Regno Unito, 2 Maggio 1999
Charlie stava percorrendo lentamente il vialetto in pietra bianca, fiancheggiato da basse siepi. Era solo, ed ogni passo sembrava risuonare nell'ambiente circostante. Aveva deciso di recarsi presto in quel posto, cosicchè potesse restare in un completo silenzio.
«Buongiorno» il custode lo salutó con un gesto della mano e lui ricambiò con un cenno del capo, incurvando di poco le labbra. Una fievole luce illuminava le numerose lastre di marmo che riempivano tutto lo spazio circostante. Non faceva freddo, ma quel posto gli provocava sempre un brivido lungo la schiena, accompagnato spesso dalla pelle d'oca. Reggeva un mazzo di fiori da campo colorati, che emanavano un profumo di fresco, tutto primaverile. Non era un caso che avesse scelto proprio quelli, a lei piacevano così. Vide una donna chinata su una tomba, intenta a ripulirla dalle foglie cadute a causa del vento; chissà chi avesse perso lei, forse un suo caro o un'amica. Camminava spedito, ormai conosceva fin troppo bene il percorso, ci aveva trascorso giorni interi e ci tornava ogni qualvolta ne avesse l'occasione. Arrivó nel luogo in cui aveva versato più lacrime di tutta la sua vita, emettendo una sonora espirazione.
«Ciao Helen» sussurró, chinandosi a posare i fiori proprio accanto al nome della ragazza. Si alzó poco dopo, soffermandosi a rileggere ció che fosse inciso sulla lastra, sebbene la conoscesse a memoria:
"In Memoria di
Helen Clark,
valorosa strega.
Una vita sacrificata per la salvezza del Mondo Magico.
N. 11 Novembre 1977
M. 2 Maggio 1998"
Charlie fu colto da un senso di malinconia. Era trascorso un anno, un anno che se n'era andata, insieme a suo fratello Fred; un anno che lui non riusciva a chiudere occhio, a riposare sereno. Nonostante la guerra fosse stata vinta, grazie alla sconfitta di Voldemort, Charlie non si sentiva davvero felice; la perdita di Helen lo aveva segnato, non poco.
Aveva paura di rincontrarla nei sogni, in cui ogni cosa sembrava così reale, in cui lei era lì, bellissima, in tutto il suo splendore, avvolta da una luce angelica e gli sorrideva, lo chiamava, invitandolo a seguirla, ma non appena lui cercasse di afferrarle una mano, di stringerla a sè, di baciarla, di colpo si svegliava e lei non c'era più. L'impatto con la veritá era ogni volta così forte, brusco, che gli pareva di non riuscir più a vivere, inghiottito dal suo stesso dolore, dal vuoto che lei gli aveva lasciato, un pozzo senza fondo in cui, ogni volta, aveva paura di cadere, sprofondare.
«Ho bisogno di te» proferì quelle parole nella speranza che lei potesse realmente sentirlo, che potesse tornare, dirgli che fosse tutto un brutto incubo durato fin troppo. Una lacrima gli solcó il volto, bagnandogli la pelle e poi la barba, che, intanto, gli stava ricrescendo. Per un periodo di tempo successivo alla morte di Helen, Charlie si era trascurato, non curandosi minimante del suo aspetto, sia interiore che esteriore, rinchiuso in sè stesso, prigioniero di una mancanza.
Come puó l'assenza di qualcuno essere una prigione, da cui, per quanto si provi, non si riesce ad uscire? Com'è possibile sentirsi fermi, immobili, come bloccati in un limbo, mentre tutto intorno a te continua ad esistere, il tempo a scorrere, gli alberi a perdere le proprie foglie e riacquistarle, i bambini a crescere? Aveva trascorso quell'anno da spettatore di una vita che non riconosceva come la propria, incastrato tra il passato e il presente, disinteressato al futuro. Come poteva pensare ad un avvenire senza di lei, senza il suo sorriso, i suoi occhi, le sue labbra? Come poteva solo pensare di colmare un vuoto che lei stessa aveva provocato e, che solo lei poteva cementare.
Ma Helen non c'era, non più e Charlie era sicuro del fatto che nessun'altro ci sarebbe stato.
Una mano si posó sulla sua spalla, destandolo dai pensieri che continuavano a tormentargli la mente. Si voltó, trovando Jacob di fianco a lui.
«Sapevo di trovarti qui» disse con voce calma, tenendo gli occhi fissi davanti a sè. Notó che fosse solo, Adeline non c'era. Da dopo la guerra avevano deciso di ufficializzare il proprio fidanzamento, non volevano perdersi a nessun costo, Charlie lo capiva, d'altronde, avrebbe fatto lo stesso se Helen...
Cercó di scacciare l'idea di lei, spostando lo sguardo sull'amico.
Aveva un'aria stanca, tuttavia, il volto, segnato da cicatrici, sembrava sereno, rilassato.
«Come fai? Come fai a non pensarci?» gli domandó improvvisamente. «Da quando lei...se n'è andata, io non sto vivendo, sto sopravvivendo», guardava Jacob con gli occhi lucidi, come in attesa che lui gli rivelasse il proprio segreto, gli desse un antidoto a tutto quel male, al veleno che sembrava corrodergli i pensieri, il cuore, l'anima.
«Io la penso, Charlie, è impossibile non farlo; la sua assenza è palpabile» inizió il moro, voltandosi verso il secondogenito dei Weasley. «Solo che, semplicemente, l'ho lasciata andare» fece un grosso sospiro. «E forse dovresti farlo anche tu. Lo so che è difficile, lo capisco, davvero, ma non tenerla incatenata qui», si toccó con un dito la fronte. «Tu devi farla vivere qui» a questo punto, posó il palmo della mano sul petto di Charlie, che rimase a fissarla, fino a quando Jacob non la ritiró.
Possibile che la stesse tenendo intrappolata?
Il punto era che, per quanto desiderasse, non riusciva ad abbandonare il suo pensiero; c'era qualcosa che gli impediva di farlo, qualcosa che avrebbe voluto dirle, forse un'ultima volta, ma non era stato in grado, non aveva potuto. Erano i rimorsi a logorarlo; il rimorso di non averle detto un'ultima volta quanto l'amasse.
Salutó Jacob, lasciandolo solo sulla tomba della sorella; voleva concedergli un momento d'intimità familiare. Percorse un altro vialetto in direzione della tomba di suo fratello, d'altronde, era trascorso un anno anche dalla sua morte. L'indomani sarebbe ripartito per la Romania e riteneva più che opportuno lasciare un saluto anche a Fred.
Aveva deciso di tornare lì il prima possibile, perchè, per quanto amasse stare con la propria famiglia, quella casa le sembrava sempre più vuota da quando Fred non ci fosse più. La Tana era anche, per lui, il luogo in cui aveva trascorso la maggior parte del proprio tempo con Helen e legava a quell'edificio molti dei ricordi che possedeva con lei.
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Omnia Mutantur
Fanfiction[AN HARRY POTTER SPIN-OFF] Tutto cambia, niente muore. (Tratto dal testo) «Di fronte al vero amore dobbiamo essere nudi, cioè sinceri ed autentici, pronti a donarci interamente, affinchè riesca ad emergere la parte migliore di noi.» fece una breve p...
