Helen si svegliò di soprassalto, madida di sudore.
Una sensazione schiacciante le gravava sul petto, come un peso.
Ava dormiva nel baldacchino accanto, colmando il silenzio di respiri ritmici.
Helen prese un sorso dal bicchiere poggiato sul comodino, poi si adagió nuovamente sul materasso.
Era diventato improvvisamente scomodo.
Chiuse gli occhi, pensando alla giornata che aveva appena trascorso, nella speranza di liberarsi di quel presentimento.
Quel giorno l'incontro dell'ES era andato molto bene: si erano concentrati su schiantesimi e avevano ripassato alcuni incantesimi precedentemente appresi.
La Umbridge ovviamente si era opposta ad una qualsiasi possibile cospirazione, facendo capo al Decreto Didattico numero ventiquattro:
"Nessuna organizzazione, società, squadra, gruppo o circolo può esistere senza previa conoscenza e approvazione dell'Inquisitore Supremo."
A parte questo, c'era da ammetterlo, Harry Potter era un ottimo mentore, e sotto la sua guida sarebbero stati tutti in grado di evocare presto un patronus. Helen non stava nella pelle, a che ricordo felice avrebbe dovuto appellarsi? Una sfilza di bei momenti si fecero spazio nella sua mente.
Sentì il battito rallentarle, il sonno prendere possesso di lei nuovamente, quella sensazione che pareva un macigno non l'abbandonó tuttavia, ma fu mascherata dai sogni che occupavano i suoi pensieri adesso.
Helen mise piede fuori dalla sala comune dei serpeverde, con una valigia che ospitava tutto il necessario per fare ritorno a casa, o come si era pensato, alla Tana, in vista del Natale. Quelle festività sarebbero state diverse senza Charlie, o Jacob, e anche senza il solito clima di allegria.
Hogwarts come ogni anno, era in procinto di essere addobbata; il professor Flitwick correva da una parte all'altra, e Helen fu abbastanza sicura che Hagrid stesse trasportando un grande pino da qualche parte.
Tuttavia, fu sorpresa di non vedere nè gemelli, nè Ginny e neppure Ron, con i quali avrebbe dovuto fare rientro.
Poi, dopo aver perlustrato la Sala Grande e i corridoi adiacenti, persino il cortile, una presa le afferró la camicia; fu tutto così rapido, che non ebbe il tempo di capire chi fosse stato, ma pochi istanti dopo, constató si trattasse di Adeline.
«Ma sei impazz-» cominció Helen, ma l'amica le impedì la parola, coprendole la bocca con una mano.
«Helen...Arthur Weasley è stato ferito...è stato un serpente» farfuglió, sconvolta come non mai.
«Hermione Granger mi ha fermato nella sala comune per dirmelo. I Weasley sono al quartier generale, o probabilmente al San Mungo»
Helen si sentì venir meno. Arthur Weasley. Non poteva essere. Pensó alla povera Molly, alla paura che avesse provato.
«Come sta?» domandó istintivamente
«Helen non c'è tempo, devi andare lì. Vai da Piton, lui saprà dirti cosa fare» poi Adeline si affrettó, dandole un bacio sulla guancia e stringendola forte.
La vide correre in direzione dell'uscita: sarebbe tornata a casa, e avrebbe preso l'espresso dalla stazione di Hogsmeade.
Piton.
Pensó Helen, poi si affrettó alle scale, trascinando il bagaglio alla meno peggio.
Sapeva dove lo avrebbe trovato: al ripostiglio, nel corridoio degli Arazzi.
Mentre si dirigeva lì, alcuni dipinti cercarono di raccomandarle di non correre troppo, ma invano.
Helen correva così veloce, che avrebbe potuto lanciare per aria qualsiasi persona le si fosse parata dinanzi. Pensava ai gemelli, a come si sentissero, al signor Weasley, sperando fosse ben lontano dalla morte, e a Molly, che non avrebbe mai voluto perdere neanche un pezzo della sua famiglia; era il suo incubo peggiore.
Quando fu arrivata al ripostiglio, trovó Piton, quasi ad aspettarla. I capelli neri e oleosi gli circondavano il viso giallastro, conferendogli un aspetto torvo, cupo, anche più del solito. Helen si sentì sotto inquisizione, dinanzi al suo penetrante sguardo.
«Sistemi quella camicia» la ammonì a denti stretti.
Era pur sempre il direttore di serpeverde. Helen cercó di stirare le pieghe con le mani.
«Io... ecco» cominció Helen, ma venne zittita per la seconda volta in quella giornata.
«Risparmi chiacchiere inutili, signorina Clark, e non si aspetti alcun trattamento di favore» scandì bene le parole, una per una. Helen era abituata a quel modo di fare così distaccato, a tratti si chiedeva se quell'uomo avesse un cuore.
Poi il professore la invitó ad entrare, serrando la porta con un incantesimo. Come Helen aveva ipotizzato, Piton stava facendo l'inventario, suo solito prima delle feste, per essere certo che qualche studentello non sgraffignasse alcuni dei suoi preziosi ingredienti.
Il professore prese una vecchia ampolla scheggiata, recitando: «Portus», con un tono piuttosto gelido e indifferente. Arthur era un membro dell'ordine, come poteva non interessargli un minimo?
Mentre Helen lo guardava, capì il perché si fosse svegliata con quel brutto presentimento.
«Ha mai preso una passaporta?» domandó; Helen annuì. «Bene, questa la condurrà lì, sanno del suo arrivo». Senza pensarci troppo, Helen chiuse la man attorno a quell'oggetto, e prima di scomparire, auguró a Piton buone feste, ma la sua espressione non mutó di una virgola. La fissó solamente, con il solito cipiglio.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
