REVISIONATO
Quando Davina dovette ricapitolarsi all'ultimo piano di quella palazzina, qualche giorno dopo la festa del sabato sera – festa di cui non si ricordava nulla – dopo essersi svegliata nel letto di Jaden, si sentì un vuoto all'altezza dello stomaco.
Ed era fastidioso perché odiava non sentirsi a suo agio in un posto, odiava dover essere obbligata a salire a casa della sua migliore amica e odiava aver avuto piacere nel risvegliarsi nel letto di Jaden.
<Dav, finalmente!> Aura era tutta pronta: il jeans le ricadeva largo sulla vita stretta e asciutta mentre la felpa, lasciata slacciata davanti, faceva intravedere un top bianco.
<Che c'è? Siamo in ritardo e dobbiamo andare a scuola Davis, muovi le chiappe.> Davina le fece cenno di raggiungerla, sull'uscio della porta ancora aperto.
<C'è un favore che devi farmi. Puoi leggere la lettera?>
<Non sei analfabeta. Dai Aura, siamo in ritardo e lo sai che non mi piace esserlo.> e non voleva incontrare Reyes nell'atrio della palazzina, ma quello era un altro discorso.
<È arrivata ieri sera questa lettera, dal penitenziario. Puoi leggermela?> Aura le allungò titubante un foglietto di carta. <Io non me la sento. Non me la sono sentita di farlo da sola.> la fretta di Davina cessò.
Quella sì che era una situazione interessante, e di sicuro pure allarmante.
<Certo che te la leggo.> Davina si chiuse il portone d'ingresso alle spalle e si avvicinò alla sua migliore amica in un battito d'ali.
Lesse con calma e attenzione ogni parola incisa su quel foglio, come se ne andasse della sua stessa vita. Ma quando alzò lo sguardo sulla bionda, si ritrovò davanti un muro.
Davina spostò la sua attenzione più volte dal foglio ad Aura, ma non ottenne risposta. <Hai capito?> nessuna risposta, di nuovo. <C'è scritto che tra qualche mese scade la pena detentiva di tuo padre, che qualcuno deve andarlo a prendere.>
<E ovviamente devo farlo io.> Davina non riuscì a parlare di fronte allo sconcerto di Aura.
Per tutti i mesi, almeno per un giorno, Davina aveva accompagnato la sua migliore amica nel carcere penitenziario di Chino per permetterle di andare a trovare suo padre.
Mai una volta Davina aveva avuto il coraggio di guardarlo in faccia, o di partecipare a quelle loro riunioni. Aura glielo chiedeva spesso, ma la vista di quell'uomo era bensì inquietante.
Quando aveva dovuto vederlo la prima volta, durante uno dei primi processi, Davina si era sentita colpita dal suo sguardo giudicante e aveva passato tutto il tempo con il volto chinato sulle sue gambe.
Era come se il padre di Aura ce l'avesse con lei, come se fosse stata colpa di Davina se sua figlia si fosse ridotta in quelle condizioni. Per la prima volta, dopo tanto tempo, si era ritrovata a credere di essere veramente la figlia del demonio.
In quell'aula di tribunale le era mancato il fiato e non aveva fatto altro che pensare alle disgrazie delle persone che la circondavano: i suoi genitori morti, l'affido di una bambina a due ragazzi giovani che avevano altri mille programmi in mente, il duro provvedimento nei confronti di Nate e poi quello.
Aura che era stata ritrovata da Davina in un vicolo di Santa Barbara, vestita da panni sporchi e stracciati, e lasciata a morire. L'ultima del carro per quella piccola cittadina.
<Andiamo, faremo tardi altrimenti.> Davina si rese conto che Aura l'aveva appena sorpassata, in direzione del portone d'ingresso.
<Non dobbiamo andare a scuola per forza.> Davina strinse la cinghia del suo zaino, lanciando un sorriso alla sua migliore amica. <Potremmo fare un giro a Oxnard, andare in spiaggia oppur...>
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UNhappy
RomanceUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
