Hogwarts, 2 Maggio 1998
Helen si ritrovò nella Sala Grande assieme ai Weasley, Adeline, suo padre e gli altri membri dell'Ordine, tra cui Remus Lupin e Kingsley.
La McGrannit aveva ordinato ai Prefetti di portare gli studenti minorenni delle proprie Case verso il punto di evacuazione, guidati da Madama Chips e Gazza, mentre quelli maggiorenni, se avessero voluto, sarebbero potuti restare per combattere.
Erano in guerra.
L'esercito dei mangiamorte avanzava all'esterno del castello, guidato da Voldemort stesso. Improvvisamente una voce riecheggiò per tutta la stanza, invitando i presenti a consegnare Harry Potter entro la mezzanotte di quello stesso giorno. Questi si aggirava tra il tavolo dei Grifondoro in cerca di qualcosa, o forse di qualcuno. La voce di una ragazza Serpeverde che Helen, riconobbe come Pansy Parkinson, incitò gli altri ad acciuffare il ragazzo, il quale fu accerchiato dai membri della casa Grifondoro e Tassofrasso, per la maggior parte, pronti a difenderlo nel caso qualcuno avesse osato attaccarlo. Helen brandí la bacchetta a sua volta; sapeva che Harry fosse la chiave di tutto, non avrebbe permesso che gli accadesse qualcosa, anche a costo di schierarsi contro la sua stessa Casa. La McGrannit riuscí a placare gli animi, invitando i Serpeverde ad accomodarsi fuori dalla Sala Grande per primi, seguiri poi da molti Corvonero e alcuni dei restanti Tassofrasso.
Poco dopo, Kingsley salí sulla pedana, rivolgendosi a tutti coloro che erano rimasti, spiegando il piano concordato dagli insegnanti di Hogwarts e i membri dell'Ordine: i professori Flitwick, Sprout e McGrannit avrebbero condotto gruppi di combattenti verso la torre di Astronomia e quelle di Grifondoro, Corvonero; Lupin, il signor Weasley e lo stesso Kingsley, invece, verso l'esterno; mentre Fred e George si proposero per la difesa dei passaggi segreti. Helen si affiancò a loro. Grazie a suoi due migliori amici, aveva acquisito una certa conoscenza delle varie vie d'accesso alla scuola, anche quelle sconosciute al resto degli studenti; avrebbe potuto dare un funzionale contributo. Adeline e suo padre furono indirizzati al gruppo che avrebbe composto l'avanguardia esterna. Poco prima di raggiungere i gemelli e il resto del proprio schieramento, s'avvicinò a quei due. Il padre le andró incontro, per poi stringerla forte tra le braccia, come fosse la sua bambina, come fosse ancora un fragile asticello. Le scoccó un bacio tra i capelli, restandole abbracciato. Suo padre era diventato l'ancora a cui si aggrappava, il porto sicuro in cui si rifugiava da anni, ormai. Thaddeus Clark aveva fatto di tutto, qualsiasi cosa fosse in suo potere per crescere al meglio i propri figli, per tenerli al sicuro, per non far mancare loro nulla, soprattutto affetto, coltivando, allo stesso tempo, la propria carriera lavorativa al meglio. Era un uomo di tutto punto, stacanovista, legato alla famiglia, capace di educarla e sostenerla, in ogni situazione affrontata, buona o cattiva che fosse.
«Sta attenta, piccola mia» le disse, afferrandole le spalle e guardandola dritta negli occhi. Ad Helen sfuggí una lacrima, non lo aveva mai visto tanto preoccupato. Il pericolo era reale, palpabile, concreto; il pericolo era a pochi passi da loro.
«Ci vediamo dopo papá» gli posó le mani a livello delle guance. «Ti voglio bene».
Lui le sorrise, prima di raggiungere il signor Weasley. Adeline, che era rimasta immobile a guardare la scena, proprio di fianco a loro, le si gettó tra le braccia, a sua volta, stampandole un bacio sulla guancia.
«A dopo Hel, tieni gli occhi aperti» le consiglió, accennando un sorriso malinconico.
«Anche tu amica mia» si strinsero ancora, prima di recarsi, ognuna al proprio battaglione di combattimento.
Helen si affiancò ai gemelli, i quali, nel frattempo, avevano messo su una piccola squadra, che avrebbe avuto il compito di difendere i passaggi segreti. Quest'ultimi erano molteplici, tuttavia, loro sembravano essere abbastanza per proteggerne la maggior parte.
Si avvió attraverso il corridoio centrale insieme a Fred e George, i quali erano tesi come corde di violino; la loro naturalezza, la leggerezza che li caratterizzava pareva scomparsa. Avevano paura, come tutti, come lei. Guardarono fuori da una delle finestre: una cupola difensiva si stava formando attorno al castello, mentre una serie di incantesimi, provenienti dalla parte opposta, continuava a schiantarsi sulla barriera invisibile.
