Benjamin's pov.
San Valentino, una delle feste a cui non ho mai dato particolarmente peso. O almeno, è andata così prima di ora. Quest'anno è diverso, sento proprio di dover festeggiare.
Non che ci sia bisogno di un giorno per festeggiare l'amore, visto che se si è innamorati, lo si è sempre e non solo in un giorno prestabilito. Se si è innamorati, si dovrebbe dimostrare sempre e comunque e non solo quando la società ci dà via libera per farlo.
Mentre penso a ciò, sono in auto, con lo scopo di arrivare a scuola della mia ragazza prima delle otto, o anche, prima che lei entri.
Vorrei farle passare l'intera giornata con me, sempre se lei vorrà.
Guardo l'orologio sul telefono: mancano 10 minuti al suono della campanella ed io, secondo i miei calcoli, dovrei arrivare anche con un paio di minuti d'anticipo, se il traffico non è troppo.
Continuo a tamburellare le dita sul volante dell'auto, mentre aspetto che la luce verde del semaforo si accenda.
Lo ammetto, sono un po' in ansia.
Per fortuna arrivo in tempo e quando scorgo la testa riccia della mia ragazza fra quella di tanti altri adolescenti, sorrido.
Mi avvicino al gruppo dove sta e dopo aver fatto un saluto generale ai ragazzi che conosco e a Fran, chiedo a Rob di allontanarsi con me per un attimo.
Lei è confusa, ma mi segue.
«Auguri» le dico, stampandole un leggero bacio sulle labbra. Lei mi sorride, facendomi gli auguri a sua volta.
Mi poggio ad un palo della luce e inizio a parlare.
«Senti amore, so che ci tieni parecchio per la scuola, i voti e tutte quelle cose lì... ma che ne diresti di passare tutta la giornata con il tuo amore, a partire da ora?» le domando con un sorrisetto in volto, speranzoso.
Lei sembra pensarci, anche se sono quasi sicuro lo stia facendo solo per scherzare e prendermi in giro. O almeno, spero.
«Ti pregoooooooo» le dico, mettendo il broncio.
«Guarda, se pure ti volessi dire di no, il tuo faccino mi frega sempre. Su, andiamo» mi risponde lei.
Preso dalla felicità, la prendo in braccio, sollevandola da terra.
Lei caccia un piccolo urletto, che fa girare alcuni ragazzi che sono accanto a noi. Arrossisce all'istante ed io non posso far a meno di ridacchiare.
«Andiamo via, subito. E non ridere, coglione!» mi dice completamente in imbarazzo, tirandomi via mettendoci più forza possibile.
«Ti amo!» urlo io ancora in preda alle risate, prima di ricompormi e dirigere lei verso la mia automobile. Mi tiene il broncio, mentre si siede sul sedile del passeggero.
«Dai non fare così...eri troppo buffa, non potevo non ridere!» le dico, ridendo nuovamente.
Lei cerca di tenermi il broncio, mentre mi tira un minuscolo schiaffo sul braccio dicendomi di smetterla, ma finisce per sorridere a sua volta.
Io le stampo un altro bacio, stavolta un po' più profondo, visto che siamo lontani da occhi indiscreti...più o meno.
Parto, fermandomi solo un attimo in un bar, per poi riprendere il viaggio fino al posto desiderato.
Quando fermo l'auto, prima di uscire da questa, prendo le custodie della mia chitarra e di quella di Rob.
«E questa come l'hai avuta?» domanda lei curiosa.
«Boh, chi lo sa» rispondo io a mia volta in modo molto vago e con un sorriso furbo.
Entriamo nel parco dove l'ho portata quando ci siamo baciati per la prima volta, quello che si trova vicino casa mia e di Fede, dove fra l'altro venivo spesso da piccolo con la mia famiglia.
Potrei azzardare dicendo che questo parco mi ha visto crescere.
Ci sediamo su una panchina, prendendo i cornetti che ho comprato prima al bar: uno a nutella per lei ed uno a crema per me.
Lei soddisfatta, mangia seduta l mio fianco, sporcandosi il viso.
Sembra proprio una bambina in questo momento e sorrido, costatando sia la mia bambina.
Dopo che ha finito -e che l'ho aiutata a pulirsi le labbra con svariati baci- camminiamo mano nella mano ed io le indico tutti i posti che mi ricordano qualche avventura passata.
Una volta costeggiate le giostre per i bambini, le indico quali erano le mie preferite da piccolo.
Le racconto che mi piaceva tantissimo camminare -o meglio, correre- a destra e sinistra, per scoprire dei nuovi posti, accompagnato da piccoli amici che magari avevo conosciuto solo pochi minuti prima e con cui litigavo pochi minuti dopo, perché non mi lasciavano andare per primo sull'altalena.
Lei mi ascolta attentamente, raccontandomi a sua volta di tutte le cose che amava fare da piccola.
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Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|
FanficA volte la vita può sorprenderti. Una serata, può cambiare il tuo futuro, donarti amicizia, fiducia, amore. Una serata, può mandare all'aria tutto ciò che ti eri prefissato precedentemente. Un serata in cui arrivano nuove persone nella tua vita, co...
