Helen si sentiva invasa da mille emozioni.
Quando le labbra di Charlie si unirono nuovamente alle sue, un fremito le percorse tutta la schiena.
Sentiva di volerlo davvero, quel contatto, lo desiderava.
La spinse contro il muro e lei afferrò i suoi disordinati capelli, stringendoli vigorosamente tra le mani.
Il corpo del giovane Weasley premeva contro quello di lei, contro la sua camicia da notte, forse troppo sottile, dato che riusciva a percepire le curve dei muscoli, sotto la maglietta fine del ragazzo.
La lingua di lui era insistente, e lei la lasciò entrare.
Era in balia di una tempesta di sensazioni tanto strane quanto belle.
Lo stomaco non aveva intenzione di cessare quel subbuglio, si rivoltava e agitava come il mare d'inverno.
Charlie era fuoco puro, ma non scottava affatto, anche quando, con un leggero tocco, risalí la sua coscia fino all'inguine, scostandole la veste e accarezzandole dolcemente la pelle.
Un fremito le percorse tutta la schiena, mentre lei si fece più vicina a lui, aggrappandosi di più alla sua schiena, spinta da una sete di contatto, di lui.
Charlie, tuttavia, d'un tratto si era scostato, scusandosi, ed uscendo dalla stanza, lasciandola sola, con i capelli scompigliati e la bocca socchiusa, ancora intrisa del sapore di lui. In balia di mille pensieri.
Le braccia le erano ricadute lungo i fianchi esili, quasi private della loro vitalità, dell'ardore con cui, pochi istanti prima, stringevano l'addome, poi le spalle, del ragazzo, che quella mattina aveva deciso di regalarle un risveglio piuttosto particolare.
Trascorsero ben due giorni da quel memorabile episodio, che aveva segnato particolarmente Helen, tanto da indurla a pizzicarsi spesso la faccia per verificare che non stesse vivendo uno dei suoi sogni.
Ma no, non lo era, questa era la realtà e bisognava ammettere, pertanto, che non fosse poi così male.
La nota dolente, tuttavia, era il fatto che Charlie, per quei due lunghissimi giorni, avesse fatto di tutto per evitarla, rivolgendolo a stento un saluto la mattina a colazione e la sera prima di rintanarsi nella propria camera.
Non capiva il motivo di quel suo modo di fare, d'altronde, fino a prova contraria era stato lui a baciarla.
"Ma a te è piaciuto, e non poco." le ripeteva costantemente la vocina nella sua testa.
Risultava dura, per lei, ammettere che sí, aveva più che gradito e sì, lo avrebbe volentieri rifatto; malgrado ciò doveva tener conto di un'ulteriore costatazione: Charlie la stava ignorando, totalmente, e Helen riusciva solo a pensare a quanto ció la infastidisse.
Ció nondimeno tutta quella situazione, tutte quelle sensazioni, tutti quei pensieri che l'attanagliavano, erano totalmente nuovi, non li aveva mai provati, non sapeva come gestirli, non sapeva, pertanto, come comportarsi.
Desiderava lanciare una monetina che avrebbe deciso per lei.
Testa o cuore.
Non ci sarebbero stati mezzi termini.
Testa o cuore.
Se si fosse appellata alla Testa, allora avrebbe riflettuto, in primis sul comportamento di Charlie, negativo o positivo che fosse, e in secondo luogo, sul suo stesso modo d'agire: lo aveva provocato o, semplicemente, sbloccato?
Se avesse avvalorato la scelta di seguire il Cuore, avrebbe semplicemente smesso di pensare, non tenendo conto di ciò che era stato o che sarebbe potuto essere. Avrebbe svuotato la mente, risalendo le scale fino alla sua camera e, non appena, avesse aperto, si sarebbe gettata tra le sue braccia e contro la sua bocca.
In ogni caso, c'era una cosa che accomunava entrambe le scelte e quella era, indubbiamente: parlargli.
Solo dopo averlo fatto, sarebbe stata in grado di decidere, non solo a quale delle due alternative ricorrere, ma se ne fosse valsa la pena o meno.
C'era una possibilità, che avrebbe, in ogni caso, dovuto tener conto, ovvero che lui si fosse tirato indietro, considerando tutto un grosso errore.
Lei lo avrebbe accettato, assecondandolo, in tal caso, cercando di non battere ciglio, preservando una delle cose a lei più care: l'orgoglio.
Helen aveva deciso che quella sera, dopo cena, gli avrebbe parlato, lo avrebbe fatto, non le importava il come, né il dove.
Appena terminato il proprio pasto, Charlie si alzò da tavola, portando il piatto con gli avanzi in cucina, rivolgendo loro un breve saluto, per poi dileguarsi sulle scale.
Helen aspettò pochi secondi, prima di allontanarsi a sua volta, salendo in fretta fino al piano dove si trovavano sia la sua camera che quella del rosso.
Non appena vi mise piede, lo ritrovó proprio dinanzi a lei, con un asciugamano sulla spalla, intento a chiudere la porta della propria camera.
Non si era accorto di lei, forse troppo immerso nei propri pensieri o, cosa più probabile, ignorando la sua presenza.
Helen sospiró, camminando nella sua direzione, quando finalmente lui alzó lo sguardo e i loro occhi si incontrarono, di nuovo.
Helen si sentì sciogliere, come una candela sotto l'effetto di un'intensa fonte di calore.
Lui era la fiamma, il fuoco, l'incendio.
Il ragazzo abbassó lo sguardo, continuando il percorso in direzione delle scale, sbarrate, peró dal corpo, seppur esile, della stessa Helen.
Cercó di scansarla e per un attimo lei glielo permise, poi si giró di scatto.
«Charlie aspetta.» disse con voce ferma.
Lui si voltó, osservandola, senza dire una parola, aspettando solamente che lei parlasse.
«Devo parlarti.» continuó la bionda.
Lui annuì.
«Potresti quanto meno rispondere.» asserrí lei, infastidita, allo stesso tempo anche abbastanza ferita.
Non poteva, per nessun motivo al mondo, baciarla e poi comportarsi così, lei era...Helen Clark.
Lei non avrebbe permesso a nessuno, tantomeno a Charlie, di comportarsi così.
«Dimmi.» rispose il rosso, che fingeva disinteresse.
Sí fingeva, Helen era sicura che fingesse, la fatica consisteva nel capirne il motivo.
«Charlie, TU NON PUOI.» affermó la ragazza, impetuosamente, a denti stretti.
«Non posso cosa?»
Ma faceva sul serio?
Aveva forse bevuto una Pozione Obliviosa?!
Helen percepiva una strana sensazione di rabbia montarle in petto, si sentiva impotente.
«Non..», il suo stomaco era in caduta libera.
«Non puoi assolutamente e ripeto, ASSOLUTAMENTE, baciarmi e poi ignorarmi per due giorni, per Salazar!» sbottó lei, era stanca di rimuginare su cosa dire o come farlo, avrebbe semplicemente seguito l'Istinto, come aveva sempre fatto.
In quel caso, l'Istinto coincideva, in parte con il Cuore.
Nuovamente Charlie rivolse lo sguardo altrove, forse era un modo per evitare la conversazione.
«Helen, io ho sbagliato.»
Ecco, se lo aspettava.
Quanto possono essere prevedibili le persone?
«Che vuol dire?» cercava una spiegazione.
«Vuol dire che non posso.» rispose secco lui, continuando a non guardarla.
«Perchè? Perchè non puoi?»
Si sentiva esplodere. Pronunció quelle parole con una tale esasperazione che mai, prima d'ora, l'aveva assalita.
«Helen perchè tu sei la sorella di Jacob e io non posso approfittare di te, non posso fargli questo.» fece una breve pausa «Nè a lui nè ai gemelli. Capisci?» ammise il ragazzo, tenendo ancora gli occhi bassi.
Gli si avvicinó, afferrandogli le mani.
«Ti stai approfittando di me?» gli chiese, con una sorta di premura, mista a gentilezza.
«Helen..»
«Rispondi.»
«No.»
Finalmente alzó lo sguardo, incontrando il suo.
«E allora?» chiese retoricamente.
Gli strinse di più le mani, posizionandogliele, poi, attorno alla propria vita.
«A me non frega nulla di qualsiasi cosa possano dire Jacob, o i gemelli o chiunque altro.» lo rassicuró lei, con una tale convinzione da meravigliare anche se stessa.
Si protrasse in avanti, baciandolo.
Fu lei a farlo questa volta e lui rispose, come Helen sperava che facesse.
Era stata lei a prendere in mano la situazione, ribaltando i ruoli, esprimendo ció che provava per lui, seguendo l'Istinto, seguendo il Cuore.
Avrebbe voluto non staccarsi mai da quella danza perfetta e meravigliosa delle loro lingue, ma dovette farlo, perché sentì la voce dei gemelli provenire dalle scale.
Si staccó, continuando a fissare Charlie negli occhi, abbozzandogli un sorriso, per poi precipitarsi in camera, lasciando lì, sulle scale in balia di Fred e George.
Richiuse la porta in fretta, appoggiando la schiena contro quest'ultima.
Sentiva il respiro affannoso, forse a causa del fatto che avesse baciato Charlie in completa apnea.
Lo aveva baciato e questa volta, volontariamente.
Sorrise.
Si sentiva come se le avessero somministrato l'Amortentia.
Era forse questo il sapore dell'essere innamorati?
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
