REVISIONATO
La festa del dopo partita quel giorno era stata spostata alla caffetteria da Julie.
Ma solo Davina e Aura avevano dato la loro disponibilità a lavorare. Anche se, tra le due, l'unica realmente in grado di farlo era Aura.
Quando iniziarono a preparare il bancone, ignorarono l'evidente divieto impostole da Julie: una fila di bottiglie di alcol sembrava fare da soprammobile.
<Non sono pronta.> esclamò Davina, fermandosi dal sistemare e puntando il suo sguardo sul ragazzo che stava sistemando l'impianto della musica.
<Pensa all'alcol che potresti bere da qui dietro.> Aura uscì fuori dal magazzino con uno scatolone di Red Bull e birre in lattina tra le mani.
<Io penso alla fila che ci sarà, al fatto che la squadra di basket sarà ubriaca dall'inizio della serata.> si lamentò Davina, racchiudendo i folti capelli mori dentro una coda. <E io già non li sopporto da sobri.>
Finirono di sistemare il locale, Aura si dilungò in una chiacchierata random con il dj mentre Davina si prendeva del tempo per metabolizzare e poi iniziò la serata.
Davina se l'era immaginata sicuramente peggio quella serata.
Nessuno le aveva dato noia, la musica era ascoltabile e nessuno si era lamentato dei suoi drink. Il suo segreto era stato sempre quello di abbondare con l'alcol; nessuno si sarebbe lamentato a quelle condizioni.
Quando Jaden si spinse a fatica contro il bancone, Davina ebbe un improvviso déjà-vu. Aveva gli stessi lineamenti del fratello, ma tutto in loro sembrava diverso.
A partire dagli occhi, che Jaden puntò subito su di lei avidamente.
<Non ho intenzione di aspettare tre ore per una birra.> dichiarò, lanciando uno sguardo a Nate - in coda alla fila - e poi a Davina.
Ma quella sera lo sguardo era quasi inquietante.
O forse erano solo le parole che le erano state dette a renderlo inquietante. Frullavano nella testa di Davina come l'alcol che mixava dentro lo shaker e sembravano non lasciarla andare.
In quei giorni, dopo la chiacchierata con Dylan, aveva fatto in modo di non ritrovarsi più così a stretto contatto con Jaden.
Non l'aveva più raggiunto al parchetto, non ci aveva più parlato a scuola e quando lui era tornato alla caffetteria per portarla a casa lo aveva evitato altamente. Senza dirgli niente, nemmeno un misero saluto.
Ciò che Dylan le aveva detto era un campanello d'allarme che non finiva mai di suonare ogni volta che vedeva Jaden fin troppo vicino.
Davina lo ignorò volutamente, allungandosi verso un ragazzo della squadra di football per sentirlo parlare con attenzione a causa della musica.
Preparò almeno tre drink prima di rivolgersi a lui con stizza. Gli lanciò la lattina di birra a qualche passo di distanza, ma non lo degnò nemmeno di uno sguardo.
Se non lo faceva normalmente, figuriamoci durante un turno di lavoro.
<Servizio scarso e poco efficiente.> blaterò lui, rivolgendosi ad un altro ragazzo in fila. Eppure, la voce uscì rumorosa e potente, segno che volesse farsi sentire.
Davina non gli rispose.
Jaden rimase al bancone a consumare per molto tempo, non lasciando mai divagare lo sguardo dalla sua figura.
Longilinea, stretta in un paio di pantaloni che le fasciavano tutte le curve. E il grembiule, sceso fino al bacino, le lasciava scoperta la pancia. Non era solito vederla in quelle vesti, così spoglia e con vestiti così stretti.
STAI LEGGENDO
UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
