Capitolo 58 - Malfoy Manor

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Tutti gli ospiti erano svaniti in men che non si fosse detto. Tonks e Lupin avevano fatto lo stesso; se il ministero era caduto nelle mani sbagliate, sarebbe stato meglio si fossero nascosti. Helen li osservó mentre si stringevano la mano e venivano risucchiati dall'aria, un attimo prima, festosa.
Alcune persone, vestite in modo piuttosto elegante, si materializzarono al centro del tendone. Bill e Fleur si stringevano a vicenda, visibilmente urtati.
"Quello doveva essere il loro giorno".
Charlie si paró dinanzi ad Helen, come per farle scudo con il suo corpo.
Quelle persone venivano dal ministero, ma non volevano sicuramente agire per il loro bene, erano lì per un motivo. Helen si guardó intorno in cerca di Harry, Ron o Hermione; nessuno di loro c'era. Tiró un sospiro di sollievo, stringendo la presa intorno alla bacchetta.
Il gruppo di "funzionari" avanzava verso di loro con prepotenza.
I coniugi Weasley e suo padre stavano dinanzi a tutti loro.
«Perdonate l'interruzione» fece uno di quelli, con un sorriso beffardo. «Auguri agli sposi comunque!», quella smorfia non gli si levó dal volto. Bill spinse Fleur dietro di sé, afferrandole il braccio, pronto a difendere sua moglie.
«Suvvia Runcorn! Saremo rapidi, solo qualche domandina» proferì una voce femminile.
Helen quasi scattó in quella direzione, riconoscendo la voce come quella di Dolores Umbridge.
"Lurido rospo" pensó.
Sentì la mano sinistra pizzicare, come a ricordarle il dolore della punizione inflittale da quella megera.
Ma ora non doveva rispettarla, non più. Il primo passo falso e Dolores Umbridge sarebbe finita schiantata oltre le campagne del Devon.
«Cosa vi porta ad interrompere una cerimonia così importante?» domandó pacato il signor Weasley, che, lavorando al ministero, riconobbe alcune di quelle persone.
«Siamo sulle tracce di Harry Potter. Come dovreste sapere, è un ricercato adesso» squittì, mostrando loro una foro segnaletica. Helen sentì Ginny trattenere il respiro.
«Lui non è stato qui» fece Arthur calmo.
La Umbridge divenne rossa in volto; le sue guance facevano pendant con il tailleur fucsia che indossava.
«Bene bene, sarà meglio che vi interroghi uno alla volta» constató lei. Molly Weasley, che fino a quel punto era stata tranquilla, scattó in avanti, puntando la bacchetta verso quella.
«Non credo proprio! Lei non torcerá un solo capello ai miei figli, e neanche ai presenti. Se ne vada via, Harry Potter non è stato qui» ringhió a denti stretti.
Il maggiore dei Weasley intervenne nella disputa: «Nostro padre lavora da anni al ministero, abbiamo giá i nostri guai, non avremmo motivo di procurarcene altri».
La Umbridge sembró indispettita. I suoi occhi saettarono su Helen, la bocca si aprì in un sorriso maligno, stava per istigarla, ma lei fu più rapida.
«Se ne vada ora. Ha interrotto un matrimonio, non si sarebbe dovuta intromettere» proferì, marcando le parole finali. Il sorriso svanì dalla faccetta tonda della Umbridge, ma prima di congedarsi, colpì forte con le parole: «Se così stanno le cose. Ma badi bene, signora Weasley, se dovessi venire a sapere che mi avete mentito, torceró ai suoi figli ogni capello, fino all'ultimo»
Poi si smaterializzarono. Tutti i Weasley corsero dalla loro madre, in collera per la minaccia subita.
«Non vi succederà niente, quanto è vero che mi chiamo Molly Weasley» bisbiglió ai suoi ragazzi, stringendoli a sè. Persino i gemelli avevano la tristezza dipinta in volto.
Lei strinse Jacob e suo padre, imitando i Weasley.
«Sei stata molto coraggiosa» si complimentó Jacob
«Non sei più una bambina» si compiacque il signor Clark, tirandola a sè.
«Spero Harry stia bene» sospiró lei, incerta su dove fossero andati. Volse gli occhi nel punto in cui prima stava la Umbridge, speró non riuscisse mai a rintracciarli.

La mattina dopo, Charlie e Jacob avrebbero dovuto fare ritorno in Romania.
Helen viveva con l'ansia che qualcosa di brutto potesse accadere ad entrambi, così lontani da casa e così vulnerabili.
Prese ad aiutare Charlie a preparare il bagaglio; preferirono farlo senza magia, in modo da creare del tempo insieme. Prima che il ragazzo avesse potuto prendere le ultime cose, per raggiungere Jacob in salotto, Helen gli afferró il braccio, annullando la distanza dal suo viso. Lo bació ancora una volta.
Fu un momento intenso, un beato oblio. Lo bació come fosse l'ultima volta; un contatto caratterizzato da amore implodente, che avrebbe potuto distruggerli, e la paura di perdersi.
Assaporó le sue labbra, cercando di coglierne ogni dettaglio. Inaló il suo profumo. Gli passó una mano tra i capelli, per poi allacciargli le braccia al collo. Lui la sollevó da terra leggermente, cingendole la vita.
«Mi mancherai» gli sussurró Helen con voce tremante. «Promettimi che tornerai da me»
«Te lo prometto» le scoccó un altro dolce bacio. «E tu giurami che non ti caccerai in nessun guaio, o niente che possa farti del male» la imploró con tono preoccupato. Helen si sciolse a sentire il tono della sua voce.
«Te lo prometto».
Scesero in salotto, dove Jacob e Adeline si stavano sussurrando qualcosa, tenendosi le mani.
Anche l'amica aveva un bagaglio pronto, sarebbe stata presa sotto la protezione di Tonks e Kingsley, dal momento che l'accademia degli auror fosse passata nelle mani nemiche e lei sarebbe stata un mezzo per ottenere informazioni, in quanto membro dell'Ordine.
Quando entrambi furono pronti per andare, Helen prese la mano di Charlie un ultima volta
«Ti amo Charlie». Le sembrava fosse il momento di ricordarglielo.
Lui le rispose, sorridendo: «Anche io ti amo, Helen».
Un attimo dopo non c'erano più.
Quella mattina Helen dovette salutare anche Adeline, Bill e Fleur, che si sarebbero spostati nella loro nuova casa, e i gemelli, che avrebbero fatto ritorno al loro appartamento sopra al negozio. La Tana sembró immensamente vuota, ed Helen si sentì proprio allo stesso modo.

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