Romania, Ottobre 1996
Helen atterrò perfettamente in piedi, questa volta. Aveva capito che viaggiare con una passaporta fosse molto più semplice dello smaterializzarsi. Aveva fatto pratica e, ormai, poteva dirsi perfettamente capace di farlo senza finire a gambe all'aria, una volta arrivata a destinazione. Quella strana porta di legno sparì, improvvisamente, con un risucchio. Si guardò attorno, tenendo la propria valigia in una mano. Era in un piccolo borgo, molto antico, circondato da valli e montagne, dalle quali svettava un alto castello che incombeva sulle poche abitazioni sottostanti. Aveva un aspetto alquanto lugubre, trasmetteva un senso di imponenza e mistero; doveva essere proprio quella la sede a cui era stata assegnata. Soffiava un leggero vento che le scompigliava i capelli, sollevandole lievemente i bordi del vestito; il sole era quasi del tutto tramontato, le giornate si stavano accorciando. Era ormai Ottobre inoltrato, anche gli alberi stavano iniziando a tingersi dei classici colori autunnali, spogliandosi delle proprie foglie, che fluttuavano nell'aria, ricadendo sul suolo, dove formavano tappeti variopinti. Poco più di un mese e avrebbe compiuto diciotto anni, età che, per i Babbani, rappresentava la porta d'accesso al mondo degli adulti. Un colpo di tosse la destò dai pensieri, facendola trasalire per un momento. Vide una figura avvicinarsi a lei: un uomo.
«Lei deve essere la signoria Clark» disse con voce rauca «Io sono il signor Gray, William Gray»
Si avvicinò a lei, tenendo le braccia dietro la schiena, poi le tese una mano. Helen ricambiò la stretta, riuscendo, così, a guardarlo in volto. Era un uomo con occhi piccoli e neri, dai capelli grigi incolti e una barba irsuta, del medesimo colore, ma quello che colpì particolarmente Helen, fu una cicatrice che gli solcava il volto, da parte a parte. Non immaginava come avesse fatto a non perdere un occhio, né tanto meno il dolore che avesse provato nel momento in cui se la fosse procurata.
«Piacere, Helen Clark» rispose lei, educatamente.
«So bene chi sei, la figlia di Thaddeus Clark, il giornalista» continuò l'uomo.
Lei annuí.
«Sono la Spezzaincantesimi inviata dalla Gring-» provò a dire, ma fu subito interrotta dal vecchio
«So anche questo»
Poi le rivolse le spalle, non dando neanche il tempo ad Helen di rispondere.
Iniziò a camminare, facendo segno con una mano di seguirlo.
«Mi segua, signorina Clark, le mostrerò dove alloggerà durante la sua permanenza in questo posto. E sia chiaro...» la guardò con la coda dell'occhio, proseguendo lungo le strade del piccolo paesino «Rispetti ogni mia indicazione, non voglio guai» chiarì con tono autoritario, svoltando, poi, in un vicoletto alla sua destra, seguito a ruota da Helen, la quale sembrava piuttosto disorientata.
La stanza era confortevole, non troppo spaziosa, ma neppure angusta; ci si sarebbe abituata. Era semplice, presentava un letto singolo con un piccolo comodino adiacente. Le pareti erano vuote e di un marroncino, che emanava un certo calore; un caminetto spento era incastrato in una di queste e la finestra, che era coperta da tende piuttosto polverose, dava sul vicolo in cui era collocata la locanda, probabilmente l'unica dell'intero villaggio. Di fronte al letto c'era una porta, dalla quale si accedeva al bagno, anch'esso di ridotte dimensioni. Helen poggiò la valigia sul materasso, notando quanto quest'ultimo fosse intriso di pulviscolo.
«Lei alloggerà qui, come il resto dell'equipe» disse il signor Gray, che era alle sue spalle.
«Quanti ne siamo?» chiese lei, voltandosi.
«Con lei, sei Spezzaincantesimi» fece una breve pausa «Signorina Clark, c'è una cosa che le devo dire» socchiuse la porta alle sue spalle. «Non è sicuro neanche in Romania, le consiglio di non mandare lettere compromettenti a suo padre o altri» disse poi, con tono cupo.
«Compromettenti?» domandò perplessa.
«Noi due siamo...alleati Clark, suo fratello può confermarlo» Sentir nominare Jacob le fece sgranare gli occhi. Vide l'uomo tirare fuori dalla tasca un foglio di pergamena, iniziando a scrivere qualcosa, porgendoglielo poco dopo.
«Domani mattina alle 8 in punto al castello, sia puntuale, non accetto ritardi» aggiunse, uscendo, poco dopo, dalla stanza e chiudendosi la porta alle spalle.
Helen lesse il biglietto:
STAI LEGGENDO
Omnia Mutantur
Fiksyen Peminat[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
