Charlie stava togliendo i vestiti dal baule da viaggio, sistemandoli all'interno dei cassetti.
Aveva procrastinato quell'azione per tutti i giorni precedenti, ma prima o poi andava fatto.
«Ragazzi scendete forza, i Clark sono quasi arrivati!»
La voce della madre gli arrivó lontana, ma comprensibile affinché lui recepisse il messaggio.
Uscí dalla stanza, chiundendo la porta.
Scendendo le scale sentí la madre ammonire i gemelli con le solite urla.
"Staranno combinando qualcuna delle loro." pensò.
Appena giunto al piano terra, notò che Jacob e la sua famiglia erano già arrivati.
«Amico mio!»
Salutò il suo miglior amico con un abbraccio e una pacca sulla spalla, come era solito fare.
Tuttavia, la sua attenzione fu catturata da ció che stava avvenendo proprio a pochi metri da lui.
Mamma Weasley reggeva con una mano un sacchetto color oro, e con l'altra faceva girare Helen su se' stessa.
Aveva un morbido maglioncino color panna, lo aveva sistemato all'interno di una gonna nera che le arrivava a metà coscia.
Quando la ragazza volteggiò, quella descrisse una specie di cerchio, alzandosi leggermente con un vorticoso movimento.
"Ma che Merlino guardi, Charlie."
Si ritrovò a fissarla per un momento.
Di nuovo.
«Ciao, Helen.»
«Ciao, Charlie.»
Le sembrò un tantino distante, perché il suo sguardo cambiò subito direzione, volgendosi altrove.
"Ci credo, se ti metti a squadrare le ragazze..."
Forse non era più abituato alle persone. Con i draghi era più facile, con loro non si faceva tanti problemi, riusciva ad essere più spontaneo, più lui, più Charlie.
Guardò per un momento nella sua direzione. Stava parlando con Ginny.
Era diventata più alta, anche più slanciata.
Aveva i fianchi più pronunciati, le mettevano in risalto le curve sinuose.
Si voltò improvvisamente verso l'amico, focalizzandosi su qualcos'altro.
«Andiamo di la'?» propose Jacob.
«Ottima idea.»
Davvero un'ottima idea, pensó.
La madre aveva intavolato un pranzo niente male, accompagnato da buon (forse un po' troppo) vino.
Charlie seppe contenersi, ne bevve un bicchiere, forse due.
Aveva imparato in quegli anni a mantenere un certo autocontrollo, cercando di non esagerare.
I primi anni in Romania, lui e Jacob, li avevano passati all'insegna della mancanza di regole, ammaliati dal fascino della vita autonoma ed indipendente.
Poi dovettero darsi una regolata.
Erano uomini, non ragazzini, non più.
L'amico, nonostante ciò, durante le feste, si era lasciato un po' trasportare dal clima gioioso del periodo.
Difatti, era ubriaco.
«Allora quest'anno ci sono i G.U.F.O.» gli sentí dire, mentre si rivolgeva prima ai gemelli e poi a sua sorella.
Non volle sbagliarsi, ma gli sembrò che Helen avesse per un attimo alzato gli occhi al cielo, come se fosse stata...infastidita da quell'affermazione.
«Noi vorremmo progettare scherzi.»
«Si. Magari aprire un negozio tutto nostro.»
«MA...è solo un'idea.»
Sorrise a quelle risposte.
Non aveva dubbi.
I gemelli avevano sempre manifestato la loro "passione" per gli scherzi, e poterne fare una vera e propria professione, era da sempre il loro sogno.
«E tu Helen? Cosa vorresti fare dopo?»
Sentí il padre rivolgersi alla più piccola dei Clark.
«Non lo so.» rispose schietta.
In realtà non sapeva se fosse davvero schiettezza o solo un modo per liquidare quanto più velocemente la domanda.
«Ma come non lo sai tesoro? Forse sei indecisa tra qualche professione? Se vuoi noi possiamo aiutarti.»
La madre non demorse.
Non volle sbagliarsi, ma notò quanto la ragazza non fosse proprio a suo agio, come se fosse turbata dall'idea ansiosa del futuro.
«Forse potresti scrivere sulla Gazzetta del Profeta come tuo padre, o magari dedicarti all'insegnamento. Sai a me piace molto Babbanologia, potresti provare. Oppure il Ministero della Magia, come Arthur. Però se proprio devi scegliere ti consiglio qualche impiego ben pagato, sai noi -»
«Guaritrice.»
Era decisamente agitata.
Evidentemente la conversazione non stava prendendo proprio la piega sperata.
«Forse.» aggiunse, quasi sottovoce.
Forse sarebbe dovuto intervenire, in qualche modo.
Sapeva che la madre non avrebbe abbandonato il discorso facilmente, e non credeva che continuarlo fosse la cosa che Helen si stesse auspicando.
D'altronde lui, più di lei, forse di chiunque altro (a parte i suoi fratelli), sapeva quanto loquace fosse la madre, soprattutto su questo argomento, in particolare con "l'aiutino" di un po' di vino.
Non reggeva per niente.
«Beh, forse potresti anch-»
«Su mamma, non pressarla, d'altronde anch'io ero indeciso e confuso al mio quinto anno.» s'intromise.
Forse non era totalmente vero. Aveva da sempre voluto stare a contatto con i draghi.
"Vabbe' però per un periodo mi sono piaciuti anche i Tuoni Alati" giustificò così il suo intervento.
Rivolse lo sguardo dalla madre a lei.
Sembrava più rilassata, si notava dalla sua espressione.
