REVISIONATO
Jaden non capiva come il suo cuore riuscisse a ruggire così tanto forte quella notte, ma non gli ci volle molto per rendersi conto.
Lei era lì, nella stessa sua stanza.
Vestita a malapena.
E stava scommettendo tutti i soldi vinti alle slot machine poco prima mentre il suo telefono, appoggiato sul tavolo dalla superficie verde, trillava in continuazione.
Eric l'avrebbe ammazzato quando sarebbero tornati a Solvang perché non c'era dubbio che pensasse che non fosse stata colpa sua. Lei era lì, aveva disubbidito ai suoi ordini e non aveva fatto sapere nulla da quando – quella mattina – avevano varcato la soglia del Bellagio.
E, inoltre, era seduta in maniera seducente al tavolo da poker.
Un'unica partita.
Un unico vincitore.
E una montagna di soldi in palio.
Sarebbe stata la serata perfetta, o forse anche la peggiore di tutta la sua vita. C'era troppo da vincere, ma anche troppo da perdere. E Jaden non sapeva se sorridere di fronte a quel pensiero – e anche di fronte alla sua vista – o se dispiacersi per lei.
Eppure, non sapeva quanto proprio Eric le avesse insegnato del poker.
Nessuno dei giocatori seduti a quel tavolo era in grado di mostrare, quella sera, la propria faccia veramente, i propri stati d'animo. Tutti raccolti da un'indifferenza lampante, freddi come il marmo.
Nessuno sembrava spaventato, preoccupato, arrabbiato, entusiasta. Erano tutti vuoti e spogli.
Davina e Alan erano gli unici a guardarsi con aria di sfida. Erano gli unici a conoscersi, seduti attorno a quel tavolo. Gli unici che non avrebbero tenuto la lingua a freno. Gli unici che giocavano anche per la sfida, più che per la vincita.
E gli unici che sarebbero potuti arrivare alle mani in ogni istante.
Jaden, di fronte a quel pensiero, rimase nei paraggi.
Lei era troppo bella. Alan troppo affilato; lo vedeva dal modo in cui la guardava carico di divertimento ed eccitazione. Aveva pronte sulla lingua le più brutte battute da farle.
E lei non sarebbe rimasta in silenzio.
Il mazziere mescolò le carte con abilità, sorridendo di tanto in tanto all'unica ragazza presente. Non perché fosse gentile o cordiale, ma perché il vestito che indossava non lasciava spazio all'immaginazione.
Lo scollo ad intreccio e il modo in cui il pezzo inferiore fasciava le sue forme erano a dir poco affascinanti. E, decisamente, lo sapeva portare benissimo.
<Ci sai giocare per lo meno a questo gioco, tesoro?> Alan incrociò le mani sopra la superficie del tavolino; il sorrisetto sfacciato e gli occhi lucidi dall'emozione. Lo sguardo ammirevole ricadde lungo tutto il suo corpo.
Da quella mattina non aveva fatto altro che tormentare i suoi amici su quelle due ragazze, su come affilassero gli artigli in sua presenza e su come sarebbe stato anche lui in grado di farlo. A quanto pare, era arrivato il momento di dimostrarlo.
<Potrei farti la stessa domanda, tesoro.> Davina gli regalò solamente un veloce ghigno di euforia, tornando subito dopo con gli occhi sulle carte. Non guardò nemmeno in volto il mazziere, tutta la sua attenzione era rivolta al modo in cui quelle mani si muovevano abili.
Il mazziere le mescolava con astuzia, le rigirava, le disponeva sul tavolo e poi le riaccumulava. Veloce e intransigente.
<Puoi farmi tutte le domande che vuoi.>
STAI LEGGENDO
UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
