«Helen»
Uscì dalla sua bocca come un sussurro. Il corpo della ragazza si accasciò al suolo con leggerezza. Gli occhi rivolti verso lui, spalancati, consapevoli.
Cadde al suolo, priva di qualsiasi impeto o slancio, come una foglia che si appena staccata da un ramo, allontanandosi dalla sua fonte di vita.
Charlie si precipitò verso di lei, dopo aver schiantato la Raylee con un tale impeto da farle perdere i sensi, da mandarla lontano di diversi metri; per un attimo fu come se tutto fosse divenuto silenzioso. Sentì le orecchie fischiargli forte, il fiato mancargli dal petto. Si lanció in ginocchio accanto a lei, stringendola tra le braccia, prendendo a scuoterla. Era fredda.
Le strofinó le braccia nel tentativo disperato di riscaldarla.
Tutto intorno c'erano grida, schianti, scoppi, ma lui non sentiva più nulla; il panico, la paura, il dolore lo trafissero come lame invisibili.
«Helen» gridó stavolta, toccandole le guance, accarezzandole i capelli freneticamente. Le poggió le labbra sulla fronte rilassata, non più corrugata nelle sue amabili espressioni. Odorava di vaniglia, come suo solito.
«Helen», la voce gli morì in gola, ne uscì un suono stridulo. Cercó la sua mano, la strinse forte.
«Helen, ti prego», le lacrime cominciarono a cadergli sulle guance, una dopo l'altra, offuscandogli la vista, rapide. Stava sognando? Era il momento di svegliarsi da quell'incubo.
Scosse la testa più e più volte.
"Svegliati Charlie, svegliati. È un brutto sogno"
Ma non funzionó. Era lei che doveva svegliarsi.
La scosse ancora, più vigorosamente.
«Helen svegliati, ti prego»
Poggió le testa sul suo petto; le lacrime bagnarono i vestiti di lei.
«Helen, non punirmi così» sussurró stavolta.
Ogni parte di lui era scossa da brividi. Sentiva la gola stringersi, come se un laccio invisibile lo stesse soffocando.
«Ti amo. Mi hai sentito? Ti amo. Non sono arrabbiato, non lo sono. Svegliati, ti prego.
«Avevi promesso di restare viva Helen, ti prego»
I suoi occhi avevano cambiato colore: erano di un verde plumbeo, spento, rispetto al bellissimo azzurro. Un rivolo di sangue le fuoriuscì dalla narice. Charlie continuava a scuoterla, invano.
Puntó la bacchetta all'altezza del petto, pronunciando incantesimi di guarigione con voce tremante, rotta dal pianto. Le sue possenti braccia erano scosse da spasmi, tremiti. Non ottenne risultati.
Gettó la bacchetta di lato, poggiando le mani all'altezza del cuore e iniziando a comprimere, ritmicamente, ricorrendo, per cui, a metodi più diretti. Forse la magia non era sempre la soluzione a tutto. Provó e riprovó, più e più volte, ma lei non dava segni di vita.
Adagió la propria bocca sulla sua, dandole un bacio; era fredda e le labbra avevano perso il colore rosa vivido. Continuó ad accarezzarle il viso, gli zigomi lisci e distesi.
«Avanti Helen, sono qui», un altro bacio, mentre le lacrime scivolarono giù, cominciando a bagnare anche il volto di lei, oltre che il proprio.
«Helen ti prego, no»
Sperava di ottenere risposta, ma le iridi della bionda rimasero ferme, fissando un punto oltre quella vita; non avrebbero più visto Charlie, e lui non avrebbe mai più incontrato gli occhi di lei, nelle sue mille sfumature.
La bocca era socchiusa, immobile, divenuta di un colore violaceo; la sua pelle aveva assunto un colorito insolitamente pallido e smunto.
Spenta.
Ecco come appariva, spenta.
Charlie avrebbe voluto restare lì, accanto a lei, sul suolo freddo. Si accasciò di fianco al suo corpo senza vita, stringendola la mano, ricordando quanto fosse bello starle steso accanto, riposarle vicino. Aveva gli occhi che traboccavano di lacrime, un dolore nel petto, come se il cuore avesse smesso di battere.
Volse gli occhi al cielo, cercando di riprendere fiato.
Poche stelle ancora brillavano, il buio veniva sempre più schiacciato dalla luce. Era certo che Helen fosse lì ormai.
Persino quando la voce di Voldemort riecheggiò nella sua testa, offrendo loro una tregua per piangere i morti, Charlie non si mosse.
Come avrebbe fatto da quel momento in avanti?
Era come se una parte di sè fosse stata eradicata, strappata via senza pietà.
Inspiró la fredda aria, tornando nuovamente a inginocchiarsi davanti a lei.
Con un movimento delicato dei polpastrelli, caló le palpebre della ragazza, della sua amata, sugli occhi; ora sembrava dormisse, lontano da lui.
«Va tutto bene Helen, ora sei al sicuro» sussurró, singhiozzando forte. Lui avrebbe dovuto essere il suo posto sicuro.
Si portó la mano, ancora stretta a quella di lei, alla guancia, concedendosi l'ultimo tocco di quei polpastrelli, che lo avevano sfiorato tante volte. Ora comprendeva l'importanza di quel contatto, più di ogni altra cosa. Le bació la fronte dolcemente, accarezzandole i capelli.
