34. Per la prima volta Jaden rimase in silenzio

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REVISIONATO

<Jaden...> Davina incespicò tra i suoi stessi piedi, intortigliandosi con i cespugli di erbacce e foglie secche, quando lo vide in volto.

Le ci volle un attimo per riassettare i pezzi.
Non poteva farsi prendere dal panico.

Il respiro le si spezzò di colpo, ma non riuscì a tenersi per sé quella sofferenza. <Aiuto!> l'urlo fece svolazzare via gli uccelli dagli alberi. <Aiutatemi, vi prego.> tirò fuori tutta la voce.

Si inginocchiò, rassettando bene le sue cose e sistemandosi meglio, poi provò di nuovo a girarlo. Non c'era nient'altro che potesse fare per aiutarlo.

<Aiutatemi, per favore...> la voce si ruppe dal dolore non appena tornò a guardarlo in volto.

Non c'era una porzione di pelle che fosse esposta, era tutto un cumulo di sangue e sporcizia. E non le rispondeva, non apriva gli occhi. Stava immobile e a peso morto tra le sue braccia.

Chissà quanto tempo aveva passato in quelle condizioni, buttato lì come l'ultima ruota del carro.

<Aiuto!> provò a toccarlo in più parti, cercando ferite profonde da cui perdesse più sangue del necessario. Ma non c'era nulla in superficie.

I vestiti sembravano soltanto sgualciti e sporchi di terra, per quanto potesse vedere.

<Aiutatemi, per favore...> fu l'ultimo grido di dolore, prima che qualcuno le si presentasse da dietro. Le scarpe facevano scricchiolare le foglie, l'ombra dei lampioni calò su entrambi, il respiro di quello sconosciuto si spezzò alla vista di quelle condizioni.

<Mio Dio...> un ragazzo, poco più grande di loro probabilmente, si chinò dalla parte opposta di Davina. Non la guardò nemmeno in volto. <Che gli è successo?>

<Non lo so, io... io l'ho trovato così.> l'evidente stato di crisi che la avvolgeva fece preoccupare il ragazzo.

<Non possiamo chiamare nessuno, se venissero qui...> Davina sembrò fulminarlo al volo: se ci avesse pensato per un solo secondo, i soccorsi sarebbero già stati lì da un pezzo.

<Aiutami solo a portarlo in macchina.> brontolò, lasciandolo nelle mani complete di quello sconosciuto. Indicò la vettura con rapidità mentre componeva il numero di Nate con tremori alle dita improvvisi.

Ma gli squilli andarono a vuoto e le chiamate si chiusero ancor prima di iniziare.

Una chiamata.
Due, tre.
Poi quattro.
Cinque.

Nessuno sembrava darle corda: Nate non rispondeva, Aura neppure. Non avrebbe chiamato Curtis nemmeno a pagarlo. Ma non le erano rimaste molte soluzioni.

Tranne una.

Ed era deleteria tanto quanto la chiamata all'ambulanza.

Quando Jaden era ben sistemato nel posto del passeggero della macchina di Davina, lo sconosciuto rimase lì a fissarlo.

Le sopracciglia corrugate e il naso arricciato mostravano tutto il ribrezzo nel vedere tutto quel sangue. Le braccia lasciate penzolare lungo i fianchi e la postura era rigida.

<Non sembra essere grave, forse è stato solo vittima di una rissa.> la testa di Davina vorticava e faticava a stare dietro a quelle parole. <Basta solo pulirlo dal sangue e magari disinfettare le ferite, nulla di più.>

<Ma non si sveglia.>

<Si sveglierà.>

<Grande consiglio.> non gli lasciò il tempo nemmeno di replicare che già era salita in macchina e stava raggiungendo Solvang.

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