Round 4: Un silenzio rumoroso

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La gara del Giappone sarebbe stato il gp più importante nel calendario per me.
Non era una tappa fondamentale per il campionato,
Non era importante per altri piloti,
ma per me si.
Lo era eccome.

Tra quelle tortuose curve del tracciato nipponico,
Ormai 10 anni fa,
Jules il mio amato Jules mi venne strappato via.
Da quel maledetto 2014 il mio modo cambiò radicalmente.

Non volevo vincere ogni singola gara, sapevo di non poterlo fare perché la macchina non era all'altezza della redbull,
ma volevo vincere con tutto me stesso quella gara.
Proprio quella che il mio amico non era riuscito a terminare e che lo aveva condotto lontano dalle persone che lo amavano.

Stringevo il casco tra le mani durante il media day.
Avevo lasciato stare alcune attività per essere lì.
Mi stavo dirigendo in silenzio,
da solo a scattare le foto che volevo.
Proprio nella curva 7,
dove l'ultima volta Jules aveva visto il cielo in tempesta,
Dove per l'ultima volta aveva pensato a chissà cosa,
L'ultima volta dove aveva sognato.

Il cielo era nuvoloso proprio come il mio cuore e la pelle sotto la pesante felpa ferrari rabbrividiva.
Potevo sentire il dolore,
La paura e l'impossibilità di fare qualcosa del mio amico.
Potevo sentire la pioggia battere prepotentemente sull'asfalto,
ed ogni parola di quel dannato team radio rimbombava nella mia testa.

Poggiai il casco identico a quello di jules con il suo numero sui lati per terra prendendo a fare le mie foto in santa pace.
Altri piloti passeggiavano per la pista facendo interviste o video per le pagine delle scuderie ma nessuno mi venne a disturbare.

Tutti erano consapevoli che in quel momento non volevo stare con nessuno se non con il mio amico.
Le lacrime quel weekend mi sembravano così dannatamente facili.
Tutti ricordavano Jules e mi mandavano dei messaggi per vincere per lui e la cosa era davvero emozionante per me.

Da sempre la mia più grande paura era che le persone lo dimenticasasaro.
Ed infatti in ogni occasione,
riuscivo ad inventarmi qualcosa per tenerlo in vita,
Lì nella memoria di tutti noi.
Mi lasciai cadere sull'asfalto umido accanto al casco poggiandoci una mano sopra.

Sapevo che il mio amico mi avrebbe guardato in ogni singolo momento,
ogni singola gara o giorno perché era sulle mie spalle a vegliare su di me.

Spesso mi piaceva immaginare come sarebbe andata la mia vita con il più grande accanto a me e la risposta era sempre la stessa.
Sarebbe stata una vita meravigliosa.
Eppure dovevo raccogliere ciò che l'universo mi mandava e la realtà era quella che era.
Così mi dovevo far carico non solo del suo sogno e delle sue volontà,
ma anche del mio dolore per renderlo fiero di me.

Passai una buona mezz'ora se non di più in silenzio con il telefono in mano, guardando le foto che mamma e il papà di jules mi avevano mandato per il post.
La mano destra era immobile sul casco e gli occhi tra una piccola lacrima e l'altra guardavano in cielo sperando di scorgere quel bel sorriso.

Sarebbe stato un weekend pesante per il mio cuore ma non potevo davvero immaginare quanto.

Un messaggio di Silvia mi richiamava all'attenzione dicendo che le interviste erano pronte e che molti piloti avevano già quasi finito,
non poteva temporeggiare oltre.
così pubblicati quel post dirigendomi verso la sala indicatami dalla donna.

Li nei vari angoli potevo scorgere i vari colori delle maglie di scuderia sui piloti che ridevano o parlavano tranquilli.
Sul divanetto carlos già mi stava aspettando seduto giocherellando con dei suoi braccialetti.

" salve scusate per il ritardo"
Diedi il cinque a carlos accompagnandolo con un sorriso semplice .
Le persone davanti a me erano in tante e sapevo di dover mantenere alta la mia maschera.

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