Capitolo 15 - Punizioni

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Charlie ringraziò, per l'ennesima volta, i propri riflessi, perchè gli permisero di evitare una tragedia.
La ragazza, o meglio, come aveva detto lei di chiamarsi, Erika, dopo esser stata punzecchiata da Helen, si era adirata a tal punto da lanciarle uno schiantesimo. Tra l'altro proprio mentre la bionda era distratta e, per giunta, di spalle.
Un gesto vile, pensò Charlie.
Non appena vide un lampo colorato dirigersi verso la Clark, proferí l'incantesimo di protezione, senza realmente capire cosa stesse accadendo, né per quale motivo.
Helen era impietrita, rigida, come se l'avesse colpita un Petrificus Totalus, più che uno Stupeficium.
Si rese conto dal modo in cui lo guardò, che si fosse davvero presa un bello spavento.
Le credeva, non capitava mica tutti i giorni di essere attaccati in un momento di distrazione.
Cadde un silenzio tombale, tutti gli studenti non proferivano parola, piuttosto facevano rimbalzare gli sguardi da Charlie, ad Erika, ed infine alla stessa Helen.
La Raylee teneva ancora puntata la bacchetta contro la Clark, abbozzando un piccolo ghigno compiaciuto, come se si sentisse soddisfatta. Seppur il proprio incantesimo non fosse andato realmente a segno, aveva, in qualche modo, dimostrato di cosa fosse capace; aveva fatto comprendere alla propria rivale di non sfidarla, mai più.
Erika aveva giocato sporco, e dal mondo in cui impugnava la sua bacchetta, Charlie avrebbe potuto scommettere che, se si fosse ripresentata un'altra occasione, quella ragazza lo avrebbe rifatto, senza indugiare.
«O-ok Ok, la lezione è finita, ragazzi...»
La tensione accumulatasi nell'aria venne rotta da Hagrid, che sembrava, anzi non sembrava, era molto agitato. Il suo faccione, roseo e ricoperto dalla barba ispida, era tutto sudato.
Si muoveva quasi a scatti, non sapendo esattamente cosa fare, ne' tantomeno cosa dire.
La folla di studenti iniziò ad allontanarsi incerta, tra bisbigli e occhiatine. Charlie vide Helen finalmente muoversi dalla posizione che aveva assunto, appena accortasi di ciò che le fosse, o meglio, fosse potuto accadere.
I suoi fratelli, insieme ad altri ragazzi le si avvicinarono, domandandole come si sentisse e se stesse bene.
Helen annuiva solamente, Charlie immaginava fosse ancora sbigottita.
«L-la signorina Raylee e pure la signorina Clark dovrebbero restare. Già, si...» disse Hagrid, domandandosi mentalmente perché le sue lezioni fossero sempre così turbolente.
«Perchè?» chiese la mora, sfrontata.
Charlie capí che quella ragazza doveva essere un tipo davvero...difficile da sopportare.
«Aiuterete me e il sign...Charlie in alcune faccende. Come punizione, si, cioé, i-io sono il professore e posso farle queste cose, quindi...una punizione.»
Hagrid non sembrava molto sicuro delle sue parole, anzi, pareva stesse piú autoconvincendosi di poter fare una cosa del genere, che altro.
Vide l'espressione delle due ragazze mutare in modo repentino, sembravano incredule di una tale presa di pozione del mezzogigante.
«M-ma...» provó a lamentarsi Helen.
«Non si discute, altrimenti sono costretto a riferire al Direttore della vostra Casa.»
Charlie raggeló al solo pensiero, il professor Piton avrebbe potuto rinchiuderle in una segreta per il resto della notte se fosse venuto a conoscenza dell'accaduto, o peggio, se avesse saputo del rifiuto, da parte delle due Serpi, di restare in castigo. Esigeva sempre grande disciplina dagli studenti della sua casa.
Le due ragazze, evidentemente, dovettero avere la sua stessa intuizione, perchè abbassarono gli occhi, senza proferire più parola.

Tutti gli studenti si dileguarono in pochi minuti, lasciando solo le due streghe in loro compagnia.
Charlie se ne stava fermo su due gambe con le braccia conserte, aspettando che Hagrid spiegasse loro in cosa consistesse questa punizione.
«Ho chiesto a Charlie di aiutarmi in alcune faccende, ma sei mani...no aspettate.» Hagrid iniziò a contare, alzando un dito per ogni persona presente «volevo dire otto mani» si corresse, «Sono meglio di quattro. Erika tu verrai con me» disse poi rivolgendosi alla mora «mi darai una mano con le zucche giganti. Helen tu invece affiancherai Charlie, con gli snasi.»
«MA PERCHE' LEI PUO' ANDARE CON LUI?» protestó subito la Raylee.
«P-perchè ho deciso così» si giustificò Hagrid
«Forza andiamo, prima che arrivi il prossimo gruppo.»
Stranamente la ragazza non ribattè ulteriormente, rassegnandosi; forse aveva effettivamente capito di non avere scelta.
Poco dopo si allontanarono alla volta della casa del mezzogigante.
Erano rimasti solo lui ed Helen, la quale non aveva proferito parola, né tanto meno aveva alzato lo sguardo dalle punte delle sue scarpe. Charlie non riusciva a comprendere se fosse imbarazzata, totalmente disinteressata o, addirittura, annoiata.
Quella ragazza era un vero e proprio enigma e, a volte, decifrare quel suo comportamento criptico gli sembrava impossibile, era più semplice addestrare un Dorsorugoso di Norvegia.
«Stai bene?» azzardò lui
Si voltò, finalmente nella sua direzione: aveva attirato la sua attenzione.
«Si.» rispose semplicemente lei.
«Bene.» un silenzio imbarazzante calò tra loro, non era di certo la prima volta.
«Allora andiamo.» disse infine.

Dopo essersi procurati il necessario, si diressero verso l'area della Riserva dedicata gli Snasi. Questi non erano numerosi, eppure sembrava lo fossero, per quanto correvano, si rotolavano: erano ovunque e in nessun posto, contemporaneamente.
Appena li videro arrivare con il cibo, si precipitarono immediatamente ai loro piedi. Due di loro si poggiarono uno sulla sua spalla, e l'altro su quella di Helen, la quale sembrò per un attimo sobbalzare, ma la vide subito sorridere in direzione della creatura ed accarezzarla con delicatezza.
Si incantò per un attimo ad osservare la scena: lo snaso si faceva coccolare dalla bionda, per poi subito afferrare il cibo che lei gli aveva offerto. Helen continuava a sfoggiare un sorriso che Charlie ritenne essere uno dei più belli che avesse mai visto. Era così dolce, raggiante e allo stesso tempo coinvolgente, a tal punto da contagiare anche lui.
La imitò.
Helen cominció a dare da mangiare al resto dei piccoli animaletti, sebbene fosse quasi impossibile vederli stare fermi. Sembravano quasi innocenti.
Si, quasi, perchè non lo erano affatto.
«Hey» disse Charlie afferrando un piccolo snaso «Ridaglielo
«Cosa?» chiese lei, perplessa.
Helen lo stava guardando con fare interrogativo, Charlie si aspettava una reazione del genere.
Spronò nuovamente la creatura con un pizzicotto sul ventre, solo così questo tirò, da sotto lo strato di pelliccia, la catenina d'oro che Helen poco prima portava agganciata al collo.
«Ecco bravo.» si complimentò Charlie, mentre lo snaso riusciva a sfuggire alla sua presa.
Si rivolse poi verso Helen, porgendole la collanina con una mano, mentre lei continuava a guardarlo con lo sguardo di chi non ha esattamente capito come fosse potuto accadere, e lui non le avrebbe dato tutti i torti, in quanto solo un occhio esperto sarebbe stato in grado di accorgersene: gli snasi, creature particolarmente furtive.
Lei prese la catenina, provando a rimetterla, volgendo poi le spalle a Charlie.
«Puoi agganciarla, per favore?»
gli chiese, spostando tutta la massa di biondi capelli da un lato della spalla.
«Oh, certo» rispose lui.
Afferró le due estremità, cosí piccole nelle sue mani, che pensó di non riuscirci. Si fece più vicino, per poter osservare meglio l'aggancio.
Il corpo di Helen emanava un certo tepore.
Passando le estremità attorno al collo di lei, fu impossibile non sfiorare quella pelle candida, non percepire il pulsare delle sue vene. Il cuore le batteva forte, notó. Ebbe l'impressione di sentire quei tonfi, nel silenzio che li circondava.
Sfioró i biondi capelli morbidi e si domandó quale sensazione si provasse ad affondarvi le mani.
"Charlie Weasley, ma cosa vai pensando?" domandó a sè stesso.
Con un leggero sforzo riuscì ad agganciare quella catenina sottile.
Avrebbe voluto impiegarci più tempo.
Il contatto con Helen aveva un qualcosa di benefico.
Quando lei si fu voltata, le sue guance erano dipinte di un rosa tenue.
«Grazie, Charlie» fece, inclinando gli angoli della bocca.
Il suo nome non gli era mai sembrato tanto bello.

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