Sogni febbrili

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Bene ho una notizia.
Ho deciso di dare a questa storia in realtà due finali diversi prima del secondo libro.
Scrivere il capitolo probabilmente di abhu dabhi con due risvolti che vi anticiperò.
Quello classico che inizialmente avevo pensato con Lewis e continuare il secondo libro, mentre l'altro vedrebbe un ritorno con max.
Ora quest'ultimo porterebbe all'auto conclusione del libro mente l'altro continua con la storia tra Charles e Lewis. Però volevo dare una fine anche agli altri due quindi andrà così mi sa.

Premetto capitolo corto, ma sul quatar c'era poco da dire, ed ho voluto provare un nuovo modo di scrivere, comunque mi rifarò per l'ultimo.

Credere in un sogno febbrile non porta mai a nulla di buono.
Ti destabilizza ti fa dimenticare la forma della realtà.
Non sai bene quando inizia o perché eppure è così.
Tutto inizia a sfumarsi in contorni confusi e colori miscelati di diverse gamme cromatiche.
Non ci capisci poi molto.

Inizi solo a pensare che forse sono tutte stupide congetture ma invece è così.
La realtà perde di consistenza e la tua mente inizia a risucchiarti in un vortice di pensieri non definiti, pensieri che forse avresti non voluto mai avere a che fare.
Dubbi, domande, incertezze tutto si affollava in un misto di fili intricati che popolavano la strada del pensiero.

Sentivo gli oggetti sulla pelle come se fossero fatti di selplice nube gassosa, le parole diventare sempre più leggere quasi sussurri e davvero non riuscivo in nessun modo a tirarmi fuori da quel turbine di eventi immaginari che si susseguivano uno dietro l'altro.

Eravamo ormai alla fine di quella stagione con tanti sogni e speranza, alcuni distrutti ed altri che svettavano ancora gloriosi.
Volevo vincere e stringere quella tanto agonista coppa tra le mani per sollevarla sulle nostre teste, volevamo mettere un punto a tutta quella storia e andare avanti.
Al prossimo capitolo.

Ma la vita non è una playlist, una serie tv o un libro.
Non si può semplicemente saltare da un lato all'altro evitando i momenti che non ci piacciono.
Non si può e basta.
Quando hai il controllo del tempo puoi passare alla pagina successiva sé gli eventi narrati non ti interessano, puoi saltare alcuni secondi di una canzone o decidere di ignorare quell'episodio che si prospetta brutto.
Quando hai il controllo del tempo puoi fare qualsiasi cosa.
Ma nella realtà tale controllo non esiste.
È una pura e mera illusione proprio come il modo in cui stavo vivendo quella settimana.

Ero stanco, stanco di tante cose e probabilmente quel modo di fare era stato indotto proprio dallo stress accumulato e dal non riuscire davvero più a essere semplicemente leggero.
Era come se ogni volta che facevo un passo avanti ne commettevo trenta indietro.
Era davvero sfiancante.
Ma non potevo fare altro che imparare dal tempo.

Nel tempo avevo imparato che il silenzio non fosse nulla ma bensì fosse pieno delle risposte che le persone cercavano.
Non c'era sempre bisogno di fiumi di parole che scorrevano come un infinito corso d'acqua.
Non si necessitava di riempire le pagine di lettere per comunicare qualcosa e non bisognava neanche provare in tutti i modi di dare aria ai pensieri.
Molto spesso un silenzio poteva valere più di mille parole.

Spesso parlare non serviva neanche a molto.
Ci si sgolava cercando di dire sempre qualcosa, si provava a ricucire rapporti e situazioni con fiumi e fiumi di spiegazioni inutili e richieste che quasi sicuramente sarebbero cadute nel dimenticatoio.
Delle volte parlare era solo uno spreco di tempo prezioso e salute.
Perdevi ogni volta voglia di fare qualsiasi cosa perché le litigate mi mettevano di cattivo umore e se potevo chiudermi in una stanza lo avrei fatto.
Dopo anni ad urlare o a provare a far capire ciò che il mio cuore provava mi ero stancato.
Chiudere la bocca e non lasciar uscire neanche un soffio aveva di sicuro rasserenato i miei pensieri. Il silenzio aveva preso il sopravvento e d'improvviso anche la leggerezza si era presentata alla porta.

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