Domenica 19 febbraio
«Non sono sicura che si debba aprire in quel modo.»
«È tutto sotto controllo Am, stai tranquill... Ah!»
«Potrei sapere cosa state facendo?» domandai, arrivando in cortile appena in tempo per vedere Kenneth cadere di schiena sulla ghiaia. Mi morsi le labbra per non scoppiare a ridere davanti alla sua espressione delusa. Se ne stava sdraiato a terra, accanto ad una strana macchina di un arancione sbiadito e cosparsa di parecchie ammaccature. Sembrava essere stata tirata fuori da una discarica e riparata quel tanto che bastava per tenerne insieme i pezzi. «E potreste dirmi a cosa servirebbe quel pezzo di lamiera su quattro ruote?»
«Non è un pezzo di lamiera» brontolò Kenneth tirandosi a sedere. Aveva i capelli pieni di sassolini bianchi e le labbra imbronciate. «È un'automobile fantastica! Sono riuscito ad ottenerla gratuitamente da un vecchio meccanico a Londra. Guardala, è bellissima.» Agitò un braccio in direzione del mezzo, come a sottolineare la sua euforia.
Inclinai la testa di lato e socchiusi gli occhi per alcuni secondi, ma no, non vedevo altro che un vecchio ammasso di ferraglia. «Forse capisco perché te l'ha regalata...»
«Perchè non si è reso conto del suo valore, ecco perché.»
«No, non credo sia per questo.»
«Cosa accidenti ci fa qui quel catorcio?» Alzai lo sguardo. Un Ewan furioso si stava fiondando giù per le scale dell'ingresso per poi dirigersi verso di noi. La cosa non prometteva bene, senza contare che Juliette lo seguiva a distanza di pochi passi e scuoteva con decisione il caschetto nero in segno di disapprovazione. «Ti avevo detto di trovare una macchina che passasse inosservata per la fuga, non un reperto della prima guerra mondiale!»
«Tanto per cominciare, può risalire al massimo alla seconda guerra mondiale, non alla prima» replicò Kenneth, indignato. «E, inoltre, questa macchina funziona benissimo. L'ho guidata fin qui da Londra, e sono ancora vivo. Certo, ha le gomme un po' lisce, ma...»
«Ti ha dato di volta il cervello, per caso?» fece Ewan scioccato, spalancando gli occhi chiari. Scosse la testa e si passò le mani suo viso, nel tentativo di recuperare la calma. «Okay, okay, niente panico. L'importante è evitare di usare la mia macchina, saremmo troppo riconoscibili. Per quanto riguarda questa... cosa» aggiunse, scrutando con malcelato disgusto la nostra unica speranza di fuga, «cercheremo di farcela andare bene. Sperando di non finire in un burrone.»
Kenneth sorrise trionfante. «Non preoccuparti, sono perfettamente in grado di guidarla. L'unico problema è che non riesco ad aprire il portabagagli.»
«Oh, è proprio una cosa da nulla dato che saremo in cinque e non avremo spazio per gli zaini all'interno» ironizzò Juliette. Sfiorò la carrozzeria con un dito, per poi fissare la polvere che vi era rimasta attaccata con una smorfia. «Grande affare, Kenneth.»
Il ragazzo sbuffò. «Sentite, so che forse sembra che io abbia fatto una stupidaggine. Ma non è così, okay? Mi serve solo una mano.»
«Bene, allora sbrighiamoci. Dobbiamo partire prima che Phil e Lily ritornino ad Owldale e percepiscano i nostri pensieri» esclamò a quel punto Ewan, slacciandosi i polsini della camicia per tirare su le maniche.
Grazie all'unione fra Kenneth, Ewan e il calcio finale di Juliette riuscimmo ad aprire la porta posteriore e ad infilare i nostri scarsi bagagli nella vettura. Io avevo soltanto lo zaino che Amber aveva preparato al posto mio e il mio album da disegno. Non che pensassi di avere il tempo per utilizzarlo, ovviamente. Tuttavia, mi dava una certa dose di sicurezza averlo al mio fianco, nonostante tutto. Era un pezzo della vecchia me. Mi teneva ancorata a casa.
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Dreamkeepers
Fantasy«Un mondo di bugie e sotterfugi, dove gli incubi diventano realtà e dove il sangue detta legge. Ecco dove vivo. E dove vivrai anche tu se non mi starai lontana.» Owldale è tutto, fuorché un paese movimentato. Non c'è nulla che riesca a turbare la tr...
