REVISIONATO
Era un sabato.
Un sabato qualunque.
Le scuole erano chiuse, i negozi della città pieni di gente, i bambini eccitati che correvano fino al parco, gli studenti della Sid che chiacchieravano della partita della sera prima da Julie.
Era tutto com'era sempre stato.
Tutto come doveva essere.
Erano Davina ed Eric fuori posto quel giorno. O meglio, solo Davina. In fila per lo stadio di baseball a San Francisco.
<Mi hai portato qui a causa di una minaccia.> brontolò, portandosi alle labbra la sua bibita gassata. La noia a dipingerle il volto. <Non sono qui per mio volere.> continuò imperterrita. <Potevi venirci con i tuoi amici del college.>
<Fai silenzio che non vedo.>
<Non serve che io faccia silenzio per far sì che tu veda.> tornò impavida, continuando a camminare per far scorrere la fila.
Fila che ci metteva un'eternità a scalare di un paio di posti.
<Ci sarei venuto con Bob volentieri, ma te l'ho già detto.> Eric brontolò, utilizzando la spalla di Davina per farsi d'appoggio mentre saliva in punta di piedi. <Bob ha...>
<La febbre, sì l'ho già capito. Me l'hai già detto.> esclamò esanime Davina, abbandonandosi al suo ormai destino precoce. <Poverino questo Bob, no?>
Eric la ignorò volutamente.
Il caldo l'avrebbe annientata, seduta in quelle scomode poltroncine di plastica. Con tutte le probabilità avrebbe preso una pallina in testa, se non la mazza direttamente, e le conserve di acqua fresca sarebbero finite quando sarebbe arrivato il suo turno di acquistarla.
Perciò rimase in silenzio per tutto il tempo, sperando e pregando di ottenere quantomeno i posti migliori.
Ma un'idea le baluginò in mente quando vide l'espressione felice di Eric. Se lui l'aveva minacciata di andare altrimenti l'avrebbe segnata come stagista del consiglio di città - il ché era l'inferno sulla terra per entrambi - allora lei poteva fargliela pagare alle sue maniere.
Fu per quello che, ancora fermi in fila, iniziò a parlare a vanvera. Di come andasse la scuola, della sua amicizia con Aura, delle feste del dopo-partita, della sua vecchia amicizia con Nate.
Parlò di ogni cosa, senza mai fermarsi un attimo.
Nemmeno per prendere un respiro.
<Dav...> Eric sembrava al limite della sopportazione dopo minuti passati ad ascoltarla.
<Guarda quello che bel ragazzo.> prese un respiro veloce per non farsi interrompere. <É proprio il mio tipo. Alto, moro, in tenuta sportiva, carino. Chissà se fa qualche sport.>
<Dav.>
<Potrei andarci a parlare, oppure mandargli qualche occhiata per attirare la sua attenzione.> Davina sorrise, in direzione di quel ragazzo. Ma non era veramente interessata. <Oh sì, magari potrei fargli un agguato verso i bagni.>
<Dav.>
<Secondo te Eric quanti anni ha? Tu che ne vedi così tanti di ragazzi nei corridoi della Sid.> Davina sembrava aver messo il turbo. <Certo, forse qui a San Francisco l'aria è più buon...>
<DAVINAAA!> l'urlo fece voltare alcune persone in fila accanto a loro, ma sembravano tutti divertiti da quella scenetta. <Scusate, lei è molto...> sembrò in difficoltà nel trovare un aggettivo da affibbiarle.
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UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
