REVISIONATO
<Las Vegas, bellezze.>
Con una spallata prepotente, Nate si fece largo dentro uno dei migliori hotel di tutta la città. Il sorriso aperto, le braccia spalancate e gli occhiali da sole sugli occhi. Eppure, davanti a tutto quello spettacolo, dovette incastrarseli tra i capelli.
Il Bellagio era fuori dal normale.
I divanetti blu sembravano brillare per quanto fossero lucidi e splendenti, ma era la scultura di cavallo e il mosaico sul soffitto floreale a colpire tutti coloro che facevano il loro ingresso.
<É il paradiso.> la voce di Alan, ospitato all'ultimo da Nate, si fece via via più bassa ad ogni sillaba. <Altro che Santa Barbara.>
Jaden si infilò la sigaretta dietro l'orecchio prima di far scivolare il pacchetto dentro le tasche dei jeans, relegò ad Alan un'occhiata incomprensibile prima di colpirlo al fianco con una mezza gomitata.
<Il Caesars sarebbe stato meglio, ma ehi... voi uomini dovete sempre rovinare tutto.> Aura si lisciò i capelli con una mano prima di immobilizzarsi, con la mano ancora bloccata tra le ciocche bionde, a guardare uno dei clienti dell'hotel.
Non c'era nulla da dire. Tutti quelli che frequentavano Las Vegas sembravano belli ed affascinanti tanto quanto la città.
<Dove cazzo sono finito ragazzi?> Alan si fece avanti fra tutti, girando su sé stesso più volte per meravigliarsi ogni secondo in più di tutto quel lusso.
Forse nemmeno aveva mai visto tutto quel fascino, racchiuso in quattro mura.
<Hotel Casinò Bellagio.> promosse atona Davina, con le mani sui fianchi e gli occhiali da sole ancora addosso. <Questo è il posto migliore per i marpioni fatiscenti come te.>
<Il marpione fatiscente, così come lo hai chiamato, ti ha salvato diverse volte tesoro.> entrambi si passarono uno sguardo carico di scintille, ma pur sempre divertito. <Come stamattina, senza di me non saresti scappata di casa tanto semplicemente.>
<Ma se, tra poco, non la facevi spiaccicare a terra!> lo riprese, quasi inferocita, Aura.
<La terra avrebbe gradito comunque.> e un occhiolino saccente in direzione di Davina che, con poca eleganza, alzò il terzo dito e gli sorrise derisoria.
<Benvenuti ragazzi, io sono Astrid. Chi di voi è il signor Williams?> una biondina, vestita di tutto punto, si presentò a loro con un sorriso ampio addosso. La divisa blu dei dipendenti le metteva in risalto le forme mentre l'acconciatura tirata lo sguardo allungato.
<Piacere, ci siamo sentiti per telefono.> interferì Alan, anticipando Nate e fingendo una maniacale regalità che non possedeva veramente.
E coloro con cui aveva viaggiato lo avevano appreso a fondo. Aura in particolare, che si era dovuta subire i suoi piedi nauseanti addosso.
<Piacere mio, signor Williams. La suite è già pronta per voi, se volete usufruirne.> le mani giunte davanti al petto mettevano in mostra tutta la sua professionalità.
Tutti la seguirono senza fare domande, tutti tranne Aura e Davina.
<La suite?>
<A quanto pare.> Davina si alzò gli occhiali da sole sui capelli mori. <Il papino di Nate deve aver sborsato fior di quattrini per questo Spring Break.> improvvisamente, il volto di Aura si fece sollevato.
<Sai che infondo potrebbe piacermi questa vacanzina con quei tre rammolliti?> Davina scrollò le spalle, affrettando il passo per non disperdersi in mezzo al marasma di gente.
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UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
