45. Dov'è Dylan?

84 4 0
                                        

REVISIONATO

Deve cercare di non pensarci, o almeno è quello che gli ha ripetuto Nate per almeno un paio di giorni.

Eppure, ogni volta che Jaden si ferma a pensare a qualsiasi cosa, lei torna dirompente tra i suoi dubbi.

L'aveva vista scossa, quasi impaurita. Si era buttata quasi tra le sue braccia come se ci potesse trovare un rifugio sicuro. E lui non aveva capito fin da subito quale fosse stata la situazione.

Non aveva capito che lei era completamente e assolutamente spaventata da quel tipo.

Perché era troppo impegnato a riempire di odio Joseph, a prendersela con sé stesso – e pure con Curtis in parte – per averla esposta così tanto a tutti, da capire che lei era scossa.

Su nessuna faccia del mondo, lei sarebbe mai andata con lui.

Perché non le aveva creduto?

<Vabbè, ma...> Alan si tirò fuori dall'ennesima macchina grazie alla piccola barella. <che ne potevi sapere te?>

Jaden non aveva mai fatto parola in quei due giorni con il suo meccanico di quello che era successo, ma Nate aveva il vizio di allungare la lingua a sproposito.

<Perché ne stiamo parlando?> brontolò Jaden, portandosi la bottiglia di birra alle labbra. <Non ho tirato fuori io questo argomento. E tu... devi darti una mossa.>

<La tua macchina è un gioiellino, di che ti preoccupi?>

<E allora chiudi il becco e continua a lavorare.> ormai esausto, Jaden si spinse contro il parabrezza della macchina su cui sedeva.

A volte faticava a sopportare Alan per troppo tempo, ma ormai era l'unico con cui poter passare del tempo insieme.

<Non sono un tuo schiavo.> la voce di Alan ovattata. <Ti farebbe bene una scopata ogni tanto.>

<Ti ho detto di chiudere il becco.>

<Giusto, anche l'ultima donzella ti è volata via dalle mani.> il risolino divertito di Alan lo fece esaurire ancor di più. <Potrei pur sempre provarci io ora.>

<Alan.> il tono calmo e risoluto che nascondeva un pizzico di rabbia.

<Calmati...> Alan scivolò fuori dalla macchina con un sorrisetto addosso. <facevo per dire io. E comunque non vorrei mettermi contro Nate, quello è pazzo.>

Jaden evitò di rispondere.

Ne aveva piene le palle di Alan che non si faceva mai i cazzi suoi, che la interpellava sempre in ogni discorso e che non vedeva l'ora di rivederla.

Davina non avrebbe più messo piede dentro quell'officina, nemmeno se costretta. Non dopo quello che era successo alla festa.

Jaden tornò a crogiolarsi nei suoi sbagli finché il suo cellulare riprese a squillare e vibrare.

Alan uscì fuori preoccupato: gli occhi sbarrati, le labbra prese a morsi, il fiato trattenuto. Ultimamente, tutte le chiamate arrivate al numero di Jaden erano da parte di Joseph.

Joseph che lo prendeva in giro per il casino in cui si era messo, Joseph che non faceva che accusarlo per tutti i lavori fatti, Joseph che continuava a parlare di lei come se ne avesse il diritto.

Ma quella volta sullo schermo lampeggiava il nome di Nate.

<Jay, qui abbiamo un problema.>

Jaden lasciò stare quello stupido soprannome con cui, negli ultimi mesi, Nate aveva deciso di chiamarlo. Quella frase era molto più pericolosa del previsto.

UNhappyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora