Lunedì 6 febbraio
Avevo portato a termine il mio compito, avevo trovato Ewan e Juliette non poteva più denunciarmi al Consiglio, dovevo andare fiera di me, eppure...
Eppure lui non era esattamente in sé.
«Ewan...» sussurrai, senza alzarmi da terra. Aveva qualcosa di strano. Teneva la testa inclinata di lato e si dondolava sui talloni, come se non riuscisse a stare in piedi. Non l'avevo mai visto così goffo, sembrava aver perso il senso dell'equilibrio.
Alzò lo sguardo sul mio viso con una calma esasperante, per poi dipingersi sulle labbra un sorriso sornione. Gli occhi gli brillavano di una luce folle, tanto verdi da spiccare anche sullo sfondo del bosco.
Feci un smorfia, capendo improvvisamente la provenienza di quell'odore alcolico che mi riempiva il naso. Si era nascosto nel bosco per parlarmi o soltanto per ubriacarsi? Non me l'aspettavo, sinceramente, nemmeno da un tipo come lui. Tuttavia, non ero esattamente in vena per discutere su argomenti tanto futili. Le velate minacce che mi erano state porte qualche attimo prima continuavano a ripetersi nella mia testa come un'eco infinita. Ero spaventata, anche ora che sapevo di non essere più sola.
Guardai una seconda volta Ewan, ancora immobile davanti a me. Sospirai e provai ad alzarmi, ma la caviglia mi lanciò una fitta acuta di dolore lungo il polpaccio, bagnandomi nuovamente gli occhi. Slogata, senza dubbio. Accidenti.
Sentii un fruscio e, sollevando lo sguardo, incontrai quello del ragazzo, che si era accucciato accanto a me. Aveva le braccia abbandonate fra le gambe e le sue mani reggevano mollemente una fiaschetta di metallo inciso che lanciava riflessi dorati nella luce del pomeriggio. Inclinò la testa di lato, mentre continuava a fissarmi, come indeciso sul da farsi. «Hai pianto» disse alla fine.
Mi passai le mani sulle guance, nel vano tentativo di nascondere le tracce della mia debolezza. Mi ero fatta prendere dal panico in modo eccessivo. Ultimamente, ogni avvenimento aveva il potere di mandarmi in crisi, dal più insignificante. Però, quel che avevo vissuto non era stato affatto un avvenimento insignificante...
Ewan mi bloccò un polso. «Cosa è successo?» Aveva la voce leggermente impastata, ma sembrava abbastanza lucido. Anche se era fin troppo gentile per essere veramente in sé.
«Non lo leggi nella mia mente? Non ti sei mai fatto problemi a frugare fra i miei pensieri» replicai in tono debole.
Lui storse il naso, per poi scuotere la testa. Aveva i capelli umidi e lucidi, gli si arricciavano sugli zigomi e gli ricadevano sugli occhi in modo disordinato. «Non posso. Ho fatto in modo di non poter usare i miei poteri. E di non poter essere rintracciato.»
«Che cosa hai fatto?» Abbassai gli occhi sul contenitore che stringeva fra le dita pallide, poi sui cocci di vetro a terra. «Sei sicuro che in quella fiaschetta ci sia solo alcol?»
«Oh sì. L'alcol è più che sufficiente per il mio scopo» disse, sospirando profondamente.
«E quale sarebbe il tuo scopo? Distruggerti il fegato?»
Giocherellò con l'oggetto metallico, per poi portarselo alle labbra. Parte del contenuto gli si rovesciò sul petto, andando ad inzuppare ulteriormente i suoi vestiti. Il tessuto della camicia gli aderiva al corpo come una seconda pelle, e dagli strappi erano visibili strisce di pelle nuda, graffiata dai rami. Era identico a come l'avevo visto in sogno. «L'alcol annebbia il ragionamento. Da sbronzo nessuno può rintracciare i miei pensieri. E, poichè lo stai respirando, anche i tuoi. Sicuramente Juliette ti stava controllando, conosco bene mia sorella. Ora però le sarà più difficile seguirti. Forte, vero?»
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Dreamkeepers
Fantasy«Un mondo di bugie e sotterfugi, dove gli incubi diventano realtà e dove il sangue detta legge. Ecco dove vivo. E dove vivrai anche tu se non mi starai lontana.» Owldale è tutto, fuorché un paese movimentato. Non c'è nulla che riesca a turbare la tr...
