Capitolo 30 - Duello

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«Expelliarmus!» lanció Helen, con un fluido movimento. Il suo avversario fu pronto, e si protesse abilmente.
«Davvero Helen? Replichi le mie mosse? Su, fammi vedere cosa sai fare!» la spronó, piantando i piedi.
«Rictusempra», giocó la sua seconda carta; questa volta Bill fu spinto indietro, contorcendosi per la sensazione di solletico.
Si ricompose, guardando Helen negli occhi, continuando a sfidarla in quel modo.
«Stupeficium!» fece poi, squarciando l'aria con un grido.
Gli occhi dei gemelli e quelli di Charlie si spalancarono alla vista del fascio rosso, emesso dalla bacchetta del loro fratello maggiore.
Helen fu scattante, rispose con un: «Protego».
Una scarica di adrenalina la percorse.
Il bagliore si infranse contro lo scudo invisibile, prodotto da lei.
"Davvero Bill, vai giù così pesante!?" si chiese, consapevole del fatto che quell'incantesimo avrebbe potuto farle perdere i sensi.
«Dai Helen, attacca!!» avevano suggerito i gemelli, lanciandole addosso delle Api Frizzole.
Helen li folgoró con gli occhi.
Voleva giocare duro? Bene. Non ci pensó due volte.
«Everte statim!», battè il piede a terra per l'impeto.
Bill si difese, ma lei ritentó una seconda volta, e fu contenta si fosse trattato di una giusta pensata: il corpo del ragazzo, come privo di attrito, fu scagliato bruscamente indietro, e andó a sbattere per terra.
I suoi vestiti si sporcarono di terra.
Senza rimettersi in piedi, rispose con un: «Levicorpus!».
Helen si ritrovó appesa per le caviglie, ringraziando di non aver indossato un vestito.
Doveva allenare i propri riflessi, magari Charlie avrebbe potuto aiutarla.
«Appena saró scesa, voi sarete i prossimi!» minacció i gemelli, che ridevano a crepapelle. L'espressione del secondogenito, invece, trasmetteva una tensione crescente. Helen lo vide stringere la mano intorno alla propria bacchetta, ma prima che avesse potuto agire in suo aiuto, sebbene si trovasse a testa in giù, puntó gli occhi sul suo sfidante, proferendo: «Tarantallegra»
Bill non fu rapido nel difendersi, infatti le sue gambe cominciarono a muoversi a scatti, in una danza scoordinata. Vide i gemelli sputare le caramelle, presi dalla ridarella. Giuró di aver visto, anche da quell'angolazione, il volto di Charlie aprirsi in una risatina.
«Liberacorpus», puntó la bacchetta ai suoi piedi, sospesi a mezz'aria. Repentinamente cadde al suolo, atterrando sulle ginocchia.
Non appena ebbe ripreso coscienza, vide che Bill, non più costretto dalla fattura a ballare freneticamente, le puntava la bacchetta contro, più vicino.
Se non avesse conosciuto il maggiore dei Weasley così bene, avrebbe detto che sarebbe stato pronto a farla fuori.
Lo aveva sottovalutato.
Il ragazzo prese a lanciarle contro un incantesimo dopo l'altro, ed Helen prese a pararli, avvertendo la debolezza nelle braccia. Cominció a indietreggiare, a muoversi in tondo, provó a resistergli in ogni modo, ma ad un certo punto perse la concentrazione.
Bastó, a Bill, un semplice "Expelliarmus" per portare a termine quel duello.
Helen cadde a terra, le gambe le tremavano, ma era felice.
Era riuscita a tenergli testa.
Bill le tese una mano, lei si lasció aiutare.
Dall'altra parte i tre Weasley applaudivano e fischiavano, facendosi vicino a loro.
«Davvero niente male Helen. Hai fegato, devi affinare solo la tecnica. A volte il miglior modo di difendersi è attaccare» si complimentó Bill, offrendole consiglio.
Il sudore le scendeva lungo la schiena, ma un senso di soddisfazione le pervadeva l'animo.
«Sei destinata a questo posto. La nostra piccola Helen non è più tanto piccola», Bill le aveva circondato affettuosamente le spalle con un braccio.
«Hai un del talento» ammiccó Charlie, mantenendo una certa discrezione.
Avrebbe voluto scoccargli un bacio, proprio lì, davanti a tutti.
I suoi occhi addosso le avevano infuso sicurezza durante quel combattimento, senza essi, non avrebbe avuto tanto fervore.
Poi la sua attenzione si spostó su un maestoso gufo, che aprendo le ali, si faceva strada attraverso le nuvole chiare, verso di loro.
I cinque aguzzarono la vista, cercando di capire se stesse portando qualcosa, ma solo quando si fu poggiato sulla spalla di Helen, facendola sussultare un attimo, si resero conto che stringeva un pezzetto di pergamena.
La ragazza lo srotolò, impaziente di sapere cosa ci fosse scritto, e non appena lo vide, i suoi occhi scintillarono:
"Guarda in alto
                                   -A. "

