11. Il mio non era un consiglio

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REVISIONATO

Erano a Santa Barbara.
Ed erano le undici di sera.

<Come mai hai cambiato idea così in fretta?> proruppe Aura, afferrando dal bancone la sua bottiglia di birra. <Ieri dovevamo andare alla festa post-partita e stasera sei voluta venire qui.>

<Ho avuto un nuovo incontro ravvicinato con Ethan, e credo mi possa bastare per tutto il fine settimana.> Davina si spinse contro il bancone, afflosciando la faccia tra le braccia incrociate.

<Mi dispiace che tu non possa bere.>

<Fa niente, recupererò quando metterò piede a casa tua. Stanotte.> Aura scoppiò a ridere, ormai arrivata a quella che Davina contava essere la quinta birra della serata. <Berrò così tanto che sarai costretta a mandare la buonanotte a Catlin al posto mio.>

<Nooo.> Aura scosse la testa per allontanarsi i folti capelli biondi dal viso. <Non farmi mandare questo genere di messaggi, non te lo perdonerei mai.> iniziò a volteggiare a causa dello sgabello rotante. <Mai, mai e poi mai. Non saremo più amiche.>

Davina si rese conto che il tono drammatico, dato dalla leggera sbronza che la sua migliore amica si stava prendendo, la faceva sorridere più spesso del necessario.

Era per il modo in cui Aura strascinava le parole, facendole quasi sembrare infinite e piene di lettere. Era il modo in cui sparava ogni cosa che le veniva in mente, senza preoccuparsi di sembrare troppo ridicola o troppo simpatica. Ma soprattutto era il modo in cui sorrideva, come se non lo avesse mai fatto prima.

Per la prima volta Davina percepì Aura felice, senza bisogno di droghe o quant'altro. Semplicemente per un paio di birre e la sua semplice presenza.

E Davina non riusciva a starsene seria, guardandola ridere e perdersi in un mucchio di cavolate, che se fosse stata sobria non avrebbe mai pronunciato.

Nessuna delle due lo diceva spesso, ma entrambe - in cuor loro - sapevano quanto si fossero fatte del bene a vicenda.

Davina le era stata accanto con la dipendenza da droghe, le aveva dato un posto dove stare quando tutti sembravano disdegnarla, le aveva concesso il suo tempo e il suo bizzarro modo di esserci, a prescindere da quanto Aura sembrasse insopportabile.

E mentre Aura aveva apprezzato quelle sue improvvise carinerie, Davina aveva iniziato persino a sentirsi leggera in presenza di quella sconosciuta.

Quando non sapeva che fare, quando si sentiva sempre più sola pur essendo circondata dall'affetto smisurato di Eric e Catlin, Aura era lì per lei. Sempre, ogni volta. Era iniziato quasi per abitudine: costrette a condividere la stessa stanza, la stessa scrivania, gli stessi trucchi, la stessa casa.

Ma poi era nata quella bizzarra amicizia e nessuno sarebbe riuscito a cambiarla, manipolarla o distruggerla. Aura e Davina si sentivano quasi sorelle, perché se non lo erano realmente sulla carta sicuramente lo erano sembrate per molto tempo.

<Oh sì, e dovrai tenermi sveglia. Dovrai evitare che crolli in un prolungato sonno riparatore, che potrebbe costarmi il coma etilico.> Davina scosse la testa, lanciando un'occhiata al giovane barman, che ogni tanto si voltava a guardarle divertito. <Almeno ti ho avvisato.>

<E perché mai dovresti bere così tanto?> ma Aura non riuscì a rimanere seria nel dirlo. Spalancò le braccia, mostrando con fierezza la sua terza bottiglia di birra. <E se è riparatore questo sonno, perché dovrebbe portarti al coma etilico?>

<Tu non capisci.>

<Lo capirà presto se continua ad ordinare da bere.> si intrufolò il barista. Lo sguardo sorridente fece alzare la testa di Davina.

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