Capitolo 8 - Scontri

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Il viaggio durò ore, come al solito.
Quando furono giunti a destinazione, l'oscurità avvolgeva la stazione.
Helen aveva trascorso la metà del tempo con lo sguardo rivolto alle vaste campagne che ogni volta attraversavano.
Amava perdersi in esse, fantasticare, immaginare di correre attraverso i campi, con il vento che le scombinava i capelli, sfiorandole, pungente, la pelle del viso.
Immaginava immensi spazi gremiti di fiori variopinti, tutti diversi.
Aveva un debole per i fiori da campo, adorava il loro profumo.
Quando ne trovava alcuni, era solita coglierli, formando dei piccoli mazzetti con cui adornava la propria camera.
A volte ne metteva qualcuno tra i capelli chiari.
Quando era piccola, sua madre le aveva insegnato a realizzare delle coroncine di fiori e a volte, nonostante avesse ormai quasi diciassette anni, si dilettava a crearne ancora.
Una volta arrivati ad Hogsmeade, ognuno si affrettó a prendere i propri bagagli, per poi assemblarsi in attesa delle carrozze magiche, che li avrebbero condotti fino all'ingresso di Hogwarts.
Mentre era in attesa, qualcuno la urtò bruscamente, facendole cadere il libro che stava reggendo.
«Non ti avevo vista, Clark.»
Era Erika Raylee.
«O dovrei chiamarti biscia?»
Una serie di schiamazzi accompagnarono quella domanda.
Erika era la serpeverde più odiosa della scuola, anzi dell'intero mondo magico.
Da quando Helen era stata smistata in quella casa, non aveva fatto altro che rinfacciarle il proprio disprezzo, non aveva fatto altro che ricordarle ogni giorno quanto fosse superiore.
Erika era una di quelle streghe che credevano fermamente nella superiorità del sangue puro, per questo, non aveva perso occasione di rinfacciarle come lei e la sua famiglia fossero traditori del proprio sangue, proprio come i Weasley.
Stupidaggini.
«Per Salazar, non sapevo che le oche potessero parlare.» ribattè Helen.
La vide avvicinarsi insieme al suo gruppo di scagnozzi senza cervello.
Proprio come lei d'altronde.
«Lurida biscia.» sputó Erika, con astio.
Le si avvicinò ancora di più con fare minaccioso.
"Tipico." pensò Helen.
Erika era più alta di lei e più robusta, aveva dei corti capelli neri e un'espressione perennemente astiosa, come se avesse saputo provare solo disprezzo per chiunque.
La presunzione era la cosa che più odiava di lei.
Non le importava ciò che le diceva, più che altro la infastidivano i suoi atteggiamenti ed il fatto che continuasse a provocarla.
Prima o poi le avrebbe lanciato una fattura stendente.
D'altronde anche la sua pazienza aveva un limite.
«Non smetterò mai di dirtelo Clark, tu non hai nemmeno un capello degno dei discendenti dei serpeverde. Si, sarai anche una purosangue, ma guardati...»
La squadrò da capo a piede, posando poi quel suo sprezzante sguardo su Adeline, per poi passare ai gemelli, Lee ed infine di nuovo a lei.
«Passi il tuo tempo con questi stupidi Grifoidioti. Non sei una vera serpe Clark, sei solo un'inutile biscia.» continuò Erika.
Attendeva una sua risposta, una sua reazione.
Helen aveva imparato a controllarsi, evitando inutili discussioni con persone altrettanto inutili, proprio come la Raylee.
"Voglio essere superiore." si disse.
E lo voleva davvero.
Non aveva intenzione di abboccare, ne' di abbassarsi ai suoi livelli.
«Me ne farò una ragione, Erika.» rispose, sorridendole beffarda.
"Cogli di sorpresa il nemico, con una mossa che non si aspetta" le diceva sempre il padre.
Difatti, Erika rimase a fissarla per qualche secondo.
Era evidente che fosse a corto d'idee.
Le rivolse un ultimo sguardo carico di disprezzo, per poi girare le spalle e andarsene.
Adeline le si avvicinò, posandole una mano sulla spalla.
«Ma come fai a sopportarla?» le chiese.
«Abitudine.»
Aveva un piccolo ghigno stampato sul volto, simbolo di soddisfazione, merito della vittoria conquistata nella precedente battaglia verbale.
"1-0 per me, iniziamo alla grande."
Forse davvero avrebbe potuto aspettarsi qualcosa di buono da quel nuovo anno.

Le carrozze non tardarono ad arrivare e, dopo il breve tragitto verso il castello, con tanto di vista panoramica, gli studenti che rientravano, furono lieti di accomodarsi in sala grande, ricongiungendosi ai loro amici.
La cena sarebbe stata servita di lì a poco.
Ogni volta che ritornava lì, anche dopo un breve periodo, si accorgeva di quante cose le fossero mancate.
Si rese conto di aver avuto nostalgia del soffitto incantato, ad esempio.
Quella sera il cielo era limpido, e regalava a tutti una vista chiara del firmamento.
Il tempo che la separava dall'ora di cena le permise a stento di congedare i suoi amici e recarsi nel suo dormitorio per posare i bagagli.
Facendo ritorno alla sala grande aveva provato a sistemare la divisa, come meglio poteva, stirandola qui e lá, con le mani. L'aveva indossata di fretta durante l'ultima mezz'ora di viaggio.
Non appena ebbe rimesso piede in sala, gettó uno sguardo al tavolo dei Grifondoro: Adeline stava conversando animatamente con i gemelli Weasley e con Ron.
Si diresse dalla parte opposta, al tavolo della sua casa, in cerca di due volti conosciuti.
Le bastó poco per individuare Ava Anderson e Logan Lewis.
Erano due delle poche persone con cui andasse d'accordo, o che perlomeno non avessero la mania del sangue puro.
Prese posto accanto ai due amici, che la salutarono gioiosi, chiedendole come avesse passato le vacanze.
Helen raccontó sommariamente gli avvenimenti che avevano caratterizzato il suo rientro a casa, senza scendere troppo nel dettaglio.
«E a te Logan? Sei rimasto qui, vero?»
Helen si rivolse all'amico seduto alla sua destra.
«Si, ma non è stato cosí noioso, ho fatto amicizia con alcuni Corvonero e ho anche scoperto qualcosa.» disse lui, assumendo un tono misterioso verso la fine.
Logan sapeva come catturare l'interesse delle due ragazze durante una conversazione.
«Sputa il rospo!» esclamò Ava ansiosa di sapere.
«Sputa che?» chiese lui, sgranando appena gli occhi.
«È un'espressione babbana, significa "muoviti a parlare".» spiegò velocemente Helen, altrettanto curiosa.
«Ah ok.»
Logan si concesse una piccola pausa.
«Ho saputo dal professor Flitwick che stanno organizzando per quest'anno degli "incontri formativi".»
«E cosa sono?» chiese Ava.
«Da quanto ho capito una sorta di lezioni volte ad aiutarci nell'approccio al mondo magico del lavoro. Saranno tenute da persone che già si trovano in quel determinato ambito.»
«Potrebbe essere interessante.» commentò Helen.
«Ma non è ancora ufficiale, per cui..» continuò Logan, facendo segno loro di tenere la bocca chiusa.
«Acqua in bocca. Abbiamo capito.» asserrí poi Ava.
«Ma non ho mica l'acqua in bocca io...» rispose Logan confuso.
«Lascia perdere.» sbuffó infine Ava, accompagnando la sua affermazione con un gesto della mano.
La loro conversazione fu poi interrotta dal professor Silente che prese la parola, augurando a tutti gli studenti "Buon anno".
La cena ebbe inizio, ed Helen, come tutti gli altri studenti che avevano dovuto affrontare il lungo viaggio, ne fu lieta.
Dopo aver riempito lo stomaco con una bella razione di patate arrosto e roast beef, aveva deciso di servirsi una porzione di budino al cioccolato.
Pensó che sarebbe stato meglio affogare i suoi pensieri in quel dolce squisito.
L'indomani le lezioni sarebbero ricominciate.
Il pensiero di dover affrontare prove di verifica, pratiche e teoriche, in vista dei G.U.F.O, le faceva accapponare la pelle.
Dopo cena aveva trascorso qualche minuto in cortile.
Una boccata d'aria era necessaria dopo tutto quel cibo.
Quando la stanchezza aveva cominciato ad appesantirle le palpebre, aveva salutato Adeline, di cui era in compagnia, e si era diretta insieme a Logan nei sotterranei.
Avevano attraversato insieme il passaggio, poi lo aveva salutato, camminando rapidamente attraverso la sala comune per recarsi nel suo dormitorio, senza badare a chi fosse seduto sul divano, davanti al fuoco caldo.
Quando si fu messa nel letto, sotto le coperte, era così esausta che quasi nessun pensiero fu capace di occuparle la mente.
Forse solo uno.
La voce rassicurante di Charlie.

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