Helen vide i gemelli pietrificati dinanzi a quella visione, prese le mani di entrambi posando lo sguardo prima sull'uno e poi sull'altro. Avevano gli occhi lucidi, come specchi d'acqua, contro cui lampi luminosi, provenienti dell'esterno, andavano ad infrangersi.
«Comunque vadano le cose» inizió, posizionandosi di fronte a loro e fissandoli dritti negli occhi. «Noi tre resteremo sempre insieme» aggiunse, sorridendo leggermente, imitata da entrambi. Le pupille dei due ragazzi sembrarono rianimarsi, forse era riuscita ad infondere forza, speranza ai suoi migliori amici.
«Promesso?» chiese George, stringendole la mano ancora di piú.
«Promesso» rispose lei, mentre Fred annuí, confermando a sua volta.
«Helen ultimamente sei diventata uno zuccherino» disse poi Fred, incurvando le labbra «Non credevo che il buon Charlie fosse in grado di attuare tali trasformazioni». Risero entrambi, mentre Helen mise il broncio, cosa che duró poco, cedendo e unendosi alle risate dei due amici.
«Siete sempre i soliti» costató lei, sferrando un leggero pugno sul braccio di Fred. Voleva davvero bene ai gemelli. Da sempre le erano stati vicino, in ogni occasione, riuscendo a rallegrarla nei momenti di tristezza e sconforto; sostenerla in quelli di stanchezza, durante i quali, spesso, se non fosse stato per loro, avrebbe gettato la spugna, rinunciando ad andare avanti, fermandosi ai primi ostacoli che le si fossero posti dinanzi. Invece Fred e George si erano comportanti come fratelli, dandole una mano a superare le difficoltà. Il loro aiuto, sia concreto che morale, le era stato, sempre di vitale importanza. Aveva perdonato loro tutti gli scherzi, le burlate e le prese in giro, anzi, non aveva mai dato a queste tanto peso, perchè sapeva perfettamente essere una caratteristica del loro modo di essere, a volte fin troppo vivace. Desideró che la fiamma che ardeva in ognuno di loro potesse restare accesa per sempre, che i loro scherzi non si fermassero mai.
Ripensó ai giorni passati a camminare con loro nei corridoi, quei giorni felici. Ora i corridoi erano gli stessi, ma loro erano cambiati.
«Vi voglio bene ragazzi» ammise.
Forse avevano ragione, era diventata piuttosto smielata.
«Suvvia Helen, sembra un ultimo saluto» rise George «Ci rivediamo qui, tutti e tre, appena possibile» aggiunse, questa volta con un tono più serio.
Helen e Fred annuirono.
Li vide allontanarsi, l'uno, accompagnato da Hanna Abbot e Lee Jordan, verso la Stanza delle Necessitá, l'altro, in direzione opposta. Lee la salutó con un ampio sorriso, sventolando la mano entusiasta, come era solito fare. Non era cambiato per nulla e questo fece sorridere Helen, un po' malinconica, ma, allo stesso tempo, felice del fatto che la guerra non avesse mutato i suoi modi di fare, di essere, almeno per lui. Una vena di nostalgia la pervase nuovamente, sferrandole un pugno allo stomaco. Ricordò quanto, negli anni precedenti, tra le pareti di quell'edificio, si fosse sentita davvero al sicuro da ogni male, di quando camminava spensierata, accompagnata da Adeline, oppure Logan ed Ava, o correva tra gli studenti, perchè in ritardo per qualche lezione, o cercava di liberarsi dei gemelli che provavano in tutti i modi a farle accettare un appuntamento di Lee.
Sorrise, sforzandosi di travare il motivo per cui avesse voluto, cosí tanto, crescere.
Chi le aveva messo fretta? Nessuno. Eppure lei non vedeva l'ora di diplomarsi, entrare nel mondo degli adulti ed ora, che finalmente c'era, avrebbe desiderato non averci mai messo piede. Le difficoltà erano nettamente superiori di quelle affrontante tra i banchi di scuola, le responsabilità, altrettanto, il timore di fare passi falsi, sempre dietro l'angolo.
Emanò un sospiro, guardando nuovamente fuori dalla finestra. La battaglia era iniziata, luci e lampi si diramavano ovunque, una serie di boati e rumori proveniva dai piani superiori, suoni di passi, maghi e streghe che cominciavano a fuggire, difendersi, correre tra i corridoi con sguardi preoccupati, terrorizzati, talvolta, adrenalinici.
Si incamminò in direzione della Statua della Strega con un occhio solo, era lì che si trovava il passaggio segreto che avrebbe dovuto proteggere, quello che portava fino alle cantine di Mielandia, ad Hogsmeade.
L'ansia e il panico iniziarono a farsi spazio nella sua mente.
" Avrei proprio bisogno di una Cioccorana" disse tra sé e sé. Il suo pensiero migró verso Lupin, che aveva sempre della cioccolata per i suoi studenti.
Qual miglior rimedio per smorzare la tensione, se non qualche dolciume.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
