REVISIONATO
Era successo di nuovo.
SCONOSCIUTO: Stai attenta a quello che fai, la gente che ti sta accanto potrebbe soffrire
Erano di nuovo lì.
Nello stesso corridoio di alcuni mesi prima.
Gli stessi volti preoccupati.
Ma quella volta c'era qualcosa di diverso. E quel diverso stava nel modo in cui Jaden non lasciava mai indietro Davina, nel modo in cui la proteggesse anche solo da infermieri in corsa lungo il corridoio o dagli spigoli delle barelle lasciate a caso lì intorno.
<Siediti Jaden e calmati.> Davina allungò appena la mano per afferrare il suo polso.
Lo si vedeva da lontano che era incazzato e furibondo con tutti. Camminava avanti e indietro, si guardava intorno e borbottava a bassa voce maledizioni verso tutti.
<Non mi fanno sapere un cazzo.> si scrollò di dosso in fretta quella breve presa. Davina non se la prese nemmeno; riusciva a capire quanto fosse snervante tutto quel silenzio da parte dei dottori. <É mio fratello e non so un cazzo di com'è messo.> e di nuovo avanti e indietro in quel corridoio.
I capelli scombinati, gli occhi ancora rossi per l'alcol ma anche per la stanchezza, i vestiti ormai stropicciati stavano a rappresentare tutta l'ansia e l'angoscia che provava da quando avevano ricevuto quella chiamata.
Erano passate ore da quando erano arrivati lì e nessuno faceva sapere nulla su Dylan.
Sapevano solo che aveva avuto un incidente mentre tornava a casa e che la sua auto era distrutta in qualche fosso vicino a Oxnard. Sapevano che il primo contatto nei numeri di emergenza era quello di Jaden e, stranamente, in successione quello di Davina.
Non avevano mai avuto conversazioni normali loro due, ma lui l'aveva messa nei numeri da chiamare in caso di emergenza.
Tutto quello solo perché sapeva che Davina avrebbe sempre trovato il modo di avvertire Jaden, anche se non lo si trovava. Dylan sapeva che a Jaden sarebbe bastato il solo nome suo per risvegliarlo e correre da lei.
E quello ronzò nella testa di Davina per ore, insieme all'angoscia che quel messaggio aveva rivelato: Andrew l'aveva vista entrare nell'appartamento di Jaden e aveva sospettato che lei gli avesse detto qualcosa. Non c'erano altre giustificazioni dietro quel messaggio così ambiguo.
E Dylan Reyes era finito in ospedale per un incidente.
Non esistevano coincidenze quando si trattava di Andrew McConvey e dello stupido lavoro che faceva per portarsi a casa dei soldi.
<Lo so, è snervante.> Davina accavallò le gambe, continuando a seguirlo con lo sguardo. Si sentiva stanca, ma sapeva che lasciarlo lì da solo sarebbe stato micidiale per lui. <Ma non puoi agitarti in questo modo, prima o poi qualcuno verrà a dirci qualcosa e lo sai.>
Solo quando anche lei si alzò da quello scomodo sgabello in legno per sgranchirsi le gambe, Jaden piantò i suoi piedi nel pavimento e si voltò a guardarla.
Si portò le mani tra i folti capelli mori, poi sbuffò innervosito. <Vado a prenderti qualcosa al bar, tu resti qui?>
<No, non ne ho bisogno.> in quello sguardo fiacco, Davina notò l'implicita richiesta di restargli accanto. Non esitò nemmeno a rimettersi seduta all'istante e, finalmente, lui la seguì a ruota.
Restarono seduti ognuno nel proprio posto, senza scambiarsi smancerie o effusioni da coppietta appena fidanzata. Ma il tempo passava e la stanchezza iniziava a farsi sentire.
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UNhappy
Fiksi RemajaUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
