Ventesimo Capitolo.

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Roberta's pov.
Il mercoledì a scuola non connetto per niente. È un susseguirsi di non seguire, non capire e non interessarsi neanche. Continuo soltanto a pensare alla lezione di chitarra con Benjamin oggi pomeriggio. Non vedo l'ora, perché ho capito che mi piace tantissimo suonare, anche se fino ad una settimana fa non sapevo neanche come si facesse. E devo anche ammettere che mi piace molto stare con il chitarrista in questione.
«Speri che il signor Mascolo si faccia trovare di nuovo senza maglia?» mi domanda maliziosamente Fran, tirandomi gomitate a caso durante l'ultima ora di questa giornata di scuola. Il professore di matematica sta parlando decisamente da troppo tempo ed io a malapena riesco a mantenere gli occhi aperti.
«Ma neanche per idea!» borbotto alzando leggermente la voce e facendo girare Riccardo che è seduto avanti a me. È inutile che questo mi guardi male, perché se urlo è colpa della bionda che mi mette in imbarazzo.
«Certo» esclama la bionda ironica, contenta e guardandomi con un sorrisetto malizioso. Le sto per dare uno schiaffone. Deve smetterla, perché io sono timida e non ho intenzione di rivedere Benjamin in quelle condizioni. Non che mi faccia schifo, meglio precisare. In realtà non posso negare di essere un po' agitata, oltre che felice, per la lezione di oggi ma cerco di non pensarci più di tanto, anche se è difficile.
Dopo esser tornata a casa e aver mangiato qualcosa la volo, mi cambio ed inizio a camminare avanti e indietro per la mia stanza, aspettando l'orario giusto per uscire di casa. Non voglio anticiparmi, altrimenti potrebbe sembrare ci tenga fin troppo e non è assolutamente così. Almeno credo. Ed in più non voglio rischiare ricapiti l'esperienza della settimana scorsa.
Guardo nuovamente l'orario sul mio cellulare, per poi rimetterlo nella tasca dei jeans strappati che indosso. Sembro un pochino impaziente. Forse in realtà lo sono, ma solo un po'.
Oggi stranamente non fa freddo, o forse sono io che sono troppo agitata e tendo a sudare parecchio. Sento il cuore battere all'impazzata e le mani sudarmi –cosa strana, visto che sono costantemente gelate- mentre cammino per la casa senza una meta e senza uno scopo.
Verso le 16:30 recupero tutto il necessario, ovvero chitarra e borsa ed esco da casa, chiudendomi in auto. Le mani continuano a sudarmi –tanto che mi scivolano leggermente dal volante- e sento il viso in fiamme. Non capisco davvero cosa mi prenda.
Arrivata fuori casa di Benjamin, vedo proprio lui davanti al portone del condominio. Sta uscendo? Forse si è dimenticato del nostro incontro e in fondo come biasimarlo: prima o poi tutti si dimenticano di un disastro come me. Delusa, abbasso lo sguardo, ma pochi attimi dopo, sento bussare al finestrino dell'auto. Alzo gli occhi ed incontro quelli del chitarristi, belli come al solito. Sorrido, perché non sembra stupito di vedermi, quindi non ha dimenticato della lezione, credo.

«Ti va di fare lezione all'aperto? È bel tempo e volevo portarti ad un parchetto vicino» mi spiega, avvicinando il suo viso al vetro che abbasso. Annuisco e pochi minuti dopo siamo impegnati a camminare uno accanto all'altro e lui mi sta portando gentilmente la chitarra, anche se io non volevo si disturbasse così tanto.

Le nostri mani si sfiorano di tanto in tanto ed io cerco di allontanarmi leggermente, ma forse in realtà temo di farlo. Vorrei allontanarmi, ma allo stesso tempo non voglio riuscirci. Vorrei allontanarmi perché sfiorare le sue dita mi provoca delle strane sensazioni, ma alla fine non voglio che queste finiscano per davvero, perché mi fanno stare bene. Che controsenso vivente sono. Ho paura.
Lui mi guarda spesso con i suoi occhi grandi, che ogni volta che li vedo, sono di un colore diverso. Oggi sono di un azzurro molto intenso, sabato erano grigi ed il giorno prima chissà, forse erano verde chiaro.
Le nostre mani si incontrano nuovamente e 'sta volta la sua stringe la mia. Per fortuna non è più sudata come prima che arrivassi da lui.
«è gelata» si lamenta lui, ridacchiando e stringendo entrambe le mie mani fra le sue.

«Io ho sempre le mani fredde» lo informo arrossendo e cercando un modo per sprofondare nella mia giacca scura. Lui si ferma e togliendosi la sciarpa rossa che ha al collo, la poggia attorno al mio con delicatezza, sfiorandomi con le punte delle dita il collo scoperto.
«Non preoccuparti Ben, non c'è bisogno, non voglio che prendi freddo a causa mia» dico cercando di protestare, mentre il suo odore finisce violentemente nelle mie narici.
«Sto benissimo così, è una bella giornata» risponde, ribadendo ancora una volta che sia un buona giornata con un bel tempo. Per me è una bella giornata perché c'è lui con me. E forse non dovrei ammettere queste cose a me stessa, perché è pericoloso e metto troppi sentimenti in gioco.

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora