Helen era stordita e sanguinante, sentiva la ferita sul braccio bruciarle e il dolore divampare a tal punto da provocarle conati di vomito. Il sangue continuava a sgorgare, sembrava il fuoco che arde le foreste, prendendo gli alberi uno ad uno, senza la benchè minima intenzione di arrestare la propria corsa. La vista di quel denso liquido rosso, che le scorreva caldo sulla pelle, le fece più volte perdere i sensi. Non ricordava bene come fosse riuscita ad arrivare alla Tana, solo che Grace l'aveva aiutata. Si erano smaterializzate e, con la poca lucidità che ancora possedeva, aveva dato indicazioni alla Fawley sulla posizione in cui andare. Poco dopo aver varcato la zona difesa dagli incantesimi protettivi, nuovamente eretti attorno all'ormai quartier generale dell'Ordine, Grace l'adagiò a terra, cercando di fermare l'emorragia con qualche goccia di Essenza di Dittamo. Helen gridò. Le sue urla strazianti si propagarono per tutto l'ambiente circostante, attirando l'attenzione dei Weasley, i quali si precipitarono all'esterno, correndo immediatamente verso di loro. Un bruciore lancinante le attraversava l'arto ferito, facendole formicolare le dita delle mani, mentre la testa continuava a girare.
«Svelti, dobbiamo portarla dentro, è ferita» sentì dire alla signora Weasley, mentre qualcuno, che Helen riconobbe come il padre, la issò di peso, trasportandola all'interno, stendendola poi sul tavolo della sala da pranzo. Vedeva le persone sfocate, non riuscendo a distinguere correttamente i volti, le sembrò di scorgere Fred avvicinarsi a Grace, accarezzandole la guancia con una mano e lei appropinquarsi a Molly, cercando di recarle aiuto. Le voci le arrivavano ovattate, confuse, sentiva solo la signora Weasley impartire ordini a qualcuno, evidentemente proprio agli stessi gemelli, mentre disinfettava la ferita di Helen con dell'acqua, tamponando lentamente.
«Sembra che il sangue si sia fermato» disse poi, rivolgendosi a Grace. «Dobbiamo chiudere il taglio. Prendimi la bacchetta e il dittamo, figliola.»
Grace si alzò, facendo come richiesto, mentre Molly accarezzò i capelli di Helen, la quale cercava di restare vigile, non focalizzandosi sul dolore che non accennava a diminuire. Non appena la Fawley tornò e la signora Weasley poggiò la bacchetta sulla pelle lacerata, Helen si morse intensamente le labbra, mentre delle lacrime cominciarono a rigarle il viso, una dopo l'altra. Chiuse gli occhi, provando a trattenere un grido di dolore.
«Avanti Asticello, sii forte» le sussurrò il padre, infondendole forza mentre le stringeva una mano.
«Forza Helen, tieni duro» la incitò Fred, accostandosi alla bionda, imitato, poco dopo, da George.
Il bruciore si era trasformato ora in un semplice fastidio, Grace le aveva fasciato il braccio con delle bende, delicatamente. Il peggio sembrava essere passato.
«Grazie» le mormorò Helen con una fievole voce. La mora sorrise, terminando poi la medicazione.
«Non ringraziarmi, se non fosse stato per te, io-»
Il suo sguardo si posó per un attimo su Fred, tuttavia non riuscì a finire la frase, perchè delle voci provenienti dall'ingresso, annunciarono l'arrivo di qualcuno. Nonostante lo stordimento, Helen riconobbe quella del signor Weasley e quella di...
«Charlie!» esclamó Molly, pulendosi le mani macchiate, ancora un po', di sangue. Gli andó incontro, abbracciandolo.
«Come stai tesoro, tutto bene? Sei stanco? Ci sono novità?» gli chiese, forse con troppa premura, senza ricevere, peró, risposta.
Charlie guardava dritto di fronte a se', in direzione di Helen. C'era sangue un po' ovunque, sulla tavola, sugli stracci usati da Molly e Grace per disinfettare la ferita, sui vestiti della stessa ragazza, la quale era ora appoggiata sulla poltrona, su cui di solito sedeva il signor Arthur.
Non riuscì a sostenere il suo sguardo; abbassó per cui gli occhi, tenendoli immobili su un punto fisso del pavimento. Una strana tensione caló nella stanza e la signora Weasley sembró accorgersene.
«Bene bene» disse spezzando il silenzio. «Arthur, Thaddeus, ho bisogno di parlare con voi. La signorina che ha portato Helen ha sicuramente da dirci qualcosa» concluse poi, rivolgendosi a Grace, la quale annuì, seguendola fuori dalla sala da pranzo.
«Io e Fred, abbiamo degli scherzi da mettere a punto» azzardó George, dirigendosi verso l'uscita.
«Si, infatti, per i Tiri Vispi!» confermó Fred, scansando Charlie che era rimasto fermo in mezzo alla stanza. Varcarono la porta poco dopo, chiudendosela alle spalle.
Erano rimasti soli. Helen non riuscì a guardarlo, sapeva cosa gli passasse per la mente. Era sicuramente venuto a conoscenza della missione per cui si fosse proposta, a causa della quale avrebbe potuto tranquillamente lasciarci la pelle, se non fosse stato per Grace.
«Come stai?» azzardó lei, miseramente, perchè poco dopo vide Charlie passarsi nervosamente la mano tra i capelli, che, notó, gli fossero ricresciuti.
«Come sto io? Come stai tu? Che Merlino ti è passato per la testa Helen?» inveì lui. La ragazza alzó finalmente lo sguardo, incrociando quello del rosso.
Aveva gli occhi sgranati, preoccupati, ma allo stesso tempo sembrava alquanto irritato, come sfiduciato da qualcosa. Helen non rispose, si limitó semplicemente a fissarlo.
«Me lo avevi promesso Helen! Mi avevi giurato di non cacciarti nei guai! Come dovrei stare io, spiegamelo, se ogni volta che sono lontano tu provi ad ucciderti?» chiese retoricamente, agitando le mani nella sua direzione. Aveva notato come le vene del collo pulsassero sotto la ruvida pelle.
«Provare ad uccidermi...» ripetè lei, sorridendo sarcastica. «Io non ho manie suicida, Charlie, io SONO un membro dell'Ordine, proprio come te, Jacob, i gemelli» ribadì, alzandosi di scatto dal divano, cosa che le fece girare vertiginosamente la testa.
«Questo non ti giustifica dall'esserti gettata a capofitto in una missione impossibile!» la rimproveró Charlie.
«Missione impossibile?»
Helen sentì la rabbia montarle in petto, non riusciva a credere che il ragazzo che amava non avesse abbastanza fiducia in lei, nelle sue capacità. Aveva ritenuto, giá in partenza, impossibile un suo successo. Si sentiva screditata, sminuita, sottovalutata. Se i membri dell'Ordine avevano accettato di mandarla a Malfoy Manor, un motivo doveva, pur sempre, esserci.
«Beh, tesoro, gli altri non la pensavano come te, quando hanno approvato la cosa» continuó lei, piantando i piedi a terra, non staccando gli occhi da quelli del rosso. Questi, sbuffó sonoramente, allontanandosi di qualche passo.
«Non mi interessa degli 'altri', per Godric! A me importa di te, di te che non hai idea di quello che c'è là fuori, né di quello che fai, di te che vuoi fare l'eroina della situaz-»
«L'EROINA CHARLIE? Io so benissimo cosa mi aspetta fuori, so bene quello faccio. Tuttavia, gli 'altri'» indicó la porta, «Scorgono potenzialità in me che TU non vedi o non vuoi vedere» abbaió, puntandogli un dito contro.
«Io sono una Spezzaincantesimi, appartengo anch'io a quest'organizzazione, posso dare il mio contributo» proseguì, sentendo la ferita iniziare a pulsare, evidentemente si stava agitando troppo. Charlie si fece scappare una risata isterica, sembrava avere i nervi a fior di pelle.
«Non morendo, peró»
«Anche morendo, qualora servisse» ribattè subito lei, con voce titubante, guidata più dall'orgoglio, che dal coraggio.
«Tutto questo è ridicolo» affermó lui, portandosi le mani tra i capelli, si diresse poi verso l'uscita.
«Quando riuscirai a capire quanto sia difficile per me amarti se continui a metterti in pericolo, fammelo sapere» disse, sbattendosi la porta alle spalle.
Helen aveva percepito delusione nella sua voce, allo stesso tempo, stanchezza, dettata tanto dal viaggio, quanto, forse, dal bisogno di terminare quella discussione. Non appena Charlie fu scomparso oltre l'ingresso, Helen sprofondó nuovamente nella poltrona, lasciandosi cadere a peso morto; avvertiva le gambe smettere di reggerla, tremare. Cercó di trattenere le lacrime, inutilmente, perché queste iniziarono a ricadere impervie sulle sue guance, solcate da quelle rapide di acqua salata. Singhiozzava, con gli occhi gonfi, non riuscendo a smettere, mentre ripensava alla discussione avuta con Charlie. Non poteva credere che lui avesse ritenuto 'difficile' amarla, non voleva pensare che si fosse agitato così tanto, solo perché lei aveva provato a dare il proprio contribuito, aveva cercato di farsi valere, aiutare.
Il ragazzo si fermó per una sola notte, aveva semplicemente il compito di aggiornarli sulle nuove sparizioni di colleghi dragonologisti. La mattina successiva, all'alba, partì, senza salutare nessuno, se non i genitori. Quando Helen si sveglió chiese di lui a Molly e la donna la informó della sua ripartenza.
Trascorsero settimane senza avere alcuna notizia né di Charlie, né di Jacob, non che la cosa fosse diversa dai mesi precedenti al litigio, ma il semplice fatto di essersi lasciati così bruscamente le provocava un senso di vuoto nel petto.
'Quando riuscirai a capire quanto sia difficile per me amarti se continui a metterti in pericolo...'
Quelle parole le rimbalzavano nella testa, materializzandosi davanti ai suoi occhi, tutti i giorni, dopo quella sera.
Quanto era complicato amarla? Per un attimo provò ad immedesimarsi nel panni del ragazzo, cercando di comprendere cosa potesse provare lui, in quel momento, come si fosse sentito quando aveva appreso dell'incarico affidatole. Doveva ammettere che quest'ultimo non fosse stato affatto semplice, aveva comportato pericoli elevati, ma lei sapeva benissimo a cosa sarebbe andata incontro e, con la giusta consapevolezza, si era proposta. Pensava che Charlie si fosse ormai reso conto del fatto che lei non fosse più una bambina; non aveva bisogno di protezione, lui non doveva proteggerla da tutti i mali che avrebbe potuto incontrare una volta messo il naso fuori dalla porta di casa. Lei desiderava un compagno, un alleato, non una guardia del corpo. Helen voleva che lui l'affiancasse, la supportasse, le fosse vicino. Voleva lottare con lui, fianco a fianco, non alle sue spalle, non nascosta dietro la sua ombra. Era capace di farlo; le potenzialità che aveva duramente acquisito nell'anno trascorso, glielo avrebbero permesso, aveva imparato tanto, era cresciuta, era una donna. La questione che le faceva più rabbia era proprio che lui non avesse creduto in queste capacità, nella sua crescita professionale, in lei, cosa che, invece, avevano fatto gli altri, compreso suo padre. Nessuno avrebbe inviato una strega incapace in una missione di tale calibro, non avevano certamente perso il senno.
'...fammelo sapere.'
Tuttavia, sapeva quanto Charlie ci tenesse ed era sicura che la sua reazione fosse strettamente correlata alla paura di perderla. Lui l'amava, glielo aveva ripetuto più e più volte ed Helen era sicura che non mentisse, che non lo dicesse superficialmente; lui ci credeva, ci credeva davvero, glielo leggeva nelle pupille, percepiva la gioia diffondersi nei suoi occhi chiari ogni qualvolta la incontrasse.
Trascorsero alcuni giorni, poi Helen si decise.
Si mise a sedere alla scrivania della stanza che aveva condiviso con Ginny ed Hermione, per tutta la sua permanenza a casa Weasley. Si procurò un pezzo di pergamena, tirando fuori la piuma con il calamaio abbinato.
Gli avrebbe scritto una lettera.
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Omnia Mutantur
Fanfic[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
