Diciannovesimo capitolo.

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Roberta's pov.
Mentre sono intenta a camminare per la mia stanza, sento il mio cellulare vibrare sulla scrivania.
"Posso venire a prenderti io, stasera?" leggo. È da parte di Zambo.
Resto a fissare lo schermo del cellulare per qualche secondo, poi mando un messaggio di risposta positiva, perché in fondo non mi dispiace mica che qualcuno mi venga a prendere a casa per poi uscire assieme. E poi il signorino in questione è simpatico e anche parecchio carino.
Non so per quale motivo, ma il mio pensiero si rivolge immediatamente a Benjamin dopo aver inviato il messaggio.
Rimuovo il pensiero, cercando di distrarmi e mi dirigo verso l'armadio. È sabato sera e abbiamo deciso per stasera di andare a vedere "suicide squad". Ho scelto io il film da vedere e non fa niente se non è il tipo di film che la maggior parte delle ragazze vedrebbe, perché mi interessa soltanto essere me stessa ed essere apprezzata per ciò che sono.
Indosso un jeans stracciato sulle cosce con una maglia carina, la giacca di pelle e le adidas. Mi trucco in modo abbastanza leggero, curando maggiormente gli occhi. Mi sono preparata in modo molto semplice, a maggior ragione perché al cinema nessuno mi vede.
Che poi il mio obiettivo stasera è sclerare per Joker, interpretato da quello strafigo di Jared Leto, con cui immagino per qualche minuto una pseudo relazione. Sarebbe fantastico.
Dopo questo pensiero, cerco di domare i miei capelli. No, scherzo, i miei capelli ricci non possono essere sistemati né tantomeno domati, perché hanno una vita loro vissuta a parte. Mentre indosso la giacca, sento il mio cellulare vibrare. È Zambo, che in realtà dovrei chiamare Federico, ma sentendo tutti che lo chiamano con questo soprannome, non riesco a fare diversamente. Mi ha scritto che è arrivato fuori il mio palazzo. Dopo aver salutato mia sorella ed i miei genitori, esco dal cancelletto privato, dopo aver attraversato il mio piccolo giardino.
«Ciao Rob!» esclama il ragazzo appena mi vede, per poi stamparmi un bacio sulla guancia, mentre mi sistemo sul sedile del passeggero della sua automobile. Mi poggio comoda sul sedile scuro dell'auto, mentre il mio nuovo amico inizia a parlare, dopo aver messo come sottofondo la radio. Chiacchieriamo del più e del meno, delle nostre passioni, dei nostri obiettivi, così, giusto per conoscerci.
Io e lui abbiamo messaggiato un po' fra ieri ed oggi e mi sembra veramente una bella persona.
Il viaggio in auto passa velocemente, anche perché siamo stati bene ed arriviamo presto fuori al cinema, dove parte dei nostri amici già sono arrivati ed hanno preso i biglietti per tutti. Esco dall'auto di Zambo e raggiungo gli altri, salutandoli uno ad uno. Parte di loro li ho visti poche ore fa a scuola, ma questi sono solo dettagli. L'ultimo che saluto è Benjamin, che ha in volto un'espressione davvero indecifrabile, che mi confonde le idee.
«Il meglio per ultimo!» dico scherzosa, causandogli un piccolo sorriso che si spegne pochi attimi dopo. Mi avvicino più che posso, baciandogli una guancia.
«Tutto bene, Ben?» gli domando preoccupata, poggiandogli una mano sul braccio destro. Da questa vicinanza riesco a sentire il suo profumo e devo ammettere che mi piace parecchio.
«Si, sto bene» borbotta sottovoce.
«Ti è passato a prendere Zambo?» aggiunge retorico, parlando velocemente, come se non volesse farsi sentire per davvero. Io annuisco e lui resta fermo, immobile, con la mascella contratta e lo sguardo perso nel vuoto. Non capisco cosa gli sia accaduto.
«Mi ha mandato un messaggio, offrendosi di venirmi a prendere ed ho accettato» gli spiego, gesticolando. Lui annuisce, non aggiungendo altro.
«Ma i piccioncini dove sono?» gli domando, riferendosi alla mia migliore amica ed al suo ragazzo, di cui non vedo neanche l'ombra.
