29. Amore, sembri cadere dal pero così

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REVISIONATO

<Ho sentito che hai avuto un incontro con Dav, in palestra.> Curtis si sedette al tavolo, sistemandomi il piatto di pasta davanti al solito posto di Jaden.

<Hai sentito?>

<Me l'ha detto Nate.> Jaden alzò gli occhi al cielo, sbuffando, mentre prendeva posto a tavola.

<Quando mai Williams si tiene le cose per sé in effetti.> Curtis sorrise, portandosi alla bocca la forchettata di pasta al forno. <Che ti ha detto di preciso?>

<Che stavate per baciarvi.>

<Cazzate.>

<Era uno scherzo, testa di cazzo. Certo che sei suscettibile!> l'espressione di Jaden si irrigidì a tal punto che Curtis evitò di guardarlo. <Ma è abbastanza ovvio che tu gli vada dietro come un cagnolino.>

All'improvviso, come se nessuno dei due si ricordasse del profondo legame che avevano, le punte della forchetta puntarono la gola del biondo.

<Chiamami cagnolino un'altra volta e ti faccio vedere cosa sono in grado di fare.> Curtis allontanò l'arnese di acciaio con la sua forchetta, sorridendo divertito.

Se c'era una cosa che adorava, era quella di prendere per il culo il suo migliore amico. E forse pure mettere il dito nella piaga, aspettando una sua reazione aggressiva. Nulla che non potesse sopportare infondo.

<Non è un mistero che tu le vada dietro, comunque. Chiamalo come ti pare, ma io ti definisco un cagnolino.>

<Devo tirare in ballo Aura Davis?>

Curtis si espresse in un colpo di tosse, appoggiando la forchetta sul tavolo per coprirsi la bocca. Jaden sì che sapeva dare una stoccata potente.

<Che c'entra ora Aura?>

<Sei tu il cagnolino tra i due, ma sei troppo spaventato dalle reazioni di Nate per poterti buttare.> Curtis finì di riprendersi, poi sorrise diabolico. Il braccio sinistro si infilò tra il piatto e il petto fasciato da una maglietta, appoggiato sul bordo del tavolino.

<Beh, almeno io un motivo valido ce l'ho. Tu che motivo hai per non scoparti Dav appena puoi?>

<Si chiama consenso, testa di cazzo.> Jaden evitò di guardarlo per scoppiare a ridere.

Era di sani principi, nonostante il modo in cui si comportasse, ma sapevano entrambi che quella fosse una cazzata bella e buona.

<Sì certo...> Curtis tornò a mangiare, nascondendo il sorriso. <fai finta che Davina non ti venga dietro, quasi quanto fai tu con lei.>

<Cosa vuol dire 'quasi quanto faccio io'?>

<Amore, sembri cadere dal pero così.> continuò a sbeffeggiarlo Curtis, alzando lo sguardo su di lui. Il labbro inferiore portato all'infuori, gli occhi chiari illuminati e addolciti. <Ci sta, è la prima volta che cadi ai piedi di una ragazza così tanto pesantemente.>

Di nuovo la forchetta puntata contro.

<Chiudi la tua cazzo di bocca!> la voce di Jaden era dura, calma e pensierosa. Curtis, forse per la prima volta, si accorse che era meglio finirla lì.

<D'accordo, ai suoi ordini signore.>

E tornarono in silenzio a cenare, ognuno immerso nei propri pensieri.

Jaden non faceva che pensare alla partita che sarebbe arrivata presto e, involontariamente, alla corsa della serata successiva. Aveva così tanti problemi addosso che ringraziava fosse Alan a sistemargli l'auto e a preoccuparsi delle iscrizioni.

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