REVISIONATO
La villa degli Hall era, forse, la più spettacolare di tutta Solvang.
Immensa e maestosa, sorgeva nella parte più ricca della città. Immersa nella periferia, nessuno avrebbe potuto disturbare i loro festeggiamenti.
La musica era sparata al massimo e il vocalist – un ragazzetto del secondo anno – teneva il ritmo di tutti i presenti alto e in visibilio. Ogni tanto partivano applausi, karaoke abbastanza imbarazzanti e stupide gare di ballo improvvisate.
Le cheerleader e i giocatori di basket erano tutti così euforici, che quasi gli altri presenti faticavano ad avvicinarsi al salotto principale dove era installato il complesso musicale.
Davina stava curiosando in giro alla ricerca di un bagno. Ed era esausta.
Sentiva caldo, aveva bevuto troppo per colpa della generosità alcolica di Aura – con cui aveva fatto pace abbastanza in fretta – ed aveva la vescica piena.
Da quando aveva messo piede sulla rampa di scale, si era maledetta almeno una cinquantina di volte. Per la poca stabilità, data dall'alcol, faticava a camminare dritta e ad avere un ottimo senso dell'orientamento.
Al primo piano della villa aveva aperto porte che sarebbe stato meglio tenere chiuse, beccandosi insulti per aver interrotto gli atteggiamenti intimi dei suoi compagni.
Un ragazzetto camminava a qualche passo di distanza da lei nell'immenso corridoio. I capelli mori lunghi erano racchiusi in una coda bassa e la felpa gli rimaneva larga attorno alla schiena.
<Hayden...> Davina saltellò verso di lui per raggiungerlo, ma con la poca fermezza che aveva non riuscì nemmeno a fare un passo.
Il ragazzo proseguì dritto, senza voltarsi o risponderle.
Davina sbuffò, portandosi indietro la chioma folta di capelli. <Cristo, perché nessuno mi dà retta stasera? Non sono così ubriaca.> e poi ritentò.
L'urlo di richiamo per quel ragazzo fu quasi simile ad una starnazzata potente, ma almeno si voltò verso di lei quella volta.
<Stai chiamando me?> Davina non fece caso alla sua espressione confusa: si avvicinò a lui, appoggiandosi alla sua spalla per sorreggersi e poi sorrise.
<Certo, siamo solo io e te qui.> brontolò, spostando – con un movimento del capo improvviso – i capelli dalla parte sinistra del corpo.
<Sono Hunter, non Hayden.>
<Fa niente.> il ragazzo evitò di appoggiarle le mani addosso. Le voci su Davina la precedevano e lui non voleva di certo un cazzotto addosso. <Sai per caso dov'è il bagno?>
<Sempre dritto e poi a destra, è l'ultima porta. Dovresti vederla, ci sarà la fila.>
<Bene, grazie...> e gli appiccicò un bacio sulla guancia, stringendogliela poi con affetto. <Se vai giù perché non mi prenoti un drink?>
<Non si prenotato i drink.>
<Fa niente, prendimene uno e portalo ad Aura.> ma lui non aveva intenzione di fare nulla di quello che gli era stato richiesto e lei, comunque, non se ne sarebbe accorta.
Quando Davina svoltò l'angolo, la fila sembrò chilometrica di fronte a lei. Si portò una mano alla testa, ma poi sorrise divertita.
Almeno avrebbe digerito la sbronza che le stava prendendo.
Il muro bianco del corridoio fu per molto tempo il suo cuscino personale. Non si era addormentata lì, ma con gli occhi chiusi si spostava di un passo ogni volta che sentiva la fila avanzare.
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UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
