Helen stava avanzando a grandi falcate lungo la discesa che portava alla casa di Hagrid. Sapeva che lo avrebbe trovato lì.
Teneva le braccia rigide lungo il corpo e i pugni serrati. Non avrebbe permesso a nessuno di prenderla in giro.
"Prima dice di pensarmi e poi arriva ad Hogwarts, senza dire nulla!" disse tra sé e sé.
Era arrabbiata, delusa.
Si mordeva forte le labbra.
"Ho dovuto sapere di lui da Jacob!"
Il solo pensiero che il fratello avesse trovato un momento, un solo piccolo momento per andare a salutare Adeline, la faceva imbestialire.
Certamente non si riteneva una di quelle ragazze particolarmente noiose o oppressive, ma non aveva bisogno di parole aleatorie. Non necessitava affatto di sentirsi dire di mancare a qualcuno, se poi quel qualcuno, non appena si presentasse l'occasione, non corresse da lei.
Non significava essere pretenziosi, significava, semplicemente, supportare le parole con i fatti.
Arrivata alla casa del Mezzogigante, inizió a battere, forse con troppa forza, i pugni sulla porta.
Sentì dei passi all'interno, per cui decise di farsi un po' più indietro, incrociando le braccia al petto.
Hagrid aprì. Lo vide leggermente spaventato, evidentemente la potenza con cui aveva bussato, aveva trasmesso una certa urgenza.
«Oh ciao Helen!» la salutó con un grande sorriso, rilassando i muscoli tesi.
Non si era mossa di un millimetro, nè tantomeno aveva cambiato posizione.
«Ciao Hagrid» rispose, secca.
«Ti va un té? È successo qualc-»
«Dov'è?» lo interruppe subito lei, corrugando la fronte ancora di più.
La guardava perplessa.
Stava per ribattere, quando lo vide alle spalle di Hagrid, dirigersi verso l'ingresso.
Helen si attizzò subito, puntando ancora più i piedi a terra.
«Oh ciao Charlie, ci sei anche tu? Che sorpresa!» disse con finto stupore.
«Vediamo un po', quand'è che saresti arrivato, sentiamo. Tipo una settimana fa?» continuò, mantenendo lo stesso tono.
Lasciava trasparire tutta la sua irritazione.
Vide Hagrid scansarsi, permettendole di fulminare meglio, con lo sguardo, Charlie, il quale sembrava essere stato colpito da un incantesimo Confundus.
Faceva il finto tonto, ma lei non avrebbe abboccato.
«R-ragazzi mi sono appena ricordato di dover assolutamente...dare da mangiare ai Porlock!»
Hagrid sembró aver percepito la tensione nell'aria e fece per andarsene, ma prima si rivolse a Charlie, abbassando leggermente il tono della voce.
«Psss Charlie, sembra più pericolosa di un drago!» sussurrò, portandosi una mano all'altezza della bocca.
Helen fece un colpo di tosse, non distogliendo gli occhi dal rosso.
«S-si...certo! I Porlock mi aspettano.»
Detto ciò sgattaiolò via, più veloce di quanto Helen avesse creduto, urtando brutalmente le pentole appese al soffitto.
Charlie avanzò nella sua direzione, mentre lei continuava a restare ferma con le braccia incrociate.
«Hel-»
Lei si mosse di scattó, puntandogli un dito contro, con far minaccioso.
«Oh no, tu ora mi ascolti» esordí a denti stretti.
«Lasciami almeno spieg-» provò a dire lui, ma invano, perchè lei lo bloccò nuovamente.
«Ora parlo io», lo vide sorridere. «E non c'è niente da ridere, Charlie.»
Fece alcuni passi verso di lui, che, invece indietreggiò leggermente.
«Quando avevi intenzione di dirmi che eri qui? Fra tipo, non so, un mese?» vide che stava provando a ribattere, ma non glielo permise, zittendolo con un gesto della mano.
«Ho dovuto sapere da Jacob che ci fossi anche tu. E poi, per Salazar, Charlie!» fece una breve pausa, ispirando, come a calmarsi, per poi riprendere «Mi scrivi 'ti penso', 'mi manchi'» pronunció quelle frasi imitando la sua voce, in modo derisorio. «E poi sei qui, Merlino, Charlie, sei ad Hogwarts, e non me lo dici?!»
Aveva alzato di poco la voce nel pronunciare l'ultima parte, mentre sentiva gli occhi riempirsi di lacrime.
Era ferita, delusa, arrabbiata.
Cercó di trattenerle, non poteva piangere davanti a lui, anzi, non poteva piangere per lui, per nessun ragazzo lo avrebbe fatto, mai.
Era furiosa, continuava a fissarlo con occhi che avrebbero lanciato un Incendio, se avessero potuto.
Le sembrava un pretesto stupido per litigare, ma non sapeva perché la ferisse tanto. Era così? Il sentimento, tenerci a qualcuno, era davvero così?
«Posso spiegare?» chiese Charlie.
Lei annuí, era proprio curiosa di sapere cosa avesse da dire in sua discolpa.
«Ci è stato ordinato di non dire nulla, fino al termine della prima prova. Gli studenti non avrebbero dovuto sapere dei draghi» disse con un tono piuttosto calmo.
Questo destabilizzó Helen, come se lui avesse penetrato i molteplici scudi difensivi che lei stessa aveva issato.
«Se non mi credi-»
«No, ti credo» disse semplicemente lei, rivolgendo lo sguardo altrove.
Tentennava.
Aveva forse tratto troppo presto delle conclusioni?
Poi notó che, in realtà, la prima sfida fosse terminata da un bel po', ore addirittura.
Era infastidita, di nuovo.
Chi voleva prendere in giro?
Si voltó verso di lui, ghiacciandolo con lo sguardo.
«Sono trascorse ore» puntualizzó Helen, alzando il mento.
«Si è vero» affermó il dragonologista.
Si è vero? Ma che Salazar di risposta era?
Sentì un senso di rabbia montarle in petto, rumorosa, prepotente, avrebbe potuto sputare fuoco, se solo fosse stata un drago.
«E quindi?» lo incitò lei.
«E quindi cosa Helen? Che devo dirti?» domandò lui, agitandosi.
Helen sentí una lacrima tornare a riaffiorare nei propri occhi, ma questa volta non riuscí ad impedirle di ricadere, solcandole il viso.
Se l'asciugò velocemente.
«Niente» rispose lei, mordendosi leggermente le labbra, cupa in volto.
Charlie, che nel frattempo, si era allontanato da lei, riprese a parlare.
«Avevo delle cose da fare Helen, io sto lavorando» disse poi il rosso, gesticolando.
«Ma se eri da Hagrid!» sbraitò lei, indicando, con un gesto della mano, il posto su cui prima era seduto lui.
Era al limite.
«Si ero da Hagrid, perchè stavamo discutendo di una questione legata alla collocazione dei draghi, Helen!» protestò Charlie, allargando le braccia in modo plateale.
Una questione.
Una stupida questione non gli aveva permesso di trovare un minuto, un solo minuto per strapparle un bacio, una stretta, una parola.
«Ma Jacob...»
Le parole le morirono in gola, mentre stringendo i pugni, un'altra lacrima le rigò una guancia.
«Ma Jacob cosa Helen? Io sono a capo di questo gruppo, ho una certa responsabilità, più cose di cui preoccuparmi. Se qualcosa andasse storto, sarei io a pagarne le conseguenze. Capisci?» sbuffò sonoramente, portandosi una mano tra i capelli, poi tornò a rivolgersi a lei.
«Mi vuoi ad Azkaban?» domandò in modo retorico, puntando i suoi occhi in direzione di Helen.
«No» rispose lei, semplicemente.
«Bene, allora?»
Allora cosa, allora lasciami in pace? Era questo che intendeva, che voleva?
Si guardò attorno disorientata.
Aveva superato il limite.
Forse avrebbe dovuto finire li' la questione, facendo finta che nulla fosse successo.
Si, avrebbe dovuto, tuttavia non lo fece, perché il suo orgoglio prese il sopravvento.
Si sentiva...messa da parte, ferita.
«Bene» ribattè, infine, lei.
Girò le spalle al ragazzo, percorrendo la strada del ritorno, non permettendogli di ribattere.
Un peso le gravava sulla gabbia toracica.
O semplicemente voglia di fargliela pagare.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