Helen gli sorrise debolmente e lui ricambiò.
"È davvero bella."
Continuarono a pranzare, ridere, conversare. Non sapeva bene da quanto tempo fossero seduti a quel tavolo, aveva bisogno di sgranchirsi le gambe.
Guardò l'orologio.
Le 15:45.
"Il tempo vola quando ci si diverte."
«Signora Weas...ehm, Molly, posso aiutare a portare queste cose in cucina?»
La sua attenzione fu catturata di nuovo dalla picc...beh non più tanto piccola, Clark.
Si alzò, iniziando a riordinare alcuni piatti.
Doveva annoiarsi.
Immaginava che non avesse un granchè di cui parlare con nessuno di loro, a parte forse i gemelli, i quali però, costatò, vedeva ogni giorno.
«Oh tesoro, non serve, dopo faccio io.»
«Insisto.»
Sembrava leggermente sovrappensiero.
«Almeno fatti aiutare da qualcuno dei miei scansafatiche.»
«Oh, ma non ce n'è bisogno.»
«L'aiuto io.»
In realtà non sapeva il motivo per cui si fosse offerto di aiutarla, evidentemente, a causa dell'eccessivo bisogno di alzarsi dalla sedia.
Raccolse alcuni piatti e si avviò nell'altra stanza.
Si appoggiò poi al piano della cucina, stiracchiandosi gambe e braccia.
Odiava stare seduto per troppo tempo, era come se i muscoli del corpo si fossero addormentati, atrofizzati quasi.
Lo infastidiva.
Improvvisamente sentí qualcosa urtargli la spalla, poi un tintinnio di posate, si girò di scatto e afferrò qualcosa: delle mani.
Helen trasportava una pila di piatti forse un po' troppo alta.
Evidentemente stava per perdere l'equilibrio.
Charlie aveva avuto i riflessi pronti, evitando che quella montagna di oggetti le cadesse di mano.
Aveva sviluppato quest'abilitá negli anni, d'altronde si sa', se lavori con le creature magiche, specialmente i draghi, devi possedere una certa prontezza.
«Tutto a posto, Helen?»
I loro occhi si incrociarono per un attimo.
Erano azzurri, sembravano uno specchio d'acqua.
Notó che lei aveva osservato per un attimo le loro mani.
Charlie non se ne era reso conto, ma le aveva ancora poggiate sulle sue. Erano lisce, fredde.
La liberó dalla pila di piatti, posandoli all'interno del lavello.
«Si, tutto ok.»
Poggiò di nuovo le mani sul piano della cucina, tirando leggermente sù le maniche del maglione e dandole le spalle.
Faceva un po' caldo.
"Sarà il vapore prodotto dalla cottura dello stufato." pensò.
Lei gli si avvicinò.
Improvvisamente sentí un lieve tocco sul braccio.
Helen stava tracciando con un dito il contorno di una cicatrice.
«Colpa di un drago eh?» gli domandò.
«Longhorn Romeno.»
Un breve tremito gli percorse la schiena quando il dito di lei scese, descrivendo un percorso immaginario fino ad un'altra cicatrice.
Aveva una pelle liscia e vellutata, al contrario della sua.
La guardò.
Non comprendeva a pieno quello che stava accadendo, e nemmeno riusciva a comprendere cosa lui stesso stesse provando a quel contatto.
Era sempre Helen, la sorella di Jacob, la ragazzina che conosceva da una vita.
Ok, forse ora non più tanto ragazzina, ma che importava?
Era sempre lei.
«E questa?»
«Grugnocorto Svedese.»
Ricordava la provenienza di ogni cicatrice: come l'aveva ottenuta, quanto dolore gli aveva provocato.
«Un cucciolo.»
Lei interruppe quel contatto.
Un silenzio imbarazzante piombó tra loro.
«È bello che tu voglia fare la guaritrice.»
Lo fissó, perplessa.
Evidentemente voleva capire dove lui volesse arrivare, pensó Charlie.
«È un mestiere poco preso in considerazione. Dove lavoriamo noi, negli allevamenti di draghi, ne servirebbero tanti di guaritori, per tutte le volte che ci infortuniamo, eppure scarseggiano.»
Ricadde il silenzio.
Helen continuava a fissarlo.
Forse aveva parlato troppo.
Cercava di captarle in quegli occhi criptici qualche sensazione.
«Ti volevo, beh, ringraziare per prima.» aggiunse improvvisamente.
Charlie non capiva.
«Prima?»
«Si. Non era proprio un discorso che avrei voluto affrontare.»
Lo aveva immaginato.
«Ah, per quello. Figurati.» le rispose Charlie, sorridendo e portando una mano dietro la testa.
Lei ricambiò il sorriso.
Fece per andarse, quando ad un certo punto si bloccó, rivolgendosi nuovamente al rosso.
«Perché hai mentito?»
Charlie la guardó, confuso.
Mentire?
«Mentire?»
«Si...beh, tu hai sempre saputo cosa voler diventare. Insomma, i draghi, le creature magiche...»
Ricordó ció che aveva detto.
Com'era quell'imprecazione babbana che aveva imparato poco tempo fa?
Ah si.
"Cazzo!"
Che doveva dire?
«No, cioè...si. Però c'è stato un periodo in cui ero interessato anche allo studio del Tuono Alato.»
Non era una bugia, forse solo una mezza veritá.
Lei gli sorrise, poi si incamminó nuovamente verso la sala da pranzo.
Charlie rimase per un attimo immobile, poi fece lo stesso.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
