Capitolo 5

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Mercoledì 1 febbraio

Niente. Niente aveva senso in tutta quella faccenda. C'erano troppe cose che non capivo, che non riuscivo a mettere insieme. Era come avere alcuni pezzi di un puzzle che però non potevano unirsi senza le tessere intermedie. E nonostante ciò continuavano testardamente a cercare un modo di incastrarsi. Era davvero seccante.

Mi rigirai per l'ennesima volta sotto le coperte, che con il passare del tempo diventavano sempre più calde e pesanti come piombo, ma il sonno non accennava a farsi sentire. Stropicciai il cuscino, lo capovolsi alla ricerca di un poco di refrigerio, ma dopo un minuto era già diventato più bollente come il magma.

Mi misi a pancia in giù e premetti il volto sul tessuto incandescente per soffocare un urlo di rabbia. Non ne potevo più! Ero stanchissima, eppure quella notte non riuscivo nemmeno a dormire quel paio d'ore che precedeva l'arrivo dell'incubo. Le preoccupazioni per l'indomani, i sospetti della mattina e la paura di cosa avrei visto nel sogno non mi davano pace, si rincorrevano nel mio cervello come lucciole impazzite. Sì, il sogno mi spaventava più del solito. Ora che conoscevo Ewan sarebbe cambiato qualcosa? Se consideravo la mia prima teoria no. Se si trattava solo di una reminescenza di un incontro passato a cui non avevo fatto particolarmente caso non sarebbe dovuto accadere nulla di strano. Tutto nella norma.

Ma troppe cose mi spingevano a credere che così non fosse. Insomma, se avessi visto Ewan prima di conoscerlo come avrei fatto a non notarlo? Non era esattamente il tipo di ragazzo che passa inosservato... e poi, come spiegare quella sua intuizione sulla mia carenza di sonno? Certo, se ne era accorta anche Claire, ma lei mi conosceva da una vita, lei... lei sapeva...

Nah, chi volevo prendere in giro? Mi stavo facendo un sacco di paranoie per niente. Ewan era un normalissimo ragazzo come tanti. Era molto più egocentrico e sarcastico di quanto potesse essere una persona sana di mente, ma per il resto era un comune diciassettenne trasferitosi in una nuova città. Niente di più.

"Ne sei sicura?" mi punzecchiò sibilante la mia solita vocina interiore. Sbuffai e gettai le coperte in fondo al letto con un gesto stizzito per poi afferrarmi il volto con le mani. "Basta, basta, voglio solo dormire, non mi sembra di chiedere tanto!" pensai frustrata, sul punto di piangere, mentre mi dondolavo avanti e indietro. Una lacrima mi sfuggì dagli occhi, attraversò le mie dita e cadde sul cotone grigio dei pantaloni del mio pigiama, andando a formare un cerchio più scuro. Lo fissai come in trance. Ecco, ecco cosa ero diventata. Da quando mi lasciavo abbattere dalle prime difficoltà? Io, io che ero sempre stata una ragazza determinata, fuori dagli schemi, decisa a risolvere i propri problemi senza l'aiuto di nessuno...

"May, torna in te. Sei più forte di così. Non devi cedere, mai." Mi asciugai gli occhi con il dorso della mano e guardai per qualche secondo la luce argentea della luna che filtrava dalla finestra per bloccare una possibile nuova crisi. No, non mi sarei arresa. La sera successiva sarei andata alla festa dei Blackwood e avrei cercato tutto ciò che avrebbe potuto aiutarmi col mio problema. Presto, presto sarei tornata a dormire. Dovevo solo continuare a lottare.

Mi alzai dal mio bozzolo di lenzuola e andai in cucina per prendermi qualcosa da bere, camminando in punta di piedi per non disturbare il sonno leggero di mia zia. Quando aprii il frigorifero in cerca di una bottiglia d'acqua notai però una cosa che mi portò con la mente a quella mattina. Ewan mi aveva consigliato di bere del latte caldo. Certo, l'aveva fatto per prendersi gioco di me, per ricordarmi che mi riteneva una bambina, ma se magari le sue intenzioni in fondo fossero state buone?

Feci una smorfia, poco convinta. Dubitavo fortemente che quel ragazzo si preoccupasse di altri se non di se stesso, sebbene cercasse di farmi credere il contrario. «Sto cercando di aiutarti...» lo scimmiottai a bassa voce. «Come se a casa sua vivesse un drago gigante sputafoco. Ridicolo.»

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