci per raggiungerli, ma qualcosa mi bloccò. Il modo in cui gesticolavano, il tono, lo sguardo. Stavano litigando.
Succedeva spesso ultimamente. Nessuno ne parlava, ma tutti lo vedevamo. C'era tensione. Qualcosa bolliva sotto la superficie.
— Carl, mi dai una mano? Se non sei occupato con tua sorellina... —
Avevo messo su un po' di massa, ma non bastava. Quelle cose erano pesanti, e con le poche proteine che mangiavamo, non era facile restare forti.
Carl annuì e mi aiutò. In poco tempo avevamo finito.
Ero esausta. Decisi di andare in mensa a mangiare qualcosa prima del turno serale con Glenn.
Patate bollite. Carne in scatola. Fortuna pura.
Con la pancia piena andai a cercare Daryl. Lo trovai che caricava delle casse sulla moto, pronte per essere portate in un'altra base.
— Vado a riposarmi. Ci vediamo dopo... o domani mattina. —
Mi prese per la vita e con un sorriso malizioso mi baciò.
— Ci vediamo dopo. —
Mi addormentai con il cuore leggero. Ero felice. Lo ero davvero.
Erano le nove di sera quando mi svegliai. Mi preparai per il turno di guardia. Presi il fucile e uscii.
C'era una strana quiete nel cortile. Troppa.
Dopo qualche ora arrivò Glenn.
— Mi mancavano i turni serali con te. —
Sorrisi. Anche a me. Erano passati mesi.
Tra una chiacchiera, qualche zombie e risate leggere, arrivarono le due del mattino.
— Ma che cazzo... —
I fari di un camion lampeggiarono fuori dal recinto. Andava troppo veloce.
— Rick, mi ricevi? Rick! —
Nessuna risposta. Il camion sfondò la rete con un boato.
Iniziai a sparare. Niente. Blindato.
E poi lo vidi.
Negan.
— Ma non era... via?! —
— È evaso qualche giorno fa... non so com'è possibile... —
Glenn non finì la frase. Un colpo lo centrò alla spalla. Cadde a terra.
— Glenn! Cazzo! —
Mi abbassai, i colpi fischiavano. Ma nessuno mirava a me. Solo a chi cercava di uscire, di reagire.
Una scala si mosse. Mi girai.
Un uomo. Mai visto.
Mi colpì alla testa. Non persi del tutto i sensi, ma il mondo si fece ovattato.
Mi ritrovai trascinata nel cortile, tenuta per le gambe.
— Lasciami! — urlai scalciando.
— Daryl! Rick! —
Daryl stava correndo verso di me, arco in mano, pronto a uccidere. Ma qualcosa mi spinse a terra con violenza. Un dolore acuto mi trafisse la schiena.
Poi sentii la presa. I capelli tirati con forza.
Negan.
— Daryl, non ti muovere. O la uccido. —
La sua voce era viscida, malata.
Con una mano mi toccò il seno, strappandomi felpa e maglia. Rimasi in reggiseno, tremando.
— Un solo passo. Un solo gesto, e le faccio saltare la testa. —
Le lacrime mi rigavano il viso. Daryl era lì, a pochi metri. Fermo. Impotente.
— Bene — sibilò Negan, tirandomi ancora più a sé.
— Ora lei è mia. L'accordo con Rick non basta più. Mi prendo la mia futura moglie. —
E prima che potessi reagire, la sua lingua era nella mia bocca. La sua mano... scese nei miei pantaloni.
Lo morsi. Fortissimo.
Poi — una freccia.
Negan urlò. Il suo braccio fu trafitto. Ma non mollò.
Uno sparo. Daryl.
Lo vidi crollare, colpito alla gamba.
— Daryl! —
Negan si strappò l'arco dal braccio, e con rabbia cieca mi gettò nel retro del camion.
Attraverso la fessura, vidi Daryl. Barcollava, si rialzava, urlava il mio nome. Ma era troppo tardi.
Le porte si chiusero.
Il buio.
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RIGHT HERE IN MY ARMS
FanfictionErano passati troppi anni da tutta questa situazione, avevo paura e non vi mentirò che ho passato tutto questo tempo a pensare alla mia vita prima degli altri. Quando incontrai i suoi occhi azzurri, riuscì a percepire tutto il dolore che aveva avut...
