REVISIONATO
Non avevano aspettato nemmeno un secondo.
Non gli passava nemmeno per la testa di aspettare che smettesse di tossire, che stesse chiedendo dell'acqua o che fosse sorpreso per la loro presenza lì.
Quei due avevano in mente una sola conversazione e aveva un nome e un cognome ben preciso.
<Avanti, sputa fuori il rospo.> brontolò Nate, prendendo posto sulla poltrona della scrivania di quella stanza immacolata.
Era teso, eppure manteneva sempre il controllo. Mai una frase fuori posto, un capello, un vestito. Era nervoso, ma perfetto anche nel suo modo imperfetto di vivere.
Joseph lanciò uno sguardo di ringraziamento a 'Byte', l'unico che lo stava aiutando realmente con il suo dolore.
<Parli tu, o ti faccio parlare io Burke?> cantilenò Jaden, avvicinandosi cauto alla grande finestra che dava sul Golden Gate Bridge di San Francisco.
Aveva già tirato fuori uno dei suoi coltelli e lo accarezzava quasi fosse un cagnolino da accudire, pronto ad utilizzarlo se ciò che avesse ascoltato non fosse stato di suo gradimento.
Non provava pena per lui, o anche solo preoccupazione.
Quando lo guardava, l'unica cosa che riusciva a vedere era il modo in cui il volto pulito di Davina emergeva. Come l'avesse tenuta segreta per tutto quel tempo, quasi come fosse sua.
<Che volete sapere?> la voce era roca, provava fastidio nel parlare. Eppure, doveva farlo; era costretto da quelle due presenze angoscianti.
<Tutto.> Nate si avvicinò a lui, dandosi una spinta per spostarsi. <Anche il più piccolo dettaglio.> il tono si inasprì di fronte ai propri pensieri. <Inizia dal momento in cui hai preso a pedinarla come fossi uno stalker anni fa, perché siamo sicuri la storia inizi lì.>
E Jaden vibrò dal nervoso.
Al solo ricordo di come l'aveva trovato in quella caffetteria, a chiederle una sorta di appuntamento, sentì la pelle pulsare a contatto con la lama del coltello.
<Non l'ho pedinata.> Joseph si leccò le labbra, chiedendo con sguardo caritatevole una mano a 'Byte' per accomodarsi seduto. <Volevo avere delle informazioni su voi due.> e guardò Jaden. <In quel periodo lavoravi per me...> bevve un sorso d'acqua. <era un mio dovere farlo.>
<Pedinarla?> continuò martellante Nate.
<No, trarre delle informazioni su qualcuno che lavorava per me.> e poi li guardò e i suoi occhi si colorarono nuovamente del sarcasmo che possedeva. <Come se voi due non lo aveste fatto con me, ad essere sinceri.>
Nate e Jaden si guardarono. <Non ho fatto nulla di male...> un nuovo colpo di tosse. <Non ho fatto nulla che potesse arrecarle del dolore.>
<A parte avvicinarti a lei.>
Nate era sicuramente quello più colloquiale: era lui che aveva sempre portato avanti le trattative, quello che manteneva la calma e ponderava ogni parola che usciva fuori dalla sua bocca.
Jaden, al contrario, era fuoco e istinto. Era micidiale nello sguardo e freddo nel modo in cui si muoveva. Ma non ragionava, partiva in quarta e creava disordine.
<Non è stata colpa mia se quella ragazza è arrivata agli occhi di Andrew, non ho mai fatto nulla per far sì che quello succedesse.> Joseph deglutì dell'amaro, corrugando la fronte. <Siete stati voi. Il vostro modo di proteggerla, di mostrare il vostro interesse nei suoi confronti, il modo in cui passavate il tempo con lei di fronte agli occ...>
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UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
