Regno Unito, 8 Luglio 2014
«Allora signor Weasley, mi dica, perché non si è ancora sposato?» la donna, alzó gli occhi dal foglio, guardandolo da sopra le lenti dei piccoli occhiali, che teneva appoggiati quasi sulla punta del naso.
Sorrise in modo ammiccante, riformulando la domanda.
«Caro Charles...posso chiamarla Charles vero? I nostri lettori della Gazzetta del Profeta si chiedono il motivo per il quale il secondogenito dei Weasley sia ancora scapolo».
La voce melliflua di Rita Skeeter l'aveva sempre infastidito. La sua voglia matta di ficcare il naso negli affari altrui, per fare gossip, raccontando spesso aneddoti e notizie totalmente fasulle. Ed era proprio questo che lo preoccupava, non voleva certo che la sua reputazione fosse infangata a causa di qualche pettegolezzo sbagliato. Aveva, quindi, deciso di acconsentire a rilasciarle una breve intervista, una volta e per tutte; almeno non lo avrebbe più importunato con le sue invadenti domande e le sue improbabili supposizioni.
Mancavano poche ore all'inizio della finale della Coppa del Mondo di Quidditch e la giornalista si era presentata lì per "trarre qualche succosa informazione sul conto dei membri dell'Ordine", come aveva dichiarato lei stessa.
Charlie cercó di riordinare le idee, prima di proferire parola.
«La conosce la teoria del 'pezzo mancante'?» chiese lui, vendendo la piuma della Skeeter iniziare a muoversi sul foglio.
«Oh no, mi illumini Charles, mi riveli tutti i suoi segreti»
La vide accavallare le gambe ed assumere la classica aria da pettegola, che la caratterizzava.
«Bene» inizió lui, emanando poi un grosso sospiro. «Ognuno di noi, signora Skeeter, è come un puzzle composto da tantissimi pezzi. Lei conosce quale sia la logica del comporre un puzzle, vero?».
La giornalista si sistemó gli occhiali sul naso, poi rispose con voce intrisa di presunzione, e piuttosto stridula : «Bisogna trovare i pezzi che combaciano, mi sembra ovvio»
«Esatto» asserrì Charlie. «Cerchiamo i tasselli del nostro puzzle tutta la vita, lo facciamo per sentirci sempre più completi»
Fece una breve pausa, posando gli occhi dalla donna ad un punto indeterminato del suolo.
«È come sapere che manca qualcosa, lo senti, lo percepisci. Mi capisce signora Skeeter? Ha mai provato questa sensazione?» chiese, rivolgendo nuovamente lo sguardo alla sua interlocutrice.
«Mai provato, Charles. Risulterei presuntuosa se dicessi che a una donna come me non manca nulla» rispose con un tono altezzoso, ridacchiando. «Tuttavia, credo di comprendere cosa lei intenda» cinguettó poi, verficando che la penna avesse scritto ció che lei avesse precedentemente detto.
Charlie sorrise; incredibile quanto le persone si preoccupassero così tanto delle apparenze.
«Quindi mi capirebbe se le dicessi che mi sentivo come se mi mancasse sempre qualcosa? Con un senso di vuoto che mi attanagliava, senza un reale motivo?» domandó nuovamente.
«Diciamo di si» rispose lei, guardandolo sottecchi. «Charles, le vorrei peró ricordare che sarei io qui a fare le domande» aggiunse, leggermente infastidita.
«Per Godric, me ne ero dimenticato» incurvó le labbra in un piccolo ghigno. Le aveva concesso di intervistarlo, ma non aveva detto che sarebbe stato semplice.
«Qualche anno fa, prima della guerra, ho trovato il mio...chiamiamolo "pezzo mancante"» abbassò nuovamente gli occhi; alludere ad Helen gli provocava sempre una strana sensazione di angoscia, riportandogli alla mente i momenti che avevano condiviso.
La Skeeter sembrò attizzarsi a quelle parole.
«E cos'era questo 'pezzo mancante', Charles?» chiese, invitandolo a rivelarle qualcosa in più, pronta a crearne del buon gossip.
«Vorrà dire: chi era» pronunciò, non riuscendo, tuttavia, ad alzare lo sguardo.
«Era la persona più bella che io avessi mai incontrato. Combaciava perfettamente con ogni pezzo di me, perchè era l'unica che sia mai riuscita a colmare il vuoto che mi portavo dentro» sentiva gli occhi bruciare, tratteneva a stento le lacrime. Era come riaprire una vecchia ferita; gli faceva male.
«Uh ammirevole Charles, deduco quindi che sia una lei» disse la Skeeter con la voce di chi ha appena ricevuto dell'oro puro per il proprio articolo. «Dunque, chi era questa sua lei?» chiese poi, cercando di scavare sempre più a fondo.
La penna si era fermata, attendeva anch'essa, ansiosa di scrivere nuovi succulenti dettagli.
Charlie sorrise, passandosi una mano nei capelli.
«Questo non posso dirglielo» ammise. Non avrebbe dato in pasto alla giornalista il nome di Helen cosí facilmente, non voleva che nessuno potesse osare infangarlo, scrivere di lei, magari macchiando la sua reputazione.
«Tuttavia, sappia solamente una cosa: quando si è giovani e si perde il proprio 'pezzo mancante', è impossibile sostituirlo; nessun altro si incastrerà in questo spazio lasciato vuoto» spiegò, con voce tremante. Sorrise. Si era ripromesso di regarle solo sorrisi, voleva che il pensiero di lei fosse associato solo alle bellissime emozioni e gli stupendi sentimenti che solo Helen fosse stata in grado di regalargli.
«Quindi l'ha persa, dico bene?» chiese la Skeeter, proprio mentre veniva annunciato l'ingresso delle squadre. Lo guardava avida, voleva sapere, ma Charlie riteneva avesse già appreso abbastanza della propria vita privata.
«Mi spiace signora Skeeter, ma la partita sta per iniziare, la mia famiglia mi attende»
Cosí facendo si congedò, avviandosi verso gli spalti. Alzò gli occhi al cielo, notando quanto fosse limpido quel giorno e come il sole splendesse sulle loro teste.
Era passato tanto tempo, eppure lui la sentiva accanto a sè.
Incurvò le labbra. Era vivo ed avrebbe continuato a trascorrere le proprio giornate nel migliore dei modi, senza che nulla riuscisse a recargli sconforto, come lei avrebbe voluto che facesse.
Per Helen.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
