La sua mano tra i miei capelli era come una carezza dentro una nuvola. Un gesto semplice, ma così raro, così pieno di delicatezza. Era strano, quasi surreale, vivere un momento così con Daryl.
Mi ero addormentata tra le sue braccia senza nemmeno accorgermene. Il suo respiro lento e regolare mi solleticava la nuca, mentre la mia mano era ancora poggiata sul suo petto. Sollevai piano la testa: dormiva. E nel sonno, il suo viso sembrava più giovane, più sereno, quasi ingenuo.
Con un gesto istintivo, gli spostai una ciocca dalla fronte e gli posai un bacio sulle labbra. Pensavo di farlo senza svegliarlo. Invece, con mio grande stupore, le sue labbra risposero. Il bacio si trasformò lentamente in qualcosa di più. Una danza silenziosa, intensa, un bisogno reciproco di avvicinarsi, di appartenersi, di fondersi.
— C'è qualcuno?! —
La voce esterna ci fece sobbalzare entrambi. Ci alzammo di scatto dal divano.
Daryl mi fece segno di restare in silenzio. Il suo volto tornò subito serio, teso, concentrato.
— So che c'è qualcuno! — continuò la voce da fuori. — Ieri ho visto un uomo coi capelli lunghi aggirarsi da queste parti... ho bisogno di aiuto!
L'arciere si avvicinò alla porta, posizionandosi sul lato, pistola in mano. Io corsi su per le scale per recuperare le nostre cose.
Radunai tutto in fretta: vestiti, armi, viveri. Presi lo zaino già pronto, poi entrai nella stanza di Daryl e afferrai le sue cose. Il cuore mi batteva a mille.
Quando tornai giù, trovai la porta aperta. Ma nessuna traccia dell'uomo.
Un'ansia tagliente mi bloccò. Rimasi immobile per lunghi secondi, incapace di muovermi, come paralizzata.
— Vai via! — gridò Daryl all'improvviso.
Corsi fuori. Il mio corpo agì prima della mente.
Daryl era puntato con l'arco verso una donna. Aveva uno sguardo freddo, pronto a tutto.
— Daryl! — urlai.
— Rose, prendi le cose. Dobbiamo andare. Adesso!
Rientrai, presi al volo i due zaini e, prima di uscire, lanciai un ultimo sguardo alla casa. Il nostro rifugio. I ricordi. La bambina. Tutto rimase lì.
Raggiunsi la moto. Daryl ci salì per primo, sempre tenendo d'occhio la donna. Appena montai dietro di lui, mise in moto e partimmo, lasciandoci tutto alle spalle.
Il viaggio fu lungo. Troppo lungo per i miei gusti.
Daryl guidava deciso, senza mai fermarsi. Aveva cambiato idea: niente ultima notte. Si tornava alla prigione. Punto.
Intorno alle tre del mattino, tra la foschia e il buio, iniziai a riconoscere la sagoma dei cancelli. Due figure comparvero davanti a noi, pronti ad aprire.
Casa. La nostra dannata, cara, dolce casa.
— Daryl! Rose! Quanto sono felice di vedervi! — Glenn ci corse incontro con un sorriso enorme. Era di turno quella notte.
Scivolai giù dalla moto, le gambe stanche e doloranti. Caddi quasi a terra, ma Glenn si affrettò a sorreggermi.
— Tranquillo — dissi con un sorriso — sono solo stanca.
Guardai Daryl. Era già entrato, diretto e silenzioso, come sempre.
Con passo lento mi avviai anch'io verso la nostra "casa", desiderando solo un letto, una doccia, e forse... ancora qualche minuto tra le sue braccia.
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RIGHT HERE IN MY ARMS
FanfictionErano passati troppi anni da tutta questa situazione, avevo paura e non vi mentirò che ho passato tutto questo tempo a pensare alla mia vita prima degli altri. Quando incontrai i suoi occhi azzurri, riuscì a percepire tutto il dolore che aveva avut...
