Trentaquattresimo capitolo.

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Federico's pov.
È il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati ed io, quest'anno, faccio parte di questa categoria di persone.
Potrebbe sembrare una cosa meravigliosa, se non fosse che la mia ragazza non mi ha ancora detto cosa provi esattamente per me. Se non se la sente, non voglio di certo forzarla, però questo "non sapere" mi distrugge, completamente. Non riesco a pensare ad altro.
Sono passati una decina di giorni circa e né io né lei abbiamo più toccato l'argomento, ma abbiamo solo finto non esistesse, senza neanche riuscirci bene, perché si sente che ci sia qualcosa di strano nell'aria.
In questi giorni ci siamo parlati, visti, abbracciati, baciati e per quanto questo mi abbia fatto star bene, anche solo guardarla mi ha fatto sentire strano, mi ha riportato inevitabilmente a pensare al momento in cui io le ho rivelato cosa provo e l'unica risposta che ho avuto è stato il silenzio. Nonostante ciò però, la mia intenzione oggi è festeggiare, quindi ho preparato qualcosa di carino per lei, che deve solo uscire da scuola.
In realtà non l'ho neanche avvisata che sarei passato a prenderla e non sarebbe tornata a casa.
Quando sento il suono della campanella, sobbalzo e mi avvicino al portone della scuola, da dove pochi secondi dopo lei esce.
Non si accorge di me, quindi mi avvicino e la stringo, tenendola per il bacino. Sobbalza e si gira di scatto. Dopo avermi visto, mi sorride e mi bacia con dolcezza.
«Che ci fai qui?» mi domanda curiosa, prendendomi per mano, dopo aver salutato i suoi amici.
«Sono passato a prenderti, così passiamo il resto della giornata assieme. Sai, è...» cerco di dire, ma lei mi anticipa.
«San Valentino» dice infatti.
«Volevo prepararmi bene per l'occasione, mettere un vestito carino magari...» borbotta, tenendosi stretta lo zaino in spalla.
Le dedico uno sguardo attento, mentre la guido verso la mia automobile.
Ha i capelli sciolti e leggermente scompigliati, è quasi completamente struccata ed è vestita in modo semplicissimo, con jeans, t-shirt e Vans.
«Non fa nulla, sei bellissima così, davvero» le rispondo a mia volta, scoccandole un bacio sulla fronte.
Penso seriamente ciò che le ho appena detto. Forse è anche più bella così, semplicissima, rispetto a quando si prepara in modo impeccabile, con un trucco ben fatto e i vestiti eleganti.
Lei mi guarda e mi stringe forte, per poi entrare nella mia macchina.
Le porgo un panino preparato da me, perché per arrivare a destinazione ci vorrà un po' e non credo proprio che lei voglia aspettare ulteriormente per mangiare.

«Mi conosci troppo bene!» mi dice ridendo, per poi appunto, mangiare.
Io faccio lo stesso, anche se sono un po' in difficoltà, visto che sono impegnato a guidare.
«Sono curiosa» borbotta lei con il broncio, dopo avermi chiesto dove andiamo e aver avuto come risposta un "è una sorpresa".
Siamo in autostrada e continuano a susseguirsi strade di campagna a cui dopo seguiranno quelle di montagna.
Porterò lei nella baita in cui ho passato i migliori inverni della mia vita e spero vivamente che questa giornata possa essere speciale a sua volta, come tutte quelle che ho passato lì.
Appena arriviamo, scendiamo dall'auto e la mia ragazza inizia a guardarsi attorno curiosa, girando per il prato circostante alla baita.
Io non parlo, ma semplicemente la guardo in silenzio, stringendomi più forte nel mio amato giubbino, a causa del freddo aumentato a dismisura.
«Mi piace molto qui» mi dice mentre apro la porta della casa.
Continua a fissarmi con un sorriso dolcissimo e la cosa mi fa stare piuttosto bene, anche perché, in questi giorni, il mio umore non è stato proprio dei migliori.
«È sempre stato un po' il mio posto, questo» le dico prima di farle posare il cappotto e lo zaino.
Dopo un po' ci mettiamo comodi. O meglio, lei lo fa, sedendosi sul divano del grande salone della casa, mentre io mi metto di impegno per accendere il camino e le inizio a raccontare dei tanti Natali passati lì da piccolo.
Lei mi ascolta probabilmente immaginando ogni scena che le racconto, mentre si stringe le gambe al corpo a causa del freddo. Poco dopo, la scaldo io, stringendola in un abbraccio.
«Devo darti una cosa» mi annuncia, alzandosi dal divano.
Recupera il suo zaino e dopo averci scavato un po', mi porge una busta, aggiungendo che sia stata una fortuna averlo portato con lei a scuola stamattina, se no chissà quando lo avrei ricevuto.
«Buon San Valentino» mi dice stampandomi un bacio e sedendosi sulle mie gambe.
La prima cosa che trovo nella busta regalo è un foglio che apro: è una lettera.
La leggo attentamente, soffermandomi e rileggendo anche più volte alcune frasi che mi colpiscono.

Caro Federico,
probabilmente riterrai piuttosto strano che io ti dia una lettera, dal momento che ti sto accanto e che ti sono di fronte.
Il fatto è che, quando si parla di occasioni speciali ed importanti, io scrivo lettere attraverso le quali esprimo le mie emozioni, visto che, l'avrai capito anche tu, a farlo a voce sono un completo disastro.
A voce finisco per fare casini, utilizzando parole sbagliate o ancor peggio, rimanendo in silenzio, schiacciata dal peso di emozioni troppo grandi da esprimere e comunicare. Alla fine, è questo che è successo con te.
In più, oltre alle mie difficoltà, calcola che sei il mio primo ragazzo, il primo che mi fa provare determinate "cose", sensazioni, emozioni, che diventano quindi ancor più intense e forti, ancor più complesse da spiegare.
Scusami se spesso, troppo spesso, combino pasticci e finisco per fare stronzate, ma la mia inesperienza non mi aiuta per niente. Sei il mio primo tutto ed ho paura di sbagliare e di deludere le tue aspettative.
Scusami se ti faccio aspettare secoli per tutto (tranne quando dobbiamo uscire, perché in quel caso, quello che fa tardi, sei tu
), ma il fatto è che prima di agire, preferisco mettere ordine nella mia testa e capire bene ciò che provo davvero.
Capisco però che tutto questo aspettare sia pesante, forse anche troppo, perciò, da oggi cercherò di migliorarmi il più possibile, di essere un po' meno razionale e più istintiva, godendomi i momenti a pieno e facendo sì che tu non ti trovi un muro alzato di fronte.
Sappi solo che non voglio perderti, non voglio perché sei la persona della mia vita, lo sento.
Sei arrivato come un fulmine a ciel sereno, in un giorno d'agosto, assolato e afoso. Sei stato come quella pioggia che caccia via la pesantezza e il calore del momento, portando tanta freschezza.
Sei arrivato e mi hai completamente stravolto la vita ed ora, grazie a te, mi sento la persona più amata e fortunata dell'intero universo.
Per la prima volta, in 18 anni di vita, mi sento finalmente bella e questo solo grazie a te.
Grazie per avermi regalato tutto ciò, senza aver mai chiesto nulla in cambio e ricevendo probabilmente solo delusioni da parte mia.
E c'è un'altra cosa che devi sapere, ma non mi va di scriverla, quindi proverò a dirtela...

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora