Capitolo 43 - Grimmauld Place

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Le prime settimane dopo la fine del suo sesto anno furono alquanto cupe. La morte di Cedric Diggory era stata causa di grande sconvolgimento. Non riusciva a mangiare, né a risposare; i suoi sogni erano tempestati di incubi, nei quali, ogni volta, le si ripresentava il volto senza vita del giovane tassorosso.
Helen aveva paura, angosciata da quello che sarebbe potuto accadere nei mesi successivi, ma non tanto a se' stessa, piuttosto alle persone a cui voleva bene. Jacob e Charlie non sarebbero tornati dalla Romania e ciò la preoccupava; qualcosa si era messo in moto, qualcosa di molto brutto. I Weasley sembravano altrettanto allarmati, sconvolti, soprattutto ora che Percy aveva deciso di andarsene di casa una volta per tutte, dopo aver litigato con il signor Weasley, esprimendo la sua completa fedeltà al Ministero, che, d'altronde, cercava in ogni modo di celare il ritorno di "Colui che non deve essere nominato", o meglio, di smentire qualsiasi voce in merito.
Il padre di Helen, che scriveva per la Gazzetta del Profeta, aveva provato più volte a far pubblicare dei propri articoli in merito, invano. Nell'ultimo periodo aveva, addirittura, ricevuto minacce di licenziamento, se solo avesse nuovamente tirato in ballo la questione in qualcuno dei suoi articoli.
Persino la Gazzetta sembrava essersi schierata contro il vecchio Silente.
Erano in pericolo, tutti loro. Helen aveva sentito parlare il signor Clark di un'organizzazione segreta, la quale sosteneva il professor Silente e di cui facevano parte vari maghi e streghe, tra cui i suoi ex-professori di Difesa contro le Arti Oscure: Remus Lupin e Malocchio Moody, il vero questa volta. Helen capí che le cose si stessero facendo particolarmente serie quando, uno dei primi giorni di quell'estate, il padre la intimò di raccogliere e sistemare, nel modo più veloce possibile, tutte le cose che le fossero servite per una permanenza, molto lunga, lontana da casa.
Non osò chiedergli il motivo, dal momento che lo vide piuttosto agitato, non le avrebbe comunque detto altro se non "Sbrigati, Helen"; lo conosceva troppo bene.
Dopo quel giorno, dovette condividere una camera Ginny e l'amica di Ron, Hermione Granger, al numero dodici di Grimmauld Place, a Londra.
Si erano tutti trasferiti in quel posto, poiché secondo il signor Arthur e suo padre, le loro case non erano più tanto sicure, soprattutto dopo tutti gli avvenimenti che stavano avendo luogo, in particolar modo, al Ministero. C'era chi si ostinava a negare in ogni modo il ritorno del mago più pericoloso degli ultimi cent'anni, tra cui lo stesso Ministro della Magia, Fudge, il quale, a detta dei gemelli, stava usando Percy per spiare la stessa famiglia Weasley, da sempre fedele a Silente, il quale, era considerato, pertanto, una sorta di minaccia all'autorità dello stesso ministro. I Weasley, cosí come lei e suo padre, credevano fermamente a ciò che il giovane Potter aveva visto, e ignorare quella notizia, credeva, non poteva che essere da stupidi.
Helen aveva visto il terrore negli occhi di Harry, nelle iridi di chi ha guardato in faccia la morte, mentre si rifiutava di lasciar andare il corpo inerme di Cedric.
Il pensiero del giovane Diggory continuava a lacerarle il petto; non riusciva a superare la vista di quello sguardo vuoto.
Helen, cosí come gli altri ragazzi, non poteva prendere parte alle riunioni dell'Ordine della Fenice, perchè troppo giovane. Tuttavia, riusciva comunque ad ascoltarne qualche conversazione grazie alla nuova invenzione dei gemelli: le Orecchie Oblunghe. Scoprirono che il professor Piton ne faceva anch'egli parte, agendo però in segreto. Anche Bill era tornato, dopo essere stato assunto per un lavoro più sedentario, alla Gringott, dove, d'altronde, i gemelli dicevano che avesse incontrato e avvicinato Fleur Delacourt. C'era anche una strega che lei non aveva mai visto, un po' bizzarra: Nymphadora Tonks, le sembrò di aver capito che si chiamasse. E immancabilmente Kingsley Shacklebolt, un noto auror.
Tuttavia la ricezione dei discorsi durò ben poco, fino a quando, per l'appunto, Molly non decise di lanciare un incantesimo Impertubabile contro porta della cucina, cosicché non riuscissero ad origliare più nulla. Nonostante ciò a loro era stato affidato il compito di disinfestare le camere della casa, così decisero di dividersi in due gruppi: Ron, Ginny, Harry ed Hermione nel primo, lei, Fred e George, nel secondo.

Quel giorno sarebbe toccata loro la soffitta, George diceva che ci fosse un Occamy nascosto in quella zona della casa, ma Helen non gli credeva affatto.
Si vestí in fretta, salendo le scale fino all'ultimo piano, notando che i gemelli non fossero ancora arrivati. Sentí alcuni rumori, provenire proprio da dietro la porta; si avvicinò lentamente, abbasando cautamente la maniglia e brandendo la propria bacchetta con una mano.
Fece un passo in avanti, cercando di mettere a fuoco il contenuto della stanza.
«Buongiorno Helen!»
Improvvisamente, Fred e George si materializzarono proprio alle sue spalle, esclamando quella frase con voce fin troppo alta.
Helen trasalí e per poco con li colpí con uno schiantesimo, tanto dallo spavento.
«MA NON POTETE SALIRE LE SCALE, PER SALAZAR?!» sbraitò lei, mentre sentiva ancora il cuore sfuggirle dal petto.
«Oh un po' arrabbiatina la nostra piccola Helen, stamattina» disse Fred, sorridendo.
«Charlie ti ha detto di aver trovato una strega rumena?» sghignazzò George.
Helen sentí le guance diventare rosse, sferrando, poco dopo, un pugno sul braccio di quest'ultimo.
«Smettetela di prendermi in giro» mise il broncio, rivolgendo poi le spalle ai due rossi.
«Ma noi mica ti prendiamo in giro, vero Fred? A noi Charlie ha detto cosí» continuò con una voce seria, che indusse Helen a dubitare che fosse davvero un'altra delle loro bravate.
Davvero Charlie aveva trovato qualcun'altra? Non si sarebbe meravigliata, chissà quante belle dragonologiste ci fossero in Romania.
«Per la barba di Merlino George, forse non dovevamo dirlo...» aggiunse Fred, portandosi una mano alla bocca.
Helen si voltò scrutando i loro volti: sembravano alquanto ponderati.
Le parve di aver sentito il proprio cuore perdere un battito.
Che fosse vero?
«Quando? Quando ve l'ha detto?» chiese con voce quasi tremante.
Effettivamente non sentiva Charlie da giorni, forse settimane, non aveva più risposto alle sue lettere, ne' aveva piú avuto sue notizie.
"Si è scocciato di me, lo immaginavo, che stupida" pensò.
«Mai» rispose Fred, ridendo, seguito a ruota dal fratello.
«Godric sei proprio sotto l'effetto di un Filtro d'amore, Helen!»
Continuarono a ridere, mentre lei avrebbe voluto schiantarli sul posto, ma si trattenne, nonostante fosse per lei molto difficile farlo.

Iniziarono a dare una ripulita a quella stanza, nella quale erano ammassati tanti di quegli oggetti, di diversa provenienza e diversa epoca, che sembrava di stare all'interno di una delle tombe egizie, in cui Bill era solito lavorare, o uno di quei negozi in cui si vendevano cimeli di famiglia o oggetti antichi.
«Ci vorranno giorni!» si lamentò lei, cercando di spostare un vaso che sembrava cosí fragile da frantumarsi al solo sguardo.
Sentirono la porta aprirsi cigolante e una figura con i capelli rossi fece il suo ingresso.
Helen per poco non fece cadere l'oggetto che reggeva con tanta cautela. Era Charlie.
Cosa ci faceva lí? Non doveva essere in Romania? E perchè non le aveva detto che sarebbe tornato?
«Hey Charlie!»
Sentí i gemelli salutarlo, poi fissarla per un attimo, mentre lei era rimasta immobile in quella posizione, non credendo ai propri occhi.
Si scambiarono sguardi d'intesa e dopo un piccolo ghigno, fecero per andarsene.
«Io e George abbiamo appena ricordato di dover ascoltare un'importantissima conversazione. Vero George?»
«Oh si Freddie! Le nostre Orecchie Oblunghe ci aspettano!»
«Le cosa?» chiese Charlie, alzando un sopracciglio.
I gemelli, che avevano ormai raggiunto la porta, s'illuminarono.
«La nostra ultima favolosa invenzione!» risposero all'unisono, uscendo poco dopo, chiudendosi la porta alle spalle.
Helen si meravigliò di come non si fossero smaterializzati, come solevano.
Il suo sguardo si posò nuovamente su Charlie, ancora vicino all'ingresso.
Sorrideva.
«Ciao Charlie» disse, felice.
Quanto le era mancato.

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