Poi, con un anelito, sollevó il suo corpo dalle pietre scure del cortile, stringendolo tra le braccia, mettendosi in piedi. Quanto dolore lo attendeva ancora? Quanto gli era costato tutto quello?
Ogni passo che avanzava, sussurrava cose sconnesse, per incentivarsi a camminare, senza guardare il volto di Helen, acquietato dalla morte. I lunghi capelli biondi ricadevano all'indietro, al pari delle braccia rilassate. Si piegó a terra per recuperare la bacchetta di legno di faggio, che era rotolata distante; non le sarebbe più servita.
Un brivido gli percorse la mano quando la raccolse da terra, come se anche il nucleo di quella avesse percepito la perdita della sua proprietaria.
Non appena Charlie ebbe varcato le porte della sala grande, fu accolto da sguardi sofferenti, facce sconvolte, grida di strazio; egli stesso si sentì mancare, quando vide la sua famiglia riunita in un punto, attorno ad alcuni corpi.
Per poco il corpo di Helen non gli scivoló dalle braccia, essendogli venuta meno la forza.
A terra lì c'erano, disposti in fila, i corpi senza vita di Lupin, Tonks e Fred.
Fred, suo fratello.
Thaddeus si voltó nella sua direzione, seguito da Jacob e Adeline, che si stringevano, piangendo lacrime amare. Un grido lacerante sovrastó gli altri lamenti: il grido di un padre, che deve sopportare la morte di un figlio, sangue del suo sangue; il padre di Helen e i suoi genitori erano accomunati dallo stesso dolore. Quella guerra era costata cara a tutti loro.
Jacob si precipitò verso Charlie, facendosi carico del corpo della sorella e guardandolo dritto negli occhi.
Fu uno sguardo intenso, carico di dolore e tensione.
«Helen» sussurró Jacob, stringendo la sorella, come fosse una colomba ferita. Scoppió in lacrime, accompagnato dai disperati lamenti del padre, che si fece vicino. Charlie li strinse entrambi, ma senza dire nulla, prosciugato dal dolore. La famiglia Clark era devastata, perché alla figlia era toccata la stessa sorte della madre.
Quando Helen fu adagiata di fianco agli altri, i presenti realizzarono cosa fosse accaduto, ossia che Fred non fosse andato via da solo.
Adeline gridó, lanciandosi sul corpo dell'amica, rifiutandosi di lasciarlo, accompagnata da Jacob; aveva perso due dei suoi migliori amici quella notte.
George singhiozzava forte, per il suo gemello, sua esatta metà e per Helen.
«Avevate promesso, dovevamo uscirne insieme» gridó con voce rotta dal pianto, inginocchiato tra i due corpi. Adeline si strinse a lui, credendo che il suo corpo potesse spaccarsi in frantumi per il dolore.
Tutte le persone lì erano accomunate dallo strazio, da un patimento lancinante, dalla difficoltà a respirare.
I Weasley piangevano Helen, che era stata per loro una figlia, e Fred, carezzando i loro volti, maledicendo quella guerra. Adeline si teneva a Jacob e George.
Charlie sembrava solo, distante.
Stava lì in piedi, cercando di realizzare gli eventi di quella notte. Dentro di sè seppe che, se anche quella guerra fosse stata vinta per miracolo, lui avrebbe sentito la sconfitta gravargli sul petto per sempre.
Tonks e Lupin riposavano vicini; nessuno li avrebbe più visti amarsi, crescere il loro unico figlio, condurre una vita felice.
Avrebbe voluto piangere, strillare, ma dalla sua gola non usciva nulla. Osservava l'ambiente circostante, guardando quella che era stata la sua scuola, devastata. La sala grande che da sempre aveva accolto eventi più che lieti, ora faceva da cornice a quello scenario di morte, a quel campo di battaglia.
Si accovacciò sul corpo di Fred, toccandogli il viso: aveva le labbra contratte in uno spasmo, simile ad una risata. Come avrebbe fatto a guardarsi allo specchio? E George, come avrebbe fatto a non vedersi riflesso negli occhi altrui, ricordando la perdita subita?
Si alzó da lì, dirigendosi dai genitori e abbracciandoli forte, poi si incamminó verso l'uscita.
Ogni suono giungeva ovattato alle sue orecchie, che ripresero a fischiare forte. Il pericolo, il dolore, non seppe cosa lo avesse devastato di più.
Prima di uscire si voltó indietro, guardando il punto in cui si trovasse Helen, accanto a tutti.
Avrebbe voluto scoprire che si trattasse solo di un sogno.
Avrebbe voluto vedere Helen, correre nella sua direzione, pronunciando gioiosa il suo nome, saltargli tra le braccia.
Ma non avrebbe più sentito quel suono soave.
L'aveva vista crescere, l'aveva vista morire.
Si diresse lungo le scale, percorrendole meccanicamente, fino a quando fu giunto a quello che restava dell'aula di divinazione. A terra c'erano ancora dei cuscini bruciacchiati; Charlie si accomodò lì, guardando un punto nel vuoto di quella stanza.
Un urlo, un ultimo, abbandonó la sue labbra, lacerando l'aria rafferma. Si portó le mani al viso, scosso da lamenti.
L'avrebbe vendicata.
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Omnia Mutantur
Fanfic[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
