L'esercito dei Mangiamorte, guidati dal signore oscuro, avanzava in modo sempre più prepotente, conquistando terreno. Erano tantissimi, non solo maghi e streghe, ma anche giganti e lupi mannari. Sentí un'esplosione in lontananza, accompagnata da urla e rumori di pareti crollate. Rabbrividí.
Non sapeva cosa stesse accadendo nelle altre parti del castello, sperava solamente che tutti stessero bene, che tutti avessero la prontezza di scansarsi, di colpire, prima di essere colpiti.
La statua alle sue spalle si mosse lentamente verso sinistra, provocando un suono stridulo a causa del contatto con il pavimento sottostante. Si voltò di scatto, brandendo la propria bacchetta.
Strinse le dita attorno al legno di faggio, cercando di infondersi sicurezza. Quel lato di Hogwarts era ancora tranquillo, una quiete, anche se apparente e momentanea, di questo Helen ne era certa, prima o poi qualche nemico sarebbe sbucato dal passaggio o da uno dei corridoi circostanti e lei doveva essere pronta a combattere.
Una strana capigliatura colorata si fece largo oltre il buio, insieme a delle mani sottili, che sembravano essere di una donna, la quale fece forza sulle braccia per riuscire ad uscire dal tunnel, posto proprio sotto la statua.
Stava sudando freddo, le parve addirittura di percepire un le gambe tremarle leggermente e un piccolo brivido percorrerle l'intera schiena. Aveva paura. Aveva paura che l'oblio della morte le si potesse parare davanti da un momento all'altro.
Un viso familiare emerse, due occhi neri ed intensi la stavano, ora, fissando.
«Tonks!» esclamò Helen, sollevata, abbassando subito la bacchetta. Si portó una mano al petto, sentendo il cuore, fino a poco prima accelerato, iniziare a rallentare.
«Pensavo fosse-» inizió lei, subito interrotta dalla donna.
«Un lupo cattivo?» scherzó la Metamorfomagus, pizzicandole il naso in modo giocoso, come si fa con un bambino.
Helen rise al gesto, con una certa naturalezza. Nymphadora sapeva sempre essere affettuosa nei suoi confronti e non solo. Era buffa e aveva dei modi alquanto goffi, tuttavia si era sempre mostrata come una persona genuina, gentile e con un cuore immenso.
«A proposito di lupi» disse la donna, ritornando seria: «Sai dove sia Remus?»
Helen scosse il capo in segno di dissenso; non era sicura di dove fossero ora, dato che la battaglia era iniziata, presumeva che si fossero spostati dalle loro postazioni iniziali.
Vide la donna portarsi una mano tra i capelli, alzando gli occhi al cielo, pensierosa. Era evidente stesse riflettendo su dove fosse più probabile trovarlo.
«Ma cosa ci fai qui? Dov'è il piccolo?» chiese subito Helen, allarmata, ricordando solo allora che Tonks non si fosse unita a loro da subito, perchè impegnata a tenere al sicuro il piccolo Ted.
«È con mia madre» spiegó. «Non preoccuparti, starà benone» la rassicurò, non appena vide che la bionda stesse per replicare qualcosa.
«Devo trovare mio marito Helen, non posso lasciarlo combattere da solo» inizió a percorrere velocemente il corridoio alla loro sinistra.
«A dopo» aggiunse, scuotendo una mano, poco prima di svoltare l'angolo.
Helen rimase a fissare il punto in cui Tonks era scomparsa, ripensando alle sue parole.
Non posso lasciarlo combattere da solo.
Ogni volta restava accecata dall'immenso amore che legava Remus e Nymphadora, pronti a perdere la vita per l'altro, se fosse stato necessario. Credeva davvero che nulla avrebbe separato quei due amanti, neanche la morte. Aveva appreso che fosse rimasta accanto a Lupin durante tutte le sue trasformazioni, nonostante lui non avesse voluto, nonostante la respingesse.
Lei c'era sempre stata. Lo amava al punto tale che il suo patronus si fosse trasformato da una lepre ad un lupo. Glielo aveva riferito lei stessa, una sera, a Grimmauld Place.
«Helen l'amore ti cambia» le aveva detto. «Amo Remus a tal punto che i miei ricordi felici sono solamente con lui» aveva aggiunto, sorridendo, leggermente imbarazzata.
«Cosa intendi?» le aveva chiesto lei, curiosa.
«Il mio patronus è cambiato da quando siamo insieme» le aveva spiegato, guardandola dritta negli occhi. Helen ricordava quanto questi fossero intrisi di un sentimento ancor più forte, piú maturo, di quello che provava lei per Charlie. Era amore sí, ma diverso. Era vissuto, combattuto.
«Da una lepre ad un lupo» aveva chiarito Tonks.
«Un giorno capirai cosa intendo» aveva incurvato poi le labbra «Forse qualcosa l'hai giá provata, vero rubacuori?» aveva, infine, concluso, strizzandole l'occhio e pizzicandole il naso, come suo solito.
Helen rise al ricordo, proprio come quel giorno.
La sua mente vagó per un istante, soffermandosi su un pensiero: Charlie.
Chissà dove si trovava. Stava fronteggiando il nemico con gli altri, combattendo sotto lo stesso tetto? Oppure era ignaro della battaglia?
Per quanto gli mancasse, preferiva di gran lunga che non ne fosse venuto a conoscenza, cosa che ritenne impossibile; tuttavia lo speró. Non voleva che qualcuno gli facesse del male, lo ferisse, o peggio lo uccidesse. Il solo pensiero le provocó una fitta allo stomaco, un conato, dall'angoscia che l'avrebbe tormentata se gli fosse capitato qualcosa; non ne sarebbe uscita indenne da un dolore simile.
Improvvisamente sentì un grosso boato echeggiare per i corridoi, diffondersi attraverso le pareti. Un crollo.
Helen notó che il rumore provenisse in direzione del successivo passaggio segreto, quello collocato nella Stanza delle Necessità. Un senso di preoccupazione la invase, mentre la mente corse a Fred e Lee. Avrebbe voluto lasciare la propria postazione e precipitarsi sul posto per controllare di persona, ma non credette che quella fosse proprio un'ottima idea. Il suo compito era impedire che qualcuno si intrufolasse da lí e, in tal caso, non avanzasse. Rimase immobile, in balia dei sensi, divisa tra l'istinto e la ragione.
Questa volta decise di optare per la razionalità, rispettando ció che le fosse stato ordinato di fare.
Si morse il labbro, resistendo alla tentazione di correre verso i suoi amici.
Un altro scoppio, questa volta dal corridoio che aveva precedentemente percorso Tonks, ruppe l'apparente silenzio che ancora regnava. Il rumore di pesanti passi si faceva sempre più vicino. Helen impugnó la propria bacchetta, puntandola verso chiunque si stesse avvicinando. Saldó i piedi a terra, divaricando leggermente le gambe, pronta a sferrare il primo incantesimo, qualora fosse stato necessario.
Una folta chioma bruna emerse dal fondo, aveva i vestiti intrisi di polvere, e continuava ad avanzare, a passo svelto, nella sua direzione.
«HELEN, HELEN ECCOTI!»
Riconobbe la voce: Adeline.
Le si gettó tra le braccia, stringendola forte, non appena le si fu avvicinata. Stettero per qualche secondo in quella posizione. La felicitá del vederla, dell'accertarsi che fosse ancora viva, di riabbracciarla, fu tale che una lacrima le si riversó sul viso. Helen sapeva che in tempo di guerra niente fosse scontato, nessuna presenza, nessun gesto, nessun affetto, nessun abbraccio, nessun bacio. Adeline le afferró le mani, fissandola per un attimo senza proferire parola. Helen notó che avesse un taglio a livello della guancia, dal quale scorreva del sangue, macchiandole il pallido viso.
«Adeline sei ferita» costató in tono preoccupato la bionda, facendo per tamponarle la ferita.
«Non importa Helen» la interruppe subito lei, ancora affannata per la corsa. «Abbiamo bisogno di gente sul fronte d'attacco, stanno avanzando»
La sua voce spezzata faceva trasparire tutta la paura e il terrore che la tormentava. I suoi occhi sembravano diversi, non suoi; avevano perso la loro vivacità, erano spenti. Era lo sguardo di chi ha visto la morte. Non riusciva ad immaginare come fosse diventato il campo di battaglia.
«Devo andare Helen, loro sono arrivati» aggiunse poi, staccandosi dall'amica frettolosamente.
«Chi è arrivato, Adeline?» chiese confusa.
«I rinforzi. Jacob e Charlie, con il professor Lumacorno» spiegó, iniziando a percorrere l'altro corridoio.
«Tu vai, hanno bisogno di te, li porteró da te» la incitó, accelerando il passo. «Porteró Charlie da te!» aggiunse poi, mentre scompariva nel buio e il suono dei suoi passi si allontanava con lei.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
