Capitolo 47 - Reclutamenti

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Charlie aveva saputo dell'aggressione, da parte di un serpente, di cui era stato vittima suo padre. Lo avevano ricoverato al San Mungo ed era venuto a conoscenza dell'accaduto tramite una lettera, speditale dal fratello Bill. Non riceveva più notizie da settimane; immaginava quanto fossero tutti, tanto preoccupati, quanto indaffarati. Avrebbe voluto tornare, stare accanto alla propria famiglia, tuttavia, sapeva bene quanto fosse poco possibile e di quale importante compito fosse stato incaricato: reclutare nuovi maghi propensi ad unirsi all'Ordine.
Quella notte non era riuscito a chiudere occhio, pensava al padre, cosa avesse provato alla vista del suo aggressore: probabilmente paura, scorrergli nelle vene, terrore, scaturito dal pensiero di cosa gli sarebbe accaduto di lí a poco, una morte agghiacciante.
Aveva pensato a loro? Ai suoi figli? A sua moglie? A cosa avrebbe lasciato?
Poi gli venne in mente la madre e la sensazione percepita alla vista del loro orologio, che non segnava l'ora, ma lo stato di salute di ogni membro della famiglia Weasley. Immaginava quanto lo sconforto, alla vista delle lancette del marito, l'avesse invasa, trafiggendole il petto.
Ma forse non lo aveva notato, si auguró.
Conosceva bene sua madre e sapeva che, come qualsiasi altra madre e moglie, si preoccupava della salute di tutto loro, mettendo il loro bene davanti al proprio. Per questo avrebbe fatto di tutto, avrebbe persino dato la vita, per difendere anche un solo componente della famiglia. Immaginava i propri fratelli, ad Hogwarts, mentre venivano a conoscenza dell'aggressione; ognuno di loro aveva reagito sicuramente in modo differente, ma Charlie di una cosa era sicuro, che , per quanto la loro famiglia fosse stramba e fossero tutti diversi tra loro, una cosa li accomunava: la paura di perdersi.
"Persino Percy" pensò, tenendo gli occhi fissi al soffitto, mentre ricordava il litigio tra il fratello e il padre, avvenuto durante quella stessa estate.

Quella sera, di una rigida giornata di febbraio, Charlie avrebbe dovuto incontrare due maghi alla "Taverna del drago", piccola locanda che si trovava proprio nel villaggio, l'unico, nei pressi dell'allevamento in cui lavorava.
Era teso, davvero molto. Sapeva quanto fosse complicato convincere altre persone a mettersi in gioco, ad esporsi, a schierarsi a favore di una causa, soprattutto senza prove concrete. Durante tutto il giorno aveva cercato di apparire quanto più rilassato possibile, ma se c'era una cosa che Charlie Weasley proprio non sapeva fare, quella era dissimulare i propri stati d'animo. Nonostante ciò dovette cercare in ogni modo di non destare sospetti, soprattutto in presenza del proprio capo. Il signor Romanov si comportava stranamente negli ultimi mesi, Charlie era convinto lo tenesse d'occhio, anzi, che tenesse d'occhio tutti coloro che avrebbero potuto essere schierati dalla parte di Silente; le voci erano arrivate in fretta ovunque.
Quell'uomo non aveva un bel carattere, questo era risaputo, ma non sembrava comunque sè stesso, come se fosse stato affatturato, stregato, o meglio, come se fosse sotto la maledizione Imperius.
Charlie, dopo mesi di attenta osservazione, ne era quasi sicuro; d'altronde, quale cosa più vantaggiosa, per i Mangiamorte, tenere sotto controllo un uomo a capo di un intero allevamento di draghi?
Non aveva, tuttavia, ancora informato Jacob dell'incontro che avrebbero avuto quella sera stessa, glielo avrebbe riferito poco prima di andare; conosceva l'amico troppo bene per sapere che non sarebbe riuscito a trascorrere la giornata senza far trapelare qualcosa dai propri atteggiamenti, era un libro aperto, proprio come la sorella.
Gli venne in mente Helen, quanto gli mancasse il suo profumo, la sua pelle, la sua bocca, i suoi soffici capelli. Aveva bisogno di lei; aveva bisogno di averla a fianco. Charlie Weasley aveva conosciuto l'amore, appreso cosa volesse dire innamorarsi, amare qualcuno a tal punto da avere nostalgia di lei, ogni qualvolta vedesse qualcosa che potesse ricordargliela.
Poche settimane prima, Charlie stava leggendo un piccolo opuscolo intitolato "I Draghi nella letteratura" e si imbattè in un paragrafo, in cui era menzionato Re Artù, un uomo, forse l'unico, capace di aver ucciso un Nero Delle Ebridi. Alla vista di quel nome, a Charlie venne in mente Helen, la spiaggia e poi, il loro primo bacio, alla Tana. Un leggero brivido gli percorse la schiena, poi una stretta allo stomaco: aveva paura per lei. Sperava che stesse bene, avrebbe voluto avere sue notizie. Essere lontani gli provocava un vuoto immenso, si sentiva impotente. Non avrebbe potuto difenderla, proteggerla, nel caso qualcuno o qualcosa avesse voluto farle del male; lui non sarebbe stato lí, non lo avrebbe evitato e se  le fosse accaduto davvero una qualsiasi cosa, lui non se lo sarebbe mai perdonato, pur sapendo che non ci fosse altro modo, per loro, se non stare divisi; avrebbero avuto tutto il tempo per stare insieme, una volta che le cose si fossero sistemate.

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