Martedì 7 febbraio
Continuammo a percorrere quegli stretti corridoi, sempre più freddi, finchè non arrivammo davanti ad una porta metallica. Mi sembrava quasi un miraggio, dopo tanto tempo passato a vagare alla cieca.
Ritrovando per un attimo le speranze, mi ci buttai contro di peso, ma sembrava essere stata saldata alle pareti.
Mossi la maniglia in tutte le direzioni, la tirai verso di me, ma non si schiodava dalla sua posizione. Bloccata dall'interno. Maledizione.
«Ewan, smettila di agitarti. Ti stai solo facendo male» mi riprese Miles in tono serio.
Lo fulminai. «Credi che me ne importi qualcosa? Se lì dentro c'è mia sorella ed è in pericolo io la devo salvare, ad ogni costo. Anche se per farlo dovessi rompermi tutte le ossa del corpo.»
Notai un luccichio nei suoi occhi chiari, che subito scomparve. «Questo ti fa onore, ma non mi sembra affatto una buona idea.»
«Oh, bene, allora trovala tu un'idea migliore, avanti!» esclamai, facendogli spazio.
«Lo farò» disse, senza superbia. Si avvicinò alla porta, inginocchiandosi davanti alla maniglia. Non aveva una serratura, ma una piccola manopola, simile a quella di una cassaforte. Non l'avevo notata, prima. Forse mi ero lasciato prendere troppo dalle emozioni, l'assenzio mi impediva di ragionare lucidamente. Arricciai il naso in un moto di fastidio, ma rimasi zitto.
Con molta calma Miles si mise a tamburellare accanto ad essa con le dita, dando colpetti più o meno forti e ruotandola in senso antiorario. Ci appoggiò un orecchio, poi riprese il suo lavoro, ripetendo i passaggi due o tre volte.
Dopo quelle che mi parvero ore si udì finalmente un sonoro scricchiolio e la porta si schiuse, lasciando intravedere uno spiraglio di nera ombra. La spalancai, oltrepassandola senza pensarci una seconda volta.
Mi ritrovai a correre in un cortile lastricato, al cui centro spiccava una fontana zampillante di marmo. Luccicava come un diamante nel nero della notte, riflettendo la poca luce proveniente dal corridoio, e le gocce di acqua non sembravano altro che frammenti della gemma originaria, che circondavano in una danza ritmata.
Non c'era nessuno, in quel posto.
Nemmeno un'ombra tradiva con un piccolo movimento la presenza di qualche persona, conosciuta o estranea che fosse.
Mi voltai verso Miles. Si stava guardando intorno, come se gli fosse difficile stbilire la direzione da seguire. Non sembrava avermi portato in un vicolo cieco di proposito, ma non staccai lo sguardo da lui, nel caso cercasse di scappare.
Dovette accorgersene, perchè mi rivolse un debole sorriso. «Te l'ho detto, Ewan. Le loro auree sono lievi. Non è facile percepirle in un luogo tanto esteso.»
«Ti conviene riuscirci.»
«Ci sto provando, credimi» replicò, aggrottando la fronte. Poi tornò a fissare un punto alla sua sinistra. Sorrise trionfante. «Ecco, da quella parte» disse, correndo in quella direzione. Feci una smorfia. Non sapevo se fidarmi di lui dopo il fallimento del suo primo tentativo, ma alla fine decisi di seguirlo. Non che avessi molte altre alternative. Feci cenno a Kenneth e Amber di preparare le loro armi per ogni evenienza, lasciai scattare la lama del mio bracciale e corsi nel punto in cui Miles era scomparso.
Raggiungemmo un nuovo cortile, identico al precedente tranne che per un particolare: la fontana, invece di risplendere di un bianco accecante, era costruita utilizzando una pietra nera e lucida. La statua centrale non rappresentava un angelo, ma una figura dall'aria crudele dotata di ali da pipistrello. Le venature che le componevano terminavano in punte aguzze, simili ad artigli, pronti a lacerare la pelle di chiunque si avvicinasse troppo.
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Dreamkeepers
Fantasy«Un mondo di bugie e sotterfugi, dove gli incubi diventano realtà e dove il sangue detta legge. Ecco dove vivo. E dove vivrai anche tu se non mi starai lontana.» Owldale è tutto, fuorché un paese movimentato. Non c'è nulla che riesca a turbare la tr...