Volse gli occhi al cielo, impazienti di scrutare qualcosa all'orizzonte, o meglio, qualcuno.
Gli altri, seppur non capendo, fecero come lei.
I gemelli si fecero ombra con le mani, cominciando a roteare le teste in modo buffo.
«Psss, Helen, cosa stiamo guardando?» bisbiglió Fred.
La ragazza gli aveva passato il biglietto, Fred aveva sgranato gli occhi, passandolo poi a George, che aveva assunto la stessa espressione.
«Non vorrai dire che...» fecero i due all'unisono, ma prima che avessero potuto formulare ipotesi, qualcosa si mosse nel cielo.
Era Adeline.
Si muoveva in picchiata verso di loro sulla sua scopa, alla quale aveva agganciato i bagagli.
Quando si fu fatta più vicina al suolo, cominció a urlare: «PISTAAA».
Tutti si spostarono di lato, mentre la ragazza cercava di frenare la sua scopa da viaggio, tirando il manico verso di sé.
L'atterraggio non fu perfetto, neanche lontanamente.
Adeline ruzzolò a terra, ma non appena si fu rimessa in piedi, sotto lo sguardo preoccupato di tutti, esclamó, aprendo le braccia: «Sorpresa!».
Helen le corse incontro, stringendola il più forte possibile.
«Tu sei...» cominció Helen, apprensiva.
«Pazza? Lo so bene. Il mio sedere ha la forma di un manico di scopa» continuó lei.
«Stai bene? Ti sei fatta male?», Bill si era rivolto a lei, piuttosto preoccupato; Adeline annuì.
I gemelli la strinsero in un forte abbraccio, e anche Charlie la salutó cordialmente.
«Dobbiamo ammetterlo Adeline, hai fatto davvero un bell'ingresso, ne prendiamo atto» ammiró George.
«Papà mi ha concesso di usare la scopa da viaggio...» spiegó, massaggiandosi la spalla dolorante per la caduta. «Forse dovevo esercitarmi di più nell'atterraggio».
Dopo essersi intrattenute ancora un po' con i Weasley, Adeline ed Helen si diressero verso la casa di quest'ultima, trascinandosi i bagagli e la scopa.
Lungo il tragitto discussero del più e del meno, e in particolare dei corsi per ottenere i M.A.G.O.
Helen professó la volontà, da poco maturata, di voler diventare spezzaincantesimi, e prese a narrare del duello appena avuto con Bill.
Adeline con grande gioia disse che avrebbe voluto diventare Auror, e lei non ne era rimasta sorpresa, visti i valori di giustizia, ed il coraggio che le accomunava. Entrambe erano felici e consapevoli, e non c'era niente di più rassicurante.
Il loro legame era destinato ad essere, ad esistere per sempre, entrambe sapevano che le loro strade si sarebbero ritrovare in ogni frazione di tempo.
Adeline strinse le spalle di Helen con un braccio, poi fece «Mi sei mancata tanto, sai? Chissà quante cose devi raccontarmi, te lo leggo in faccia».
Helen le sorrise, dandole conferma di quell'ipotesi, ma avrebbero avuto tutto il tempo. Quella notte sarebbe stata insonne per entrambe, probabilmente.
«Allora...», Helen la vide arrossire, non appena ebbe iniziato. «Come sta Jacob...Ha qualche nuova fiamma?».
Helen rise.
«La fiamma è dentro le tue guance piuttosto, sei rossa come un peperone!». Adeline le schiaffeggió il braccio, imbronciandosi.
«Scherzo!», Helen alzó le mani in segno di resa.
Arrivarono fuori casa sua.
Jacob era in giardino, tutto intento a lucidare i suoi stivali stringati. Non appena le vide, un sorriso gli rischiaró il volto.
Helen potè sentire il respiro di Adeline venire meno per un momento.
«Adeline! Helen!», si precipitò verso di loro.
Guardó le loro mani, impegnate dai bagagli, e subito si rese utile.
«Lascia pure Adeline, ci penso io», tese le mani verso le sue, per liberarla da quel peso.
Adeline sembró paralizzata, così Helen ritenne giusto intervenire: «Potresti poggiarli in camera mia?». Jacob annuì, rivolgendo alla mora un ultimo sorriso ed entrando in casa.
«Finit... ah no, non sei sotto l'effetto di un Petrificus» ironizzó Helen, schioccando le dita davanti alla sua faccia, ancora sognante.
«Ride bene chi ride ultimo, cara Helen, oppure dovrei dire "ho-occhi-solo-per-il-rosso-allevatore-di-draghi
Poi entrarono in casa, spintonandosi a vicenda.
Ora il cielo sembrava essere più sereno, nessun'altro avrebbe tranciato le nuvole a bordo di una scopa da viaggio.

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