Martedì 21 febbraio
Silenzio.
In quei pochi metri quadrati di spazio ogni rumore si era di colpo annullato, sostituito dal vibrante suono del silenzio. Si sarebbero potuti sentire i granuli di polvere posarsi sui mobili di legno scuro, nella luce fievole del tramonto. Eravamo stati in giro per tutto il giorno fra calli e campielli, alla ricerca di un rimedio che, ormai, non avremmo più potuto utilizzare. In trappola. Eravamo in trappola, proprio ora che la soluzione si trovava a portata di mano. Per un attimo, avevo quasi creduto che avremmo potuto farcela. Che avremmo potuto sconfiggere il Consiglio, nonostante la minoranza numerica e l'inesperienza. Quanto ero stata sciocca.
Alistair doveva pensarla come me, a giudicare dall'espressione divertita che campeggiava sul suo volto. Sembrava estremamente allegro, come mai lo avevo visto. Fu il suo sorriso a farmi capire la verità. Non potevamo scappare, non potevamo combattere. Eravamo solo cinque ragazzi, tra cui io, che non sapevo nemmeno con quale mano tenere una spada. Avevamo perso. Tutto il nostro impegno, la fuga, le ricerche, tutto inutile.
Sentivo un pugno di sentimenti contrastanti stringermi lo stomaco con violenza, ma non ero triste. Ero furiosa. L'odio che già provavo nei confronti di Alistair stava crescendo esponenzialmente nel mio cuore, sempre più ad ogni secondo in cui quel mostruoso sorriso piegava le sue labbra crudeli.
«Allora? Non mi salutate nemmeno?» fece l'uomo dopo alcuni istanti, spezzando il suo ghigno e trasformandolo in un'espressione di finto dispiacere.
Espressione che si sciolse come ghiaccio al sole dopo gli epitei volgari che Ewan gli rivolse, sputati con tanta rabbia da indurmi a voltarmi nella sua direzione. Era teso come un leone pronto a saltare contro la sua preda, gli occhi duri come diamanti, molto più scuri rispetto a quando, nel negozio di Jamie, aveva riso contro le mie labbra. In quel momento l'avevo visto sereno, per la prima volta da settimane, e mi ero ripromessa di non far tornare nei suoi occhi quella cappa di nero nulla che li permeava negli ultimi tempi.
Erano occorsi tanti giorni per renderlo felice, mentre Alistair era riuscito a ricondurlo nel baratro con un solo sguardo.
Gli strinsi un polso, sentendo i suoi tendini tirare contro la mia pelle, e lui si voltò verso di me. Con alcune ciocche di capelli neri incastrate fra le ciglia scure, le labbra strette fra loro, ancora rosse per i baci, e i lineamenti rigidi di una statua, mi guardò negli occhi. Potevo percepire la sua rabbia, mista alla paura di non riuscire a resistere al suo demone interiore, alla disperazione per la sconfitta. Perché per lui quella non era solo una battaglia. Era l'occasione di riscattare il nome della propria famiglia, da anni ricoperto da tutto il fango che i Jones gli avevano gettato sopra. Era l'unico modo che avesse per mettere al sicuro i propri cari. E lui aveva fallito. Lui, che era così abituato a vincere, aveva perso la sua partita più importante. E gli faceva male, lo sentivo in ogni singola cellula del suo corpo. Si stava dilaniando dall'interno.
«Non è colpa tua» gli sussurrai, seria, prima di voltarmi con decisione verso Alistair. «Se devi proprio andare via, ti saluteremo volentieri. Non è stato affatto un piacere, comunque.»
L'uomo rise. «Ah, ora riconosco il caratterino dei Fowles. Alla fine ci sei arrivata, eh?» Scosse la testa, continuando a ridere da solo, circondato da visi severi. «In ogni caso, in effetti me ne stavo andando. Ma non da solo.»
«Non verremo con te» si impose Kenneth, portando la sorella dietro di sé.
«Per quanto siate tutti dei ragazzi, uhm... adorabili, non ho bisogno dell'intero gruppo. Non ancora.»
«Cosa significa?» sbottai, facendo un passo avanti. Ewan mi riportò contro il suo petto. Lo guardai dal basso, alla ricerca di una spiegazione.
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Dreamkeepers
Fantasy«Un mondo di bugie e sotterfugi, dove gli incubi diventano realtà e dove il sangue detta legge. Ecco dove vivo. E dove vivrai anche tu se non mi starai lontana.» Owldale è tutto, fuorché un paese movimentato. Non c'è nulla che riesca a turbare la tr...
