Trentatreesimo capitolo.

30 4 0
                                        

Roberta's pov.
È domenica e Ben mi ha proposto di andare a pranzo con lui dai suoi genitori.
Questo, mi ha decisamente messo parecchia ansia addosso, non posso negarlo, anche se, pensandoci, se vuole compiere questo passo è perché ci tiene davvero.
Non è da tutti presentare la propria ragazza ai genitori, o meglio, non è da tutti farlo dopo tre mesi.
Ora sono a casa sua e continuo a sistemarmi i vestiti con nervosismo, controllando ogni due secondi se ci sia qualcosa fuori posto. Continuo a girarmi e rigirarmi davanti lo specchio, mentre Ben è chiuso in bagno a prepararsi.
Quando esce da lì ed entra in camera, non me ne accorgo, non subito almeno.
«Stai tranquilla, sei meravigliosa» mi dice con un sorriso, lasciandomi un bacio sulla tempia destra.
Sorrido, nonostante il mio stomaco continui a girare freneticamente.
«E se non dovessi piacere ai tuoi?» borbotto nervosa, sistemandomi per la centesima volta i capelli sulle spalle. Che poi "sistemare" è un parolone, visto che i mie i capelli hanno vita propri e non riesco mai a controllarli.
«Guardarmi» mi esorta lui, prendendomi il viso fra le mani e alzandomelo.
Mi accarezza una guancia con un pollice, guardandomi con dolcezza.
«Ti adoreranno, ne sono più che sicuro. Vedranno quanto sono felice con te, quanto tu mi rendi felici e non potranno far altro che amarti. Ovviamente non ai miei livelli, ma lo faranno» mi dice lui con tranquillità, cosa che mi fa capire che crede davvero in ciò che mi ha appena detto.
La fiducia che ripone in me, non fa che farmi sciogliere, nonostante l'ansia mi assalga lo stesso.
Mi bacia dolcemente la tempia e prende la propria giacca.
«Andiamo?» mi domanda poi. Io annuisco alla sua domanda, nonostante il mio stomaco sia completamente in subbuglio.
Prima di lasciare casa dei ragazzi, salutiamo Fran e Fede che sono sul divano, abbracciati.
Anche se non voglio darlo a vedere e non vogliono farlo pesare a nessuno, men che meno a loro stessi, stanno vivendo dei giorni un po' di crisi, visto che la mia migliore amica non ha ancora detto al proprio ragazzo cosa prova veramente per lui.
Guardo Ben e penso a quanto io lo ami. Non so neanche io come e quando precisamente mi sia resa conto di ciò.
So solo che lo amo con tutto il cuore.
Credo non ci sia un modo per capire di essere innamorati. Lo si capisce e basta.
Lo si può capire nel momento più impensabile, nel momento più caotico della propria vita o nel momento più tranquillo.
Ti fermi un momento e capisci in un attimo quanto e ciò che provi per l'altra persona, capisci che lo ami e che non puoi far a meno di lei, capisci che non vuoi perderla per niente al mondo, anche perché è lei il tuo mondo.
«A cosa pensi?» mi chiede Ben quando usciamo dal cancello del loro condominio.
Non so neanche se rispondere a questa domanda, perché a volte, si vorrebbero tener segreti alcuni propri pensieri, per paura di risultare stupidi.
«Sto pensando che ti amo» gli rispondo però con estrema sincerità, stampandogli un piccolo bacio sulle labbra.
Lui mi sorride, sussurrandomi a sua volta che lui ama me.
L'ansia, ora come ora, sembra avermi lasciato libera per un po'. Mi sento un po' più tranquilla, ma non so neanche io quanto durerà questa cosa.
L'aria fredda di febbraio mi finisce sul volto e sul corpo, facendomi rabbrividire violentemente.
Il cielo è scuro e nuvoloso, così io e Ben ci catapultiamo in automobile immediatamente, per ripararci.
«Penso stia per piovere...» dico guardando il cielo dal finestrino della macchina, aggiungendo poi che adori questa cosa.
«Ti piace proprio quando piove, eh?» mi domanda, poggiando un secondo la sua mano destra sulla mia. Io annuisco.
«Amo quando piove. Sono un po' controcorrente» rispondo con una risatina, fissandomi le mani, per poi riguardare fuori dal finestrino.
«Secondo me, sei semplicemente speciale» dice a sua volta il mio ragazzo, prima di concentrarsi completamente sulla strada leggermente trafficata.
Nonostante il traffico però, non ci mettiamo molto ad arrivare a casa dei genitori di Ben e con questo, ritorna il mio violento mal di stomaco e la mia ansia.
Ripeto a me stessa di stare tranquilla, ma proprio non ci riesco.
Ho sempre avuto problemi di fiducia, perché non sono mai stata la tipa facilmente apprezzata ed ho paura che questa volta in particolare, possa essere odiata.
Però ora sono qui e non posso assolutamente fuggire via.
Sono di fronte ad una palazzina dai toni rosati che tutto attorno ha un piccolo giardino.
Dopo aver superato il cancello ed il portone principale, saliamo le scale a piedi e Ben non lascia la mia mano neanche un secondo.
Dopo aver bussato, continuo a pensare soltanto che devo essere me stessa, perché è grazie a ciò che sono che Ben si è innamorato di me.
Una donna dai capelli biondi ci apre la porta e subito abbraccia affettuosamente il mio ragazzo, suo figlio.
Poi pone il suo sguardo su di me e dopo la mia presentazione, mi stringe in un abbraccio affettuoso.
Mi sento immediatamente più tranquilla e non posso evitare di fare un sorriso.
Mi vengono presentati anche il papà ed il fratello maggiore di Ben.
Sono tutti e tre molto molto gentili, nonostante mi riempiano di domande a cui io cerco di rispondere nel modo più tranquillo, soprattutto per evitare figure di merda.
Continuo ad osservare tutta la famiglia Mascolo mentre siamo a tavola, cercando di captare ogni somiglianza fra l'uno e l'altro, vivendo il rapporto che hanno fra di loro.
Sono uniti e continuano a chiacchierare fra di loro ed io, nonostante la mia timidezza, cerco di non tirarmi indietro e partecipare a mia volta alle conversazioni.
Mi sento bene e finalmente la mia paura mi ha abbandonato completamente, mi ha lasciato libera.
A fine pranzo, aiuto la mamma di Ben a sparecchiare, nonostante lei mi dica di non preoccuparmi e che farà da sola, ma io ci tengo ad aiutarla.
Una volta sole, mi domanda da quanto tempo io e suo figlio stiamo assieme e come ci siamo conosciuti.
Io le racconto a grandi linee, evitando di parlare dei momenti in cui ho trattato terribilmente male Ben, perché non credo proprio sia il caso.
Lei mi ascolta attentamente e mi sembra serena ed interessata. E credo che non ci sia una cosa più bella di quando qualcuno ti ascolta veramente e non finge solo di farlo.
Adesso capisco da chi Ben abbia preso questa bellissima caratteristica.
Quando la cucina è di nuovo completamente pulita ed ordinata, raggiungo Ben in salotto, sedendomi sotto ad una calda coperta, accanto a lui che mi lascia un delicato e tenero bacio sulla tempia. Inizia ad accarezzarmi lentamente il braccio, ed io in questo momento sono così rilassata che quasi potrei addormentarmi.
Mentre siamo tutti impegnati a vedere la tv, la mamma di Ben raggiunge noi ed il resto della sua famiglia in salotto, con qualcosa sotto il braccio. Si siede accanto a me.
«Ti va di vedere quanto era carino Benjamin da piccolo?» mi domanda con il suo simpatico accento australiano, accompagnato sempre da un dolce sorriso genuino.
Non posso che annuire entusiasta, perché sono seriamente curiosa di vedere Ben da piccolo. Quest'ultimo, alla proposta della mamma, risponde con un grugnito contrariato che mi fa scoppiare a ridere.
Davanti a me, scorrono tantissime immagini di un bimbo piccolissimo, dagli occhioni azzurri e i capelli biondissimi. È tenerissimo.
Andando avanti, vedo foto di un Ben sempre più grande, con i capelli più scuri ma lo stesso sorriso dolce e il sorrido curioso di quando era piccolo.
Una delle foto più dolci ritrae lui tutto incappucciato, con un'espressione imbronciatissima, mentre è seduto in braccio alla mamma.
In un'altra foto c'è un minuscolo Ben in montagna che accarezza un bel micino dai pelo scuro. Non posso far a meno di dedicare uno sguardo al mio ragazzo, poiché la sua passione per i gatti, è decisamente rimasta.
Tante sono le foto di un piccolo Ben in tenuta da calcio, con i capelli scombinati ed un pallone fra le mani.
«Non sei cambiato per nulla, comunque» dico al mio ragazzo, guardandolo dolcemente.
Lui mi guarda confuso, arricciando le labbra.
«Hai praticamente lo stesso viso, la stessa espressione di quando eri piccolo. Ed in realtà anche l'altezza è rimasta la stessa» aggiungo ridendo, mentre lui mi guarda malissimo, offeso.
Non è di certo colpa mia se è uno gnomo. Ma nonostante questo, non potrei amarlo più di così.

Benjamin's pov.
La mia ragazza e mia madre sono impegnate a parlare di me da piccolo, vedendo le foto di qualche decennio fa ed io sono leggermente in imbarazzo, devo ammetterlo.
Anche se, dopo questa scena, sono ancora più convinto che portarla qui a conoscere i miei genitori, sia stata un'idea molto giusto. Forse esternamente può sembrare una scelta affrettata, ma io mi sentivo di farlo ed ora sono ancora più tranquillo di prima.
Lei continua a sorridere ad ogni foto che vede, girandosi di tanto in tanto verso di me e facendo il confronto fra ciò che ha davanti e la foto in questione.