«Ti conviene abituarti, Federico è un ritardatario assurdo» borbotta Ben, per poi poggiarsi ad un muro, con le mani nelle tasche dei jeans strappati sulle ginocchia. Mi piacciono! E gli stanno anche particolarmente bene.
Valentina, una delle nostre amiche, mi porge il biglietto, per la quale ringrazio, dandole poi i soldi. Lo stesso fa Zambo, fermandosi poi a parlare con la ragazza dai capelli biondi e corti.
Io fisso da lontano il chitarrista, che a sua volta, di tanto in tanto mi dedica sguardi che non riesco a comprendere veramente. Mi dispiace veramente che sia di mal umore e mi dispiace ancor di più non riuscire ad aiutarlo a star meglio.
«Scusate il ritardo, colpa di Federico!» sento esclamare alle mie spalle da una voce che riconoscerei fra mille e non solo perché è sempre e dico proprio sempre, troppo alta.
La mia migliore amica, leggermente pallida in viso, mi stringe in un abbraccio. Le chiedo se va tutto bene e lei annuisce, aggiungendo poi che ha mal di testa. Non è una novità, visto che ce l'ha quasi ogni istante della sua vita.
Federico mi saluta e poi fa lo stesso con gli altri nostri amici. Finalmente siamo tutti e possiamo entrare in sala, non prima però di aver preso pop corn e coca cola.
Cercare il nostro posto non è per nulla facile, visto che la sala è già piena di persone e le luci sono già calate, mentre nel maxi schermo viene trasmessa la pubblicità. Appena trovata la nostra fila, prendo subito posto accanto a Fran, che già so per certo non essere interessata veramente al film. In compenso già è molto interessata al proprio ragazzo, visto che non gli toglie lo sguardo da dosso per nulla al mondo. Però lo ammetto, sono felice per lei.
Dall'altro lato, c'è un posto ancora libero e si sta per sedere Zambo, ma il chitarrista dopo aver borbottato qualcosa, gli ruba il posto.
«La poltrona numero dieci era la mia» esclama, sistemandosi i capelli. Mi domando quanti capelli abbia e li resto a fissare per qualche secondo.
Alla fine decido di fissare lo schermo del cinema.
«Chi ha scelto questo film?» mi chiede il moro, chinando la testa verso di me.
«Io. Non ti piace? Non è di tuo gusto?» domando a mia volta e il ragazzo sorride, finalmente. Che sorriso stupendo e luminoso ha.
«Mi piace, pure molto. Volevo già vederlo. Non mi aspettavo ti piacessero film di questo genere» commenta lui, prendendo una manciata di popcorn dal contenitore che c'è fra me e lui.
«No, non sono scontata. Non sono la tipa a cui piacciono i film troppo sentimentali e strappalacrime» esclamo, bevendo un sorso di coca cola.
«No, non sei scontata. Sei a prezzo pieno» commenta ridendo.
Era una sottospecie di battuta, quella? Lo guardo veramente molto male, tirandogli poi un leggero schiaffo sul bicipite. A questa mia azione, ride ancora di più e fa girare due ragazzi seduti davanti a noi.
Le pubblicità finiscono ed il film inizia. Dopo pochi minuti dall'inizio, i miei commenti su Jared Leto prendono la meglio sul resto. Commento con Benjamin, che però continua a storcere il naso e a pensare ad Harley Queen, dicendo che quest'ultima attira di più la sua attenzione. Così mi giro dal lato apposto al suo.
«Fra hai visto quanto è figo?» domando, ma in realtà non ricevo risposta, perché come avrei potuto ipotizzare, la mia amica è impegnata a tenere la testa poggiata sulla spalla del proprio ragazzo ed ad accarezzargli il braccio con tenerezza. Mi fanno venire quasi le carie. E come non detto, devo commentare con Ben.
Mentre continuo a fissare lo schermo con gli occhi a cuoricino, la mia mano nella ciotola dei popcorn incontra quella del chitarrista. Mi fermo un secondo o forse due a pensare a questa scena, che nei film romantici –non che io me ne intenda di questi- si ripete spesso.
Uno strano calore sale dalla base del collo fino al viso che probabilmente è completamente rosso e ringrazio mentalmente il buio della sala, così nessuno potrà vedere quanto sono in imbarazzo.

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora