Sessantatreesimo capitolo.

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Roberta's pov.
Ho sempre odiato essere svegliata. Sempre.
Eppure, Benjamin è riuscito a farmi amare anche questo momento.
Essere svegliata da lui, dai suoi baci delicati lasciatimi lungo la guancia e su tutto il viso, penso sia una delle sensazioni più belle che io abbia mai provato.

«Auguri amore mio» mi dice dolcemente, poggiando le sue labbra sulle mie.
Sono appena sveglia, confusa, incapace di connettere cervello e corpo, però di essere veramente felice e so che sto sorridendo.
Non è mai successo prima, che io sorridessi a prima mattina.
«Buongiorno amore» dico con ancora gli occhi chiusi, stringendogli le braccia attorno al collo.
Il suo profumo mi invade le narici e ancora una volta, mi ritrovo le sue labbra sul viso.
Il suo corpo preme contro il mio e mi dà tanto calore.
Non potrei desiderare di meglio.
Poi apro gli occhi, incontrando i suoi, che stamattina sono turchese, anche grazie alla luce che filtra dalla persiana della finestra.
«Auguri anche a te» gli dico cercando di essere il più dolce possibile.
Oggi è un anno che stiamo assieme e posso dire che mi sembra sia anche più bello del solito.
E non so come sia possibile, visto che è sempre meraviglioso ed ha la capacità di incantarmi ogni volta, nonostante sia passato un bel po' da quando ci siamo messi assieme.
Probabilmente è proprio questo il bello di noi: lui ogni giorno riesce a stupirmi in qualche modo.
A volte mi capita di guardarlo, mentre fa qualunque cosa e colgo dei dettagli che non avevo mai notato prima.
Non mi stanco mai di scoprirlo, di scoprire qualcosa di nuovo che gli riguardi.
È bellissimo, questo è impossibile da non dire, perché è una sua caratteristica più che visibile. Ma è anche tanto, tanto altro: è una persona buona, intelligente e tanto, tanto talentuosa. È capace più di tutto il resto del mondo di rendermi felice, con una semplicità assurda. A volte mi basta anche un solo suo sguardo, per sentirmi immediatamente più amata.

«Oggi stiamo tutta la giornata assieme!» esclama contento, allontanandosi di scatto dal mio corpo e balzando a sedere.
Non nego che un po' mi dispiaccia, perché il suo corpo contro il mio, era come al solito, qualcosa di tremendamente bello.
«Dobbiamo proprio? Non mi va molto» dico ironica, sistemandomi sul cuscino.
«Ma amore... » si lamenta lui, mettendo su un broncio spettacolare e soprattutto, da baciare.
Quando gli dico che stavo solo scherzando, le sue mani finiscono immediatamente sul mio bacino, che inizia ad essere solleticato, facendomi scoppiare a ridere.
Non smette di farmi il solletico finché non capisce che mi sta man mano, mancando sempre di più il respiro. Si ferma e il respiro me lo fa ritrovare lui, baciandomi.
Anche in questo caso, si ferma senza preavviso, poggiando la sua fronte contro la mia.
«Su, vai a prepararti. Non vorrai mica uscire di casa col pigiama?» mi domanda retorico lui, balzando di nuovo in piedi, iniziando a camminare poi per la mia stanza.
Sono tentata di rispondergli "sì", ma risparmio questa parola e cerco la forza di alzarmi dal letto.

Un'ora dopo siamo nella sua automobile, io decisamente più presentabile di prima.
Sono ancora un po' frastornata, nell'oblio fra la veglia e il sonno e probabilmente starò così per un bel po'.
In effetti, mi rendo conto solo quando la macchina viene fermata, che abbiamo fatto la strada per arrivare a casa del mio ragazzo.
Non capisco perché siamo qui, ma a me va benissimo tutto.
Mi viene ad aprire la portiera e mi stampa un bacio sul naso, per poi prendermi la mano.
«È gelata» commenta, per poi ridere.
Come se fosse una novità. Ho perennemente le mani gelate.
«Mi sa che devo mettermi d'impegno per scaldartela» aggiunge subito dopo, tirandomi, mentre si dirige verso il portone del palazzo in cui vive.
Non potrei essere più felice di così, ma mentre cerca le chiavi di casa, una domanda mi sorge spontanea.

«Ben, ma siamo soli? Federico dove sta?» domando curiosa, mentre l'osservo mentre cerca la chiave giusta, fra tutte quelle che ha.
Inizio a fissare le sue mani mentre compiono ogni minimo movimento.
Non sono mai stata una persona che guardava le mani delle persone, ma da quando sto con lui, la cosa è cambiata e tutto ciò è dovuto al fatto che, con quelle, riesce a creare le melodie più belle che io abbia mai ascoltato.
«Tranquilla, non è a casa. Sta passando questi giorni in famiglia, prima di partire per i concerti» mi risponde, dedicandomi un piccolo sorriso.
Ah, giusto, devono partire di nuovo.

I ragazzi sono stati qui per qualche giorno, ma purtroppo per me, devono ripartire a momenti, per iniziare il loro primissimo giro di concerti.
Ho cercato di non pensarci in questi giorni, cercando di concentrarmi su altro, ad esempio, l'università che ormai è iniziata. Ma per quanto potrò durare?
Già so che mi mancherà come l'aria, come mi è mancato nei giorni in cui è stato lontano per gli instore.
Ma allo stesso tempo, non voglio farglielo pesare, perché sta realizzando il suo sogno più grande e sostenerlo al momento, è ciò che voglio e devo assolutamente fare.
«Amore, lo so che sei triste per questa cosa, però ti prego, oggi godiamoci la giornata e pensiamo solo alle cose belle» mi dice, guardandomi negli occhi.
Non so come abbia fatto a leggermi nel pensiero.
Forse ho cambiato espressione, mentre facevo questi tristi pensieri e lui, solo con uno sguardo, ha capito tutto. Mi conosce, mi conosce molto bene.
«Va bene» gli rispondo abbozzando un sorriso e alzandomi sulle punte, lo bacio delicatamente.
La porta viene aperta due secondi dopo.

A terra, davanti il portone di casa, trovo una piccola rosa rossa.
Lui la raccoglie e me la porge.
Mentre ci dirigiamo verso il salotto, attraversando il piccolo atrio, ne becco altre due.
Il salotto è tempestato di rose rosse e posso vedere che lo stesso vale per il corridoio che porta alle stanze.
«Ma che hai combinato?» domando probabilmente con un'espressione sciocca in volto.
Ho sicuramente gli occhi spalancati e un sorriso enorme in volto.
«Sono 365 rose rosse, come i...» inizia a dire, ma lo interrompo io. O meglio, completo la sua frase.
«Come il numero dei giorni in cui siamo stati assieme» esclamo, raccogliendo una rosa dopo l'altra.
Giro per casa, alla ricerca di altre rose.
L'unica stanza dove non ho controllato, è la stanza del migliore amico del mio ragazzo, ma do per scontato che lì non ci sia nulla. 

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora