23. Ma forse era stata lei a manipolare tutti

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REVISIONATO

Tutta la faccenda iniziava a puzzare.

Aura non era a casa sua, non era a scuola – in particolar modo ad osservare gli allenamenti della squadra di atletica – e nemmeno al campo da basket vicino casa, dove si ritirava per fumare e bearsi della bellezza maschile in abiti sportivi.

C'era un unico posto dove avrebbe potuto essere e Davina ci stava correndo con un nodo alla gola.

Aprì la porta della caffetteria con foga, guardandosi intorno senza troppe cerimonie e correndo verso il bancone del bar.

Curtis era di spalle, intento a spremere dei limoni con concentrazione.

<Ehi Curtis.> Davina si sedette sul primo sgabello a disposizione. <Mi fai un frappé alla fragola?>

<Arriva subito.>

Lo sguardo di Davina puntò velocemente l'orologio da parete, decorato da lucine colorate.

<Come mai qua?> domanda lecita da fare. <Non ti vedo da quando i dinosauri si sono estinti.>

Perché guardare Curtis in faccia e pensare che lui potesse sapere tutto di quello che fosse successo in quello spogliatoio, qualche giorno prima, era piuttosto imbarazzante.

Motivo per cui l'aveva ignorato altamente.

<Che simpaticone che sei.>

<Non credo tu sia qui per deliziarmi con la tua presenza, comunque.> entrambi avevano un tono divertito, che sembravano riservarsi a vicenda ogni volta che avevano modo di parlare.

<Già.>

<Bene, il bagno è libero.>

<Chissene frega del bagno.> Curtis la guardò con un cipiglio confuso addosso. <Non devo andare al bagno.> Davina lo vide scrollare le spalle indifferente.

<Se è per quel lavoro di coppia, giuro che la mia parte l'ho finita.> Davina rimase a guardarlo con le sopracciglia inarcate e la bocca appena aperta. <Beh, finita è un parolone. Ma comunque sono a buon punto.>

<Non sono qui nemmeno per la presentazione.>

<E allora che ti serve?> Curtis le appoggiò delicatamente il bicchierone di frappè davanti al volto.

<Aura ha già finito il turno?> Davina appoggiò le labbra sulla cannuccia, osservando Curtis per ottenere più informazioni possibili.

<Oggi doveva lavorare?> lo vide pensieroso mentre appoggiava il bicchiere di limonata sul vassoio. <Oh sì, oggi ha lavorato.>

<Ricevere una risposta sensata da te è come chiedere alla fata madrina di trasformarmi in una principessa.>

<Non esiste la fata madrina Dav.>

<Appunto.> lo seguì per tutto il locale quando il biondino uscì dal bancone per andare a servire qualche tavolino. <Ha lavorato qui oggi Aura, no?> tornò prepotente. <Perciò mi sai dire a che ora ha finito?>

<Non vengo pagato per guardare l'orologio.>

<Tu vieni pagato inutilmente comunque.> sibilò incattivita lei, lanciando uno sguardo al display del suo telefono sperando in una risposta ai tanti messaggi che aveva mandato alla sua migliore amica.

<Così mi offendi.> Curtis si appoggiò al piano di lavoro, sporgendosi verso Davina. <So a malapena il mio orario di lavoro, non posso sapere anche quello di Aura.>

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