Si sta divertendo molto a quanto posso notare e i miei genitori, che ogni tanto la osservano, sembrano essere proprio di buon umore.
Lei piace ad entrambi, lo percepisco e sinceramente, non avevo dubbi, perché è speciale.
Quando mi alzo dal divano per andare a prendere qualcosa da bere, mi ritrovo mamma alle spalle, sorridente più che mai.
Le chiedo cosa succede, le dico di parlarmi e spiegarmi, mentre mi poggio contro uno dei mobili della cucina.
«Non è successo nulla, solo che è bello vederti innamorato e sapere che hai trovato una persona che ti renda felice. E poi questa ragazza mi piace molto. Si vede che ci tiene a te» mi dice con dolcezza, accarezzandomi una guancia e abbracciandomi successivamente.
Tutto ciò, mi riporta alla mente tantissimi ricordi di quando ero piccolo. Mi ritornano in mente i pomeriggi passati a vedere i cartoni animati alla tv e le merende, oppure i pomeriggi passati a giocare a calcio con la mia squadra del tempo. Penso a quanto crescendo io abbia fatto preoccupare e arrabbiare i miei genitori, prendendo pessimi voti a scuola e facendo tardi la sera, ma penso anche che, ora come ora, tassello dopo tassello, io li stia rendendo fieri di me, della mia musica e del mio impegno nel fare ciò che amo. Penso al sorriso fiero che mi regalano mamma e papà ogni volta che mi vedono, facendomi sciogliere.
Io sì, faccio il duro, fingo che non m'importi di nulla e di nessuno, ma in realtà, sono piuttosto fragile e il mio sogno è rendere fiere di me le persone che io amo.
E riuscirci, mi rende la persona più felice dell'intero universo.
Stringo la mia dolce mamma fra le braccia e rimaniamo così una decina di secondi, durante i quali mi faccio praticamente cullare, poi ci stacchiamo.
Lei ha gli occhi lucidi ed io non posso far a meno di baciarle la guancia, proponendole poi di tornare di là da tutti gli altri.
Mentre siamo impegnati a commentare ciò che vediamo alla tv, vedo il cielo che sta diventando sempre più scuro. Ormai il sole è quasi del tutto scomparso, quindi sussurro a Rob che forse sia il caso di andare.
Poco più tardi siamo davanti la porta di ingresso di casa dei miei genitori. Saluto quest'ultimi, che mi sorridono. Ora so, visto che si vede, che anche papà sia molto felice.
Porto un braccio attorno alle spalle della mia ragazza, mentre assieme scendiamo le scale.
«Ti adorano ed io ero sicuro sarebbe stato così» esclamo, saltellando.
«Davvero? Ma ne sei sicuro?» mi domanda lei poco convinta e agitandosi sempre di più, prendendo la mia mano e stringendola.
«Oh sì amore, ne sono sicurissimo. Sono felici per me perché hanno capito che ho trovato la persona giusta e hanno visto che mi rende felice» le rispondo io con un sorriso, mentre le stampo un paio di baci. Lei mi sorride sulle labbra.
«Sai, sei la prima ragazza che faccio conoscere a casa» la informo mentre attraversiamo il cancello principale ed usciamo in strada.
Lei sobbalza alla mia frase, dedicandomi uno sguardo enigmatico.
Il freddo intanto prende la meglio su di noi, che scappiamo in auto, anche per difenderci dalla lieve pioggerella che sta iniziando a cadere.
«Davvero non hai portato mai nessuna prima di me? E perché soprattutto con me l'hai voluto fare?» mi domanda lei ad un tratto, dopo un lungo silenzio smosso solo dalla musica della radio.
«Sì, davvero. Non l'ho mai fatto perché non mi sembrava mai il caso, non mi sembrava il momento adatto ed ecco, sentivo che forse quella non fosse la persona adatta. Ma con te è diverso, lo sento. Sento che sei diversa e ho sentito che dovessi presentarti ai miei. È un po' complicato da spiegare, ma è così» ammetto.
Non li ho saputo spiegare esattamente cosa ho provato, perché è stata tutta una mia sensazione.
Nonostante questa mia "non spiegazione", lei mi guarda, mi sorride e mi bacia la guancia.
«Ti amo» mi dice con dolcezza. Anche io lo dico a lei ed è vero. La amo tantissimo.
Ho fatto un giro un po' più lungo con l'auto rispetto all'andata. Passiamo per alcune strade di periferia, costeggiamo boschetti, casette di campagna, giardini e parchi, tutti quasi completamente deserti e scarsamente illuminati.
Accompagno la mia lei a casa e dopo averla lasciata, penso a quanto io stia bene con lei, a quanto io mi senta fortunato e penso che al momento, non potrei desiderare nulla di meglio.
E tutte queste sensazioni, mi danno ispirazione per scrivere.

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. |Benji e Fede|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora