Capitolo 49 - Tiri Vispi Weasley

281 29 0
                                        

L'esercito di Silente era stato scoperto e quest'ultimo si diceva fosse scomparso proprio davanti agli occhi del Ministro e della Umbridge, la quale, era stata ora nominata Preside. Giravano, inoltre, parecchie voci a riguardo: che Harry e un'altra ragazza, Marietta, fossero stati gli unici studenti presenti; che Silente avesse steso lo stesso Fudge, faccia-da-rospo e due Auror. Addirittura, Helen, sentí dire da alcune ragazze del secondo anno che il Ministro fosse stato ricoverato al San Mungo, con una zucca al posto della testa.
Quella mattina di Aprile, Helen trovò tutte le mura del castello tappezzate di avvisi:

"PER ORDINE DEL MINISTERO DELLA MAGIA
Dolores Jane Umbridge (Inquisitore Supremo) sostituirà Albus Silente in qualità di Preside della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts."

Le cose non sarebbero potute andare peggio di cosí, i restanti mesi nella scuola furono un continuo decadere.
Circa una settimana prima sia Helen che Grace erano state sottoposte a una delle medioevali punizioni della Umbridge; aveva sentito la pelle bruciare posando l'inchiostro sulla pergamena, come se quest'ultimo fosse stato una lama, che scalfiva sempre più in profondità. Scacció, scuotendo la testa, il ricordo di quell'orribile momento.
Si passò un dito sulla cicatrice. Non le faceva più male, più che altro, ogni tanto pizzicava, ma era un fastidio sopportabile, in confronto al dolore dei giorni precedenti, cosí acuto, da indurla a ricorrere, piú e piú volte, all'essenza di Purvincolo.
Ripensò a come Grace l'avesse appoggiata; Helen non avrebbe mai creduto possibile un'azione del genere da parte della Regina delle Serpi, che, per la seconda volta, l'aveva colta di sorpresa.
"Forse non è poi come gli altri la descrivono" pensó tra sè e sè, avvolgendo la mano in delle bende pulite ed uscendo poco dopo dalla stanza.
Il cielo della Sala Grande era nuvoloso, ciò significava che il tempo fuori non fosse sicuramente dei migliori. Si sedette al tavolo dei Serpeverde e proprio mentre stava afferrando del bacon croccante, una persona le si sedette a fianco. Pensò subito che fosse Ava, o Logan.
«Buongiorno» disse Helen, senza nemmeno voltarsi, dando il primo morso alla sua colazione.
«Ciao Helen»
Sgranò gli occhi, riconobbe la voce e si voltò immediatamente: era Grace.
«Oh, ciao Grace.» replicò, cercando di ingoiare il boccone senza strozzarsi. Le era sembrato più che strano il fatto che la mora si fosse nuovamente avvicinata a lei, considerando quanto risultasse sempre restia ad ogni tipo di contatto con persone che non fossero nella sua cerchia elitaria.
«Devo parlarti» disse, senza mezzi termini. Helen notó che anche lei portasse una benda attorno alla mano.
La sua espressione non sembrava allarmata, ma dal tono che aveva usato, Helen percepí una certa urgenza.
«Oh si dim-» iniziò lei, interrotta subito da un grande e forte boato.
Un'esplosione.
Tutti gli studenti si riversarono nei corridoi, precipitandosi a capire cosa fosse accaduto; Helen e Grace fecero lo stesso.
Un caos incredibile regnava tra le mura della scuola: draghi formati da scintille, sfrecciavano nei corridoi, emettendo vampe roventi e botti assordanti. Grandi girandole rosa sibilavano nell'aria, come dischi volanti e razzi dalle lunghe code di luccicanti. Bengala tracciavano parolacce per aria. Intanto streghe e maghi ridevano, correndo a destra e a manca; professori uscivano dalle aule, alcuni urlavano furibondi, altri erano spaventati, altri ancora sembravano addirittura divertiti. Helen notò la McGrannit incurvare leggermente le labbra, prima di invitare alcuni giovani a rientrare nelle corrispettive classi.
Un lampo illuminò la sua mente: i gemelli.
Si voltò, cominciando a camminare a passo spedito attraverso il corridoio.
«Dove vai?» chiese improvvisamente Grace, seguendola. Cercava di starle dietro, scansando qualche botto che sfrecciava in prossimità delle loro teste.
«Dai responsabili» rispose, velocemente, abbasando prontamente il capo, quando una stella argentata rimbalzò sul muro proprio accanto a loro.

Helen percorse, a passo svelto, gran parte della scuola, con Grace alle calcagna, in cerca di Fred e George. Sapeva che fossero stati loro a provocare tutto quel caos, ne era certa. Non fu facile trovarli, ma appena li vide sgattaiolare fuori da un passaggio dietro ad un arazzo, urló i loro nomi con un tono molto simile a quello della signora Weasley. A volte le sembrava di immedesimarsi davvero in lei. I gemelli, che erano di spalle, si irrigidirono, voltandosi poco dopo, sfoggiando uno smagliante sorriso.
«Guarda qui chi abbiamo George, due bellissime ragazze» esclamó Fred, strizzando l'occhio in direzione di Grace, la quale, sembró incurvare leggermente le labbra.
Helen non capiva davvero cosa le stesse succedendo, non sembrava lei.
«Ho notato Freddie» aggiunse George, avvicinandosi a loro, insieme al fartello. «Come possiamo esservi d'aiuto signore?» chiese poi, congiungendo le mani al petto.
«Siete stati voi, vero?» intervenne subito lei, incrociando le braccia e rivolgendo loro uno sguardo torvo.
Notó che Grace aveva assunto la sua stessa posizione e anche lei sembrava piuttosto indignata.
"Sempre piú strano" pensó.
«Ma certo! Vi è piaciuto? Straordinario vero? Avete visto che piroette?» inzió George, con occhi sognanti, mentre imitava con i movimenti delle mani le capriole compiute dai razzi, che ancora si sentivano risuonare all'interno della scuola.
«I Fuochi Forsennati Weasley!» esclamó Fred, entusiasta «Ora, peró, signore abbiamo esaurito le scorte, quindi se volete aggiungervi alla lista delle prenotazioni, sono cinque galeoni per Spari Standard...mh, facciamo quattro galeoni. Trattamento di favore solo per voi!» concluse poi, tirando dalla tasca della divisa un pezzo di carta.
«VOI DUE! MA SIETE...» inveì Helen, non riuscendo a trovare le parole giuste per definire i suoi amici.
«Deficienti! Sconsiderati!» sbraitó Grace, che era ancora accanto a lei. Si avvicinó ai due gemelli, puntando un dito verso di loro, principalmente, notó Helen, verso Fred.
«Ma avete idea delle conseguenze? Ma cosa avete in quel cervello? Cacca di Porlock forse?» continuó la mora con fare minaccioso. Helen rimase a bocca aperta, non credeva ai propri occhi, da quando in quà la Fawley si preoccupava cosí tanto della sorte dei gemelli? Doveva ammettere, peró, che avesse ragione. Cosa passava loro per quelle teste bacate?
«Questa è forte!» rise Fred. «Cacca di Porlock. Non pensavo che una come lei usasse questo linguaggio, signorina Fawley» ironizzó poi, sorridendo in direzione della ragazza, la quale non si mosse minimamente.
«Verrete espulsi, lo sapete questo?» chiese poi, togliendo le parole di bocca ad Helen, la quale si limitó solamente ad annuire.
«A noi non interessa continuare il percorso accademico, non più.» rispose George, più serio di quel che realmente fosse.
Nè Helen nè Grace fecero in tempo a ribattere, che Fred afferró la mano bendata della Fawley, la quale cercó di ritrarla, invano.
George posó poi uno sguardo su quella di Helen e nonostante lei provasse a nasconderla sotto al mantello, la notó.
«Cosa vi hanno fatto?» chiese Fred, preoccupato, non staccando gli occhi da Grace. Nessuna delle due ragazze rispose. Helen non era in grado di guardarli, teneva gli occhi bassi, fissi sul pavimento.
Poi Fred, tolse la medicazione dalla mano della Fawley, imitato da George.
«Non devo intromettermi» lessero lentamente, all'unisono.
«In cosa vi siete intromesse?» chiese George, allarmato e curioso.
Helen cercó di spiegare in breve l'accaduto, di come la Umbridge le avesse punite con quei suoi modi così retrogradi.
I due gemelli si scambiarono sguardi d'intesa, poco dopo la fine del racconto.
«George credo proprio che io e te abbiamo altre cose a cui pensare, oltre alla scuola» asserrí Fred, continuando a guardare la frase incisa nella pelle candida della mora.
«Oh lo penso anch'io, Freddie» ribattè George, deciso.
Helen, sebbene non avesse capito a cosa stessero alludendo, era sicura non fosse nulla di buono. Non diedero loro il tempo di aggiungere altro, che con un cenno del capo le salutarono, percorrendo poi il corridoio in direzione dei loro dormitori.

Le vacanze di Pasqua trascorsero tra punizioni, lezioni e preoccupazione. Tuttavia, Helen sembrava sollevata dal fatto che i gemelli non avessero architettato nessuna delle loro bravate.
"Almeno non si sono messi nei guai" pensó quella sera, mentre si coricava.
Ma forse aveva parlato troppo presto.
Difatti, pochi giorni dopo Fred e George attuarono uno dei loro scherzi, il più epico di tutti, che fu in grado di renderli delle vere e proprie leggende nella storia di Hogwarts. Si sarebbero guadagnati anche il rispetto di Peeves il Poltergeist.
Quel giorno, mentre tornava dalla lezione di Aritmazia, Helen notó un ammasso di studenti, tutti accalcati in una zona del quinto piano. Una volta avvicinatasi, vide che la Umbridge minacciava Fred e George, i quali sembravano essere gli artefici della palude che infestava tutto il pavimento.
Helen alzó istintivamente gli occhi al cielo, emettendo un sospiro.
"Ci risiamo" pensó.
«Scoprirete molto presto cosa succede a chi combina guai nella mia scuola» cinguettó la Umbridge, compiaciuta.
Helen era davvero preccupata.
«Sa una cosa? Credo proprio di no» replicó Fred, ricevendo conferma dal fratello poco dopo.
Accadde tutto così in fretta che Helen non riuscì a comprenderne a pieno le dinamiche.
I gemelli richiamarono le loro scope, che sfrecciarono, ancora legate alle catene e ai pioli, fino ai due proprietari, i quali vi montarono sopra immediatamente.
«A mai più rivederci» disse Fred alla professoressa Umbridge, decisamente sbigottita.
«Si non si disturbi a darci sue notizie» ironizzó poi George.
Fred guardó la folla silenziosa e attenta.
«Se a qualcuno servisse una Palude Portatile, identica a quella che avete visto all'opera, si presenti al numero 93 di Diagon Alley: TIRI VISPI WEASLEY!» annunció a gran voce, aggiungendo che quella fosse la loro nuova sede.
I due si librarono in volo, sotto le urla isteriche di faccia-da-rospo, che incitava il signor Gazza ad acciuffarli. I gemelli diedero direttive a Peeves su come continuare a tormentare la vecchia megera, per poi sfrecciare fuori dal portone.
Helen rimase a bocca aperta, nonostante un senso di soddisfazione le inondasse il petto.
Lo avevano fatto davvero!

Omnia MutanturDove le storie prendono vita. Scoprilo ora