Capitolo 51 - Accademia

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Sebbene gli ultimi momenti ad Hogwarts avessero donato ad Helen tanta gioia, quei giorni furono altrettanto caratterizzati da un'ondata di panico.
Tutti i giornali ne parlavano. Ogni testata, ogni titolo raccontava di una sola cosa: Voldemort era tornato, e tutti ora ci credevano.
Helen stava leggendo l'articolo pubblicato da suo padre stesso, compiaciuta di vederlo in prima pagina. Lo stesso ministro aveva assistito al ritorno di colui che non deve essere nominato, all'interno del ministero, per giunta.
La verità era venuta a galla, e il mondo magico verteva in uno stato di sconforto e terrore. Tutto pareva chiaro ora: le sparizioni, i comportamenti ingiustificati di molti maghi e streghe.
Più di tutto quello, a sconvolgere Helen, fu la morte di Sirius, ucciso per mano di sua cugina Bellatrix Lestrange. Non se lo sarebbe aspettato mai, ma si era affezionata ai suoi modi gentili, a Grimmauld Place e alle squisite colazioni che preparava. Una lacrima le rigó la guancia, pensando a come si fosse sentito il povero Harry, travolto da tutto quello.
"Almeno ora gli credono" pensó Helen.
Un senso di perdizione le schiacció il petto.
Là fuori l'attendeva il mondo reale, avrebbe detto addio alle rassicuranti barriere del castello, alle aule accoglienti nelle quali aveva vissuto i drammi adolescenziali, alla biblioteca con tutti i tomi polverosi.
All'esterno c'era un mondo caratterizzato da crudeltà, odio, mancanza di scrupoli. La prospettiva di abbandonare quel posto sicuro proprio in quell'istante non era rasserenante, ma si fece coraggio. Sarebbe stata più utile là fuori.
Trascorse l'ultimo giorno a camminare per il castello; non lo avrebbe mai dimenticato. Deambuló ovunque, sfiorando le pietrose pareti, contando i passi, che non le sarebbero sembrati mai abbastanza. Suonó per l'ultima volta il pianoforte dell'aula di musica. Lasció che un pianto di gioia, mista a tristezza, le inumidisse le guance, ripensando ai ricordi che avrebbe conservato per sempre: lo smistamento, i momenti con Adeline e i gemelli, il romanticismo sfrontato di Lee Jordan, il ballo del Ceppo, la notte con Charlie nell'aula di divinazione. Aveva paura che quella scuola avesse potuto risentire di ció che stava accadendo, una sensazione così brutta da raggelarle il sangue.
Si sarebbe incatenata lì con un incantesimo, pur di vegliare su quel luogo felice.
Salutó quel castello, guardando il dormitorio che l'aveva accolta per un ultimo istante, ringraziando ogni singolo attimo passatovi; poi salutó l'Espresso ed il binario 9 3/4, quando ebbe messo piede a King's Cross, forse l'ultima volta per un lungo tempo.
Adeline le strinse la mano, come era solita fare.
«Helen» fece, aveva le lacrime agli occhi. «Grazie, amica mia, per tutto ció che è stato nostro»
«Su, dai, non ci stiamo mica separando» cercó di sdrammatizzare lei, mordendosi le labbra per non scoppiare a piangere.
«Lo so, questo non accadrà mai, voglio che tu lo sappia» rispose, singhiozzando tra una parola e un'altra. «Come voglio che tu sappia che mi hai regalato dei momenti bellissimi».
Adeline la strinse, avrebbe voluto tenerla al sicuro. Helen sapeva benissimo quali fossero i timori dell'amica: entrambi i loro mestieri le avrebbero esposte a molti rischi, e forse aveva paura che qualcosa di più forte avesse potuto separarle.
«Tu non mi perderai, lo hai capito?» la rimproveró Helen, stringendola di più.
Dopo quell'abbraccio, preferirono non parlare.
Adeline avrebbe frequentato l'accademia degli Auror, Helen avrebbe affrontato l'addestramento da Spezzaincantesimi alla Gringott.
Ognuna delle due prese la propria direzione, con una silenziosa promessa nel cuore.
La Tana sarebbe divenuta il nuovo quartier generale dell'Ordine, ora che Sirius era altrove, lontano dal mondo dei vivi.
Helen poteva tornare a casa sua, dove suo padre l'attendeva, sebbene facente parte dell'ordine, lontano dal pericolo più degli altri, più dei Weasley.
Attese il nottetempo, sebbene si fosse ripromessa di non prenderlo più, e quando fu salita, guardó la stazione allontanarsi.
«Grazie» bisbiglió appena, poi sorrise.

Helen era tornata a casa da un giorno soltanto, era più vuota del solito. Non c'era Jacob, non c'era il solito baccano proveniente dalla Tana; c'era suo padre, che fu contento di rivederla dopo tutto quel tempo: l'accolse baciandola, congratulandosi per i risultati conseguiti, commosso. Poi la mise alla prova, facendole recitare una serie di incantesimi protettivi attorno alla loro dimora.
«Niente male, signorina Spazzaincantesimi» si complimentó, ammirandola.
L'indomani, un gufo lasció una lettera per Helen, proveniente dal Ministero, contrassegnata dal sigillo dorato.
Non si era mai ritenuta una persona ansiosa, ma in quel momento le mani presero a tremarle, al punto tale che fu difficile aprirla per svelare il contenuto.
Ma Helen sapeva già che lì dentro vi fosse il suo futuro. Fu presa dalla voglia di correre alla Tana, festeggiare con i gemelli, ma loro non abitavano più lì; un senso di malinconia le montó nel petto, ma lo scacció, aprendo la busta con un gesto secco e leggendo il contenuto della pergamena:

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