3) Haneul's PoV

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Entro nel capannone, togliendomi la giacca. Sono un po' sorpresa dal comportamento di quel ragazzo. Si vestiva come fosse un agente sotto copertura e ha fatto di tutto per non farsi guardare in faccia. Davvero, non riesco a capirlo.

Appena entrata, mi dirigo immediatamente verso la parete degli spartiti.
Su quella parete Jiwoo ci ha attaccato una specie di bacheca che usavo per appenderci nuovi e vecchi spartiti, visto che per trasportare un tavolo ci servivano soldi e tempo.

Quel capanno è completamente vuoto, se non fosse per quella bacheca e il piano.
C'era lo spazio per mettere uno specchio di quelli che i ballerini usano per esercitarsi, però mancano anche lì soldi e tempo, come per il tavolo.
Inizio a frugare tra le migliaia di fogli appesi a quella piccola bacheca, cercando uno spartito carino da suonare per scaldarsi.

«Eccolo» dico ad alta voce.
È un vecchio spartito, uno dei primi che abbia mai suonato. Nonostante la sua vecchiaia, io ancora amo suonarlo e ogni volta mi da un'emozione indescrivibile.

Lo prendo e lo posiziono sul leggio, sedendomi poi sull'apposito sgabello.
Mi fermo un momento a rileggere quello spartito per l'ennesima volta, pur sapendolo a memoria, immaginandomi come potrebbero suonare quelle note, poi appoggio le mani delicatamente sul piano.
Suonando la prima nota, rivelo una melodia stupenda che mi incita a continuare, continuare, e continuare ancora.

Ad un tratto sento bussare alla porta. Il suono mi fa trasalire e per lo spavento sbaglio una nota, l'ultima prima di fermarmi. Dev'essere Jiwoo, avrà finito in anticipo l'appuntamento.
Il silenzio cala in quello spazio ampio e vuoto. Si sentono soltanto i miei passi che si dirigono verso la porta.
Aprendola, mi ritrovo davanti al ragazzo dell'incontro di poco fa.

Rimango shockata a vederlo lì, davanti a me, un perfetto sconosciuto.
Non ha più la mascherina davanti alla bocca, l'ha spostata sotto al mento, e gli occhiali sono sul cappello.
Ha aperto la bocca, prendendo aria per dire qualcosa, ma non gli feci pronunciare una parola, gli chiusi la grande porta di metallo in faccia.
Non rispondevo delle mie azioni. Era come se il corpo si muovesse da solo.

Pochi secondi dopo mi accorgo di ciò che ho fatto, e nel panico gli riapro la porta.
«M-mi scusi...» gli dico soltanto in tono molto formale.
L'unica cosa che fa è sorridere. Mi sorride sinceramente. Non ne capisco il motivo, però è rassicurante quel sorriso.

«Stavo dicendo, suoni molto bene il piano» lui subito usa un tono molto meno formale. Si vede così tanto che sono più piccola di lui?

Il mio volto diventa roseo dall'imbarazzo. «Grazie» gli sorrisi.
Non so né da dove sia sbucato, né come mai mi abbia seguita, però non sembra male intenzionato.

«Ti posso far sentire una cosa?» mi dice lui, sempre accennando un sorriso. «Oh sempre con il piano eh non fraintendermi. Pure io lo suono» un sorriso mi appare in volto. È un ragazzo diverso dagli altri, si nota subito.
«Certo, nessun problema» non so cosa mi sia preso. Capisco quanto possa sembrare confortante, capisco che da sola lì dentro fa sentire davvero soli al mondo, ma lui continua ad essere un perfetto sconosciuto con cui mi sono scontrata pochi minuti prima, che mi ha seguita fino al capannone e che mi chiede di poter suonare il mio piano.

Non mi interessa cosa quella poca coscienza che mi rimane mi possa dire, ormai ho accettato.

Insieme || Min YoongiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora