22. E poi successe l'irreparabile

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REVISIONATO

Kiss It Better - Rihanna

JUSTIN: so che sei a scuola, sono nella stanza segreta se vuoi fare un salto

Ed era andata lì.

Davina e Justin si erano incontrati quella mattina per i corridoi: lei aveva fatto cadere la roba a lui per sbaglio e lui le aveva rovesciato addosso una tazza di cioccolata calda.

Avevano parlato un po', dopo essersi scusati a vicenda, e poi si erano lasciati stare. Ma poi era arrivato quel messaggio e Davina non era riuscita a stare con Aura troppo a lungo.

Quello che ancora la legava a Justin era forte, pur non essendo un sentimento di amore.

<Come va con Nate?> il tono infastidito di Justin non sembrò mascherare la tranquillità della sua espressione. <Ho sentito che stai provando a perdonarlo.>

<Lui sta provando a farsi perdonare, è diverso.>

<Sì, ma tu non lo maltratti.>

Justin toglieva le foto da quell'intruglio che sembrava acqua per poi appenderle ad un filo in mezzo alla stanza. Davina faceva fatica pure a capire dove dovesse stare senza dare problemi.

<Faccio quello che mi sento.> si appoggiò alla porta; tanto, comunque, nessuno sarebbe entrato lì dentro prima di una partita di basket. <Solo, non so.>

<Non sai cosa? Se è giusto perdonarlo?>

La capacità che avevano entrambi di sfogarsi con l'altro, non avendo più quel legame affiatato che li aveva uniti anni prima, era maestrale.

<Io lo so quanto male mi ha fatto.> la voce di Davina per una volta vacillò. <So quanto sono stata male per quello che mi diceva e quanto volessi ritornare ai vecchi tempi, quando sembrava volermi bene.>

Non era un argomento di cui amava parlare.

Con Aura a malapena tirava fuori qualche informazione su Nate. E quando la sua migliore amica se ne usciva con nuovi scoop che lo riguardavano, Davina preferiva sempre cambiare argomento.

Nate aveva tradito Aura – o così si diceva almeno –, e non c'era cosa peggiore in una relazione, ma Davina era stata sua amica dall'infanzia e si era beccata parole orribili nei suoi confronti senza una reale motivazione.

Se Aura poteva passare sopra al male che lui le aveva arrecato in fretta o fare finta di nulla, Davina si sentiva male al solo pensiero di riporre di nuovo la sua fiducia in lui.

<Non mi piace parlare di quello che ti ha sempre detto o di come ti ha trattato...> Justin abbozzò un sorriso tirato. <ma credo che sia colpa sua se quello che avevamo si è interrotto.>

<Justin...>

<No, fammi parlare.> Davina rimase appoggiata contro la porta e riuscì a guardarlo solo perché lui era impegnato con le sue fotografie. <Se vuoi sentirti dire che devi perdonarlo, non sei nel posto giusto. Io non provo nient'altro che disgusto per Nate.>

<Immagino.>

<Ma se le cose tra di noi non sono andate bene, la colpa non è solo sua.> Davina annuì flebilmente. <Mi dispiace per quello che ti ha detto e, posso giurartelo, niente di tutto quello è la verità.>

<Lo so.>

L'orologio scandiva i secondi che portavano alla partita del verdì sera, partita a cui entrambi avrebbero dovuto presentarsi